giovedì, maggio 23, 2019
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L’ Aquila e il terremoto: quando l’opuscolo Svegliatevi! salvò la vita a centinaia di persone

L’Aquila – Nomen omen avrebbero detto i latini, un nome un auspicio. Un opuscolo intitolato Svegliatevi! che tiene sveglia fisicamente e mentalmente un’intera comunità di persone con un risultato a dir poco stupefacente: la sopravvivenza al terremoto. La storia che raccontiamo ha come protagonisti i Testimoni di Geova dell’Aquila ed è praticamente sconosciuta all’opinione pubblica in generale ad eccezione di Beppe Grillo che la menzionò dieci anni fa nel suo blog: precisamente il 14 aprile 2009, pochi giorni dopo che il sisma aveva colpito la città e i paesi vicini seminando morte e distruzione.

Il tutto scaturì da una lettera inviata a Grillo da una signora residente sulla costa abruzzese che pur chiarendo subito di non essere testimone di Geova ma solo parente di alcuni di loro, raccontava di aver saputo come le comunità dei Testimoni di Geova si erano preparate al peggio, visto i segni premonitori già avvertiti come le numerose scosse che si susseguivano frequentemente prima del 6 aprile 2009.

“Mi hanno spiegato – scriveva la donna- che già, alle loro riunioni settimanali, era stato suggerito loro come prepararsi ed essere pronti ad un eventuale cataclisma. Era stato trattato con cura l’argomento ed erano state date delle vere e proprio direttive pratiche: preparare valigie con l’occorrente per le prime necessità, non solo abiti ma anche coperte, scorte di viveri e bottiglie d’acqua. Tenere sempre le macchine pronte e cariche ma evitare di parcheggiarle nei garage ma parcheggiare al sicuro, in spazi aperti. Tenere sempre i telefonini a portata di mano. Tutto questo – proseguiva – tratto da un articolo del giornalino “Svegliatevi!” che era stato stampato l’anno scorso e che trattava proprio di questo. Infatti, dei più di 200 testimoni di Geova cittadini dell’Aquila nessuno è rimasto vittima del sisma. E so di sicuro che molti altri, parenti e vicini di casa devono almeno la vita a queste informazioni”. Nella lettera si confessava tutto lo stupore per come si era mossa una piccola comunità religiosa, diversamente dalle istituzioni cittadine e nazionali.


Abbiamo chiesto a Gianluca D’Angelo uno dei responsabili o “anziani” della congregazione allora 39enne, la conferma su quello che avvenne in quei drammatici giorni: “Era dal mese di dicembre che la terra tremava costantemente. Abbiamo pensato che era meglio prepararsi alla possibilità di una forte scossa. Anche senza creare molto allarmismo, nelle ultime due riunioni prima del 6 aprile – ricorda ancora D’Angelo- abbiamo trattato la necessità di essere ben equipaggiati per una fuga improvvisa e comunque sapere dove scappare e con che cosa. Ci siamo serviti come testo/guida della nostra rivista Svegliatevi!, la stessa che distribuiamo al pubblico. Un’alta percentuale dei 270 membri delle tre comunità aquilane, la notte tra la domenica e lunedì 6, non dormiva più nelle proprie case ma in posti relativamente sicuri.” Come si vede, un approccio per nulla fideistico ma molto razionale e pragmatico, quello degli aderenti alla congregazione religiosa.

Resta da capire come mai, un storia particolare come questa non sia emersa pubblicamente, in un momento come quello del post/terremoto caratterizzato da furiose polemiche sugli allarmi lanciati e inascoltati, divenuti in breve tempo parte integrante del dibattito pubblico.

Gli stessi testimoni di Geova ai quali non manca l’organizzazione e la modalità per diffondere capillarmente le notizie, non hanno rivendicato nessun merito speciale, superiorità logistica o addirittura trascendentale, anche se ad alcuni osservatori locali non era sfuggita l’efficace prevenzione messa in atto e l’organizzazione per i soccorsi messa in piedi autonomamente dopo il terremoto, dalla comunità stessa. Probabilmente una più che giusta compostezza di fronte alla morte e alla tragedia, l’equidistanza dei testimoni di fronte alle diatribe politiche ma anche religiose, visto che lo stesso Grillo proponeva da subito paragoni con i Vescovi cattolici e ironizzava sulle cause divine del sisma (sic) ipotizzate da Radio Maria. Non ultimo, il desiderio di riprendersi materialmente e moralmente il più in fretta possibile dopo aver perso case e beni e ripristinare le funzioni religiose più l’evangelizzazione, caratteristica questa imprescindibile per il movimento religioso anche in condizioni disagiate come quelle del dopo terremoto.

Dopo dieci anni da quella terribile notte del 6 aprile, apprendere una storia del genere è quanto mai utile, in quanto aggiunge elementi significativi alla prevenzione e protezione in un Paese dall’enorme fragilità idrogeologica come l’Italia.

Roberto Guidotti

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