domenica, Gennaio 16, 2022
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Pamela Mastropietro, Oseghale: “Non l’ho uccisa. Ho sentito un tonfo. Poi l’ho fatta a pezzi”

macerata

di Elisa Cinquepalmi

MACERATA – Sesta udienza per Innocent Oseghale, unico imputato in relazione all’omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne romana uccisa, fatta a pezzi e chiusa in due trolley poi rinvenuti nelle campagne di Pollenza. È iniziato alle 9.30 ieri mattina, di fronte alla Corte d’Assise, il confronto tra i consulenti della difesa, gli esperti della Procura e la parte civile.

In aula sono state mostrate le foto dei resti di Pamela: proprio per questo il processo si è svolto a porte chiuse, tranne che per i familiari ed i giornalisti accreditati.
Nel corso dell’udienza è stata ascoltata la dott.ssa Paola Melai, esperta in tossicologia, che ha valutato i risultati degli atti dei RIS e dei consulenti.

“Le analisi del prof. Froldi insinuano dubbi sulla metodologia, che non ha valenza legale – ha affermato la Melai -. Doveva essere effettuata una ricerca mirata, perché 300 microliti di sangue erano sufficienti per valutare la presenza di eroina nel corpo. Rapportare i valori statistici in un caso specifico è un errore, perché non definisce il momento in cui è stata assunta una sostanza”.
A confutare le tesi della Melai sono stati Froldi e Fornari. Il primo ha dichiarato che i RIS avrebbero condotto un’analisi improponibile su quattro tamponi di saliva essiccata.

“Ogni tampone aveva un risultato diverso”, ha dichiarato  il consulente.  “Due tamponi contengono morfina e codaina, su uno il metadone, mentre sull’altro erano presenti sostanze biologiche”. Il prof. Furnari ha ribadito che in un cadavere la saliva non è presente.
“Che cosa hanno prelevato i RIS? La saliva è un ultrafiltrato del sangue e nel momento del decesso questo si ferma, quindi dopo tre accertamenti avvenuti il 2, 8 e 14 febbraio, dopo due autopsie, che liquidi hanno prelevato se all’interno della bocca non era più presente la saliva?”

La parola è poi passata al medico legale Mauro Bacci che, in base alle foto mostrate in aula, ha descritto il quadro autoptico di Pamela. “Nel fegato ci sono due lesioni di 2,5 cm, ma nel complesso le ferite sono sei. Nel tessuto muscolare liscio  presenti due globuli rossi. Non esistono regole per stabilire se la ragazza sia deceduta per overdose, ma ritengo che l’utilizzo dei marcatori del prof. Cingolani è corretto. Riguardo al depezzamento, questo è stato compiuto in modo preciso, non ci sono tagli irregolari”.

La dott.ssa Luisa Regimenti ha confermato che bisogna esaminare i particolari del caso, che purtroppo non sono evidenti, in quanto il corpo è stato depezzato e non sono presenti il sangue e l’urina, ma gli elementi a disposizione confermano che le lesioni inferte sul corpo di Pamela Mastropietro sarebbero state micidiali Dopo i medici legali, la Corte d’Assise ha ascoltato la psicologa Antonella Zechini.

“Sono d’accordo con la diagnosi della Bruzzone, ma non condivido la parte finale. La personalità borderline non fa emergere la parte cognitiva e quindi chi ha incontrato la ragazza non poteva accorgersi che era affetta da questo disturbo. Pamela non tollerava la comunità ed aveva necessità della sostanza stupefacente, quindi ha pianificato il suo allontanamento per raggiungere il suo scopo.
La terapia che stava prendendo era ad hoc per il suo disturbo e quando ha deciso di lasciare la comunità si è basata sulla sua emotività”.

Esperite le testimonianze dei consulenti, l’imputato Innocent Oseghale ha rilasciato dichiarazioni spontanee. La mamma di Pamela, Alessandra Verni è uscita dall’aula.
La Corte d’Assise ha stabilito che nel corso della prossima udienza, che si terra’ il 24 aprile, sara’ sciolta la riserva relativa alla perizia sul corpo di Pamela e verranno confermate le successive date del processo: 8, 15 e 29 maggio.

” Non ho ucciso Pamela”
Le dichiarazioni spontanee di Innocent Oseghale.

Aula della Corte d’ Assise a Macerata in fermento per le dichiarazioni spontanee di Innocent Oseghale, imputato dell’omicidio della diciottenne romana Pamela Mastropietro.
In occasione della sesta udienza per il processo di primo grado, iniziata questa mattina alle 9.30,
l’imputato ha deciso di rompere il silenzio. Alla Corte si e’ rivolto in inglese, tradotto da un interprete.
“Ho parlato con i miei familiari della morte di Pamela. Era il 30 gennaio 2018, un mio amico mi aveva chiesto di andare ai Giardini Diaz perché aveva bisogno di marijuana, quando all’improvviso sono stato avvicinato da una ragazza che mi chiedeva un accendino.

Le ho offerto una sigaretta. A quel punto la ragazza mi ha  chiesto se avevo la droga ma non era interessata alla marijuana. Lei voleva eroina. Poi si è avvicinato il mio amico e Pamela mi ha implorato perche’ le procurassi l’eroina e mi ha seguito. Mi ha offerto prestazioni sessuali in cambio della sostanza.
Ci siamo recati a Fontescodella dove abbiamo avuto un rapporto sessuale senza protezione. Subito
dopo ha chiamato Awelima per avere l’eroina, e lui mi ha rimandato a Lucky Desmond.
Ci siamo trovati allora in via dei Velini e Pamela ha dato 30€ a Desmond Lucky.  Finito lo scambio, lei mi ha chiesto di accompagnarla.  Erano le 12 ed il treno lei lo aveva alle 14 .
Lucky Desmond si è fermato in un negozio di articoli africani ed io insieme a Pamela ci siamo incamminati verso via Spalato.

Mentre stavamo andando a casa ci siamo fermati al supermercato per acquistare latte con  brioches.
Lei mi disse che voleva preparare qualcosa da mangiare ed ha acquistato pasta da cucinare ai fornelli. Poi, mentre stavamo andando verso casa, Pamela mi ha chiesto una siringa, ma io non l’avevo, così è andata in farmacia. Uscita dalla farmacia, Pamela  ha salutato una persona che si trovava nei pressi. Dopo un po’, un mio amico di nome Anthony mi ha chiamato chiedendomi di recarmi ai Giardini Diaz, ma gli ho detto di no perché ero insieme ad una ragazza.

Siamo entrati in casa e mi ha fatto i complimenti per una foto che ritraeva la mia famiglia.
Stavo per preparare il latte e Pamela mi ha chiesto dove fosse il bagno. Mentre Pamela preparava la dose con un cucchiaio io ho preparato il latte e l’ho offerto alla ragazza. L’avrebbe preso più tardi, questa la sua risposta.

Dopo aver assunto l’eroina Pamela mi disse che voleva dormire. Ed io le ho chiesto perche’ facesse cosi’, visto che aveva detto che avrebbe preparato la pasta. Lei mi ha risposto che prima voleva riposarsi e che poi avrebbe cucinato.
Voleva ascoltare la musica, così mi sono recato nella mia stanza. Seguito da lei, l’ho invitata ad andare nella stanza degli ospiti e per accontentarla stavo mettendo la musica sul computer portatile. Ad un tratto ho sentito un tonfo.

La ragazza era caduta a terra con la bava alla bocca e a quel punto l’ho appoggiata al letto. Ho deciso di chiamare Anthony per sapere come mi dovevo comportare. Mi ha consigliato di cospargerla di acqua. Ho seguito il consiglio e Pamela si muoveva. Poco dopo ho ricevuto la chiamata di un mio amico che mi chiedeva la marijuana. Dato che Pamela sembrava che stesse meglio, sono uscito per consegnare la dose. Una volta rientrato in casa Pamela non si muoveva più: era gelida.

Io avevo fatto tardi e allora ho chiamato Anthony per raccontargli l’accaduto e. che la ragazza non respirava. Mi rispose che non erano cose da dire al telefono e ci siamo incontrati all’Eurobet.
Gli ho raccontato tutto  ed Anthony mi ha detto che non poteva aiutarmi. Tuttavia mi ha consigliato di chiamare l’ambulanza. Ho cercato di far rinvenire Pamela, ma senza risultato. A quel punto ho iniziato a spaventarmi. Sono uscito. Ho comprato in un negozio cinese una valigia, poi ho capito che non ci entrava. La mia compagna mi chiamava al telefono ripetutamente ed io mi agitavo sempre di più.
A quel punto, visto che il corpo non entrava nella valigia, ho deciso di farlo a pezzi e sono andato in cucina a cercare qualcosa ed ho iniziato il depezzamento.

Mentre facevo questo, il corpo emanava cattivo odore. Ho chiamato il tassista e prima del suo arrivo ho lavato tutto con un sapone acquistato da Acqua e Sapone. Ho messo il corpo in due valigie ed usciva del sangue. Avevo deciso di andare in taxi a Sforzacosta e intanto la mia compagna continuava a chiamarmi al cellulare anche mentre ero nel taxi. Io le dicevo:  “Ci sentiamo più tardi ,ho da fare. Mentre cosi stavo parlando al telefono mi  sono distratto ed il tassista ha oltrepassato Sforzacosta. Ho lasciato le valigie a Pollenza e subito dopo il tassista mi ha fatto scendere al Bar Nino.
Ho pagato il tassista con 20€ e dal Bar Nino mi sono recato a casa mentre il telefono continuava a squillare. Era la mia compagna che non capiva cosa stessi facendo. Cosi le ho mandato un video per farle vedere dove mi trovavo.

Abbiamo fatto una video chiamata, nel corso della quale lei mi ha accusato di essere stato con una prostituta. Io le ho risposto che ero impegnato nella mia attività, ovvero: vendere la marijuana.
Una volta a casa, ho messo nella lavatrice le lenzuola del letto della camera degli ospiti e dopo averle lavate le ho stese nel corridoio.
Successivamente ho ricevuto un’altra telefonata della mia compagna che voleva chiarimenti ed io le ho detto: “Ci vediamo domani”.
Non ho ucciso Pamela. Lei è morta a casa mia e ci tengo a dirlo davanti ai suoi familiari. Voglio pagare per il crimine che ho commesso e non per quello che non ho fatto. Ci tengo a precisare questo”.

Appena Oseghale ha terminato di parlare, la mamma di Pamela e’ uscita dall’aula, visibilmente sconvolta. Il fratello, l’avvocato Marco Valerio Verni (di seguito l’intervista audio record20190403191105), ai cronisti ha riferito le parole di Alessandra circa il presunto coupe de theatre: le parole del presunto omicida di Pamela non le sono apparse per nulla convincenti.

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