giovedì, Ottobre 28, 2021
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Il Capodanno, i buoni auspici e lo scorrere del tempo

Nankurunaisa

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte prevedeva o si augurava  dodici mesi fa “un anno bellissimo”. Se il 2019 lo sia stato realmente è da vedere e le opinioni in questo caso sono molto soggettive.

Anche quest’anno come sempre, gli auguri di un 2020 di pace e serenità abbondano dappertutto. Eppure al di là della festa, del conto alla rovescia, del cenone, dei fuochi d’artificio (anche letali purtroppo), dell’evasione di qualche ora dal tran tran quotidiano, tutto rimane uguale all’anno precedente. Lo scavallamento dal 31 dicembre al 1° gennaio di ogni anno lascia tutto intatto se ci si pensa bene. Il sole sorge ogni giorno e tramonta come sempre per lasciare spazio alla notte con temperature in questo periodo più basse rispetto a luglio chiaramente. E il tempo continua nel suo scorrimento unidirezionale.

E le problematiche personali, le vicissitudini proprie che siano  piccole o grandi, le aspirazioni future o gli ostacoli di ogni giorno? Immutate rispetto a 24 ore prima. Non è il sopravanzare di un giorno (anno) a modificare l’esistente né i bilanci consuntivi economici, politici o umani.

Diceva Antonio Gramsci : “Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me.”

Ma lo aveva capito lo scrittore di Qohoelet nella Bibbia qualche secolo prima: “Ciò che è stato è ciò che sarà, ciò che è stato fatto è ciò che si farà. Niente di nuovo sotto il sole”.

Se qualcosa cambia e si spera in meglio, non sarà per l’avvicendamento di un calendario ne per gli auspici seppur sinceri fatti in questi giorni da chicchessia. Dal destino del mondo alle nostre piccole questioni quotidiane, ciò che muterà, se muterà, sarà assolutamente indipendente dalla manciata di minuti allo scoccare della mezzanotte.

Roberto Guidotti

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