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Bruno Sabatini è andato “più lontano del vento”

bruno sabatini

Scompare a 92 anni a L’Aquila il medico, il poeta, il pittore, l’alpinista, l’umanista Bruno Sabatini

di Goffredo Palmerini

Lascio alle vette più alte
Il pianto che ho imparato
Vado più lontano del vento
A raccogliere fiabe.

Bruno Sabatini

L’AQUILA – E’ scomparso ieri mattina all’età di 92 anni presso l’Ospedale civile dell’Aquila, dove da un paio di settimane era ricoverato, il dottor Bruno Sabatini. Ne ha dato annuncio la figlia Beatrice proprio con questi intensi versi di una sua lirica “Congedo”. Ha concluso il suo viaggio terreno in quello stesso ospedale dove per lunghi anni egli aveva lavorato come dirigente medico, ostetrico e ginecologo, amato e stimato per la sua grande professionalità, per la finezza del tratto, per la straordinaria sensibilità umana. Un grande bagaglio di valori per un seguace d’Ippocrate qual è stato in tutta pienezza Bruno Sabatini, ma che alla scienza medica ha sempre coniugato un ricco patrimonio di sensibilità umanistica. Spaziava infatti dalla scrittura alla poesia, dalla pittura alla musica, dall’alpinismo alla classicità, dall’impegno civico alla promozione culturale.

Un uomo “dal multiforme ingegno”, avrebbe detto il sommo poeta Omero che egli tanto aveva letto e amato per andarne a riscoprire i luoghi e i versi in un emozionante viaggio in Grecia fatto insieme all’amico carissimo prof. Antonio Cordeschi, insigne e compianto docente di letterature classiche. Raccontarono poi a noi lettori le emozioni e sensazioni di quell’indimenticabile avventura nella culla della civiltà e dei Miti, dove avevano raggiunto le vette del Parnaso e dell’Olimpo, nel loro magnifico libro “Sul trono di Zeus” (1999).

Tanta la ricchezza interiore di Bruno, quanta la semplicità nelle relazioni, la modestia e l’affabilità discreta e premurosa, così densa d’umanità e di delicatezza. Per la consuetudine d’una bella amicizia familiare ne oso parlare, ma quasi con riserbo, come penso egli vorrebbe secondo quella sua indole che all’apparenza ha sempre anteposto l’essenza. Un’essenza fatta di autentica donazione agli altri, nella professione medica come nella vita di tutti i giorni, fin quando le sue forze glielo hanno consentito. Manteneva infatti nel tratto quella sobrietà e autenticità dell’uomo di montagna, della gente semplice dei paesi alle pendici dei monti a corona alla conca aquilana rimasta legata alle radici culturali di questi luoghi, dove l’asprezza della vita ha sovente accompagnato anche forzose diaspore nelle terre d’emigrazione. Egli infatti nitidamente portava, nella mente e nel cuore, l’esperienza migratoria paterna.

Bruno Sabatini era nato nel 1928 a Secinaro, in provincia dell’Aquila, grazioso borgo arrancato ai contrafforti del Sirente. Laureato nel 1953 in Medicina e Chirurgia all’Università di Roma, nel 1957 si era specializza a Perugia in Ostetricia e Ginecologia e un anno dopo aveva assunto servizio all’Aquila, presso l’Ospedale civile “San Salvatore”, dove ha operato fino al gennaio 1993. Accanto alla professione medica Sabatini ha coltivato le altre sue virtù dell’intelletto e della creatività. In primis la Poesia, la massima espressione della sensibilità umana, incoraggiato dalla considerazione che per lui nutriva il grande poeta aquilano Giuseppe Porto. Nacque così la prima sua silloge di poesie “La lezione del vento”, edita nel 1978 e ripubblicata nel 1980, cui sono seguite “Il Tamburo del Pagliaccio” (1986), “Via Crucis” (1990) che venne trasmessa il Venerdì Santo di quell’anno dalla Radio Vaticana, “Diario di Capri” (1994), “I Canti della Roccia” (1996), “Carrozza di Posta” (2003), l’antologia di scritti “Un guanciale di nuvole azzurre” (2011) e “I canti della fanciullezza” (2013).

Di indubbio rilievo le testimonianze critiche sulla Poetica di Bruno Sabatini: ne hanno scritto Laudomia Bonanni, Giuseppe Porto, Giovanni Pischedda, Nicola Ciarletta, Carlo Rao, Vittoriano Esposito, Giuseppe Cazzaniga, Renato Minore, Liliana Biondi, Mila Marini, Patrizia Tocci ad altri ancora. Ma qui voglio solo citare un illuminante lacerto tratto dalla presentazione di Antonio Cordeschi alla silloge “La lezione del vento”. Scriveva il prof. Cordeschi “[…] Bruno Sabatini continua certamente una tradizione, oggi affievolita ma non spenta, che fede dei medici delle generazioni passate uomini forniti di cultura letteraria e di spiccato gusto artistico: e perciò tanto ricchi di quel calore umano, senza il quale l’arte medica si risolve in distaccata e fredda professionalità. E questo è già un grosso merito. Ma il suo libro di poesie è ancor più prezioso perché vi si canta il fascino della montagna. E chi quel fascino lo conosce, alla lettura di questi versi ha almeno momenti di felicità vissuti più intensamente di quel che agli altri non è concesso”. 

Per la sua attività letteraria Sabatini nel 1980 fu infatti chiamato a far parte dell’Associazione Medici Scrittori Italiani (AMSI) e nel 1988 venne nominato socio accademico del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna (GISM), presieduto all’epoca da Giulio Bedeschi, l’autore di “Centomila gavette di ghiaccio”. Numerosi i riconoscimenti nazionali alla sua Poesia, tra i quali il Premio “Val Formazza” per la Poesia di Montagna, il Premio “Tommaso di Valmarana”, il Premio “La Serpe d’oro” riservato ai medici italiani, il Premio “Aldo Spallicci”.

L’incontro con Bruno Sabatini ha sempre rivelato a chi lo ha conosciuto un vero e proprio universo di sensibilità che abbraccia medicina e letteratura, arte e umanesimo, amore per la musica e per la montagna. In questo caleidoscopico mondo interiore Sabatini ha intrecciato i suoi interessi culturali, il cammino sulle vie della bellezza e dell’armonia, l’attenzione profonda per l’uomo e per i valori per i quali è degno vivere. Un incontro con Sabatini è sempre stato per chiunque un’esperienza feconda che arricchisce dentro, che ha il pregio di riconnettere i fili del nostro vivere alla terra che ci ha generati. Ma anche alle radici della nostra antica civiltà, ai sentimenti che attingono al travaglio secolare delle genti di montagna, alle vicende della nostra storia, sulla traccia d’una rivelazione che si nutre della generosità dell’idioma, della raffinatezza dei timbri espressivi della sua poesia, della cangiante versatilità dei colori della sua pittura.

Negli anni Sessanta del secolo scorso Bruno Sabatini iniziò la sua splendida avventura anche nelle arti figurative. Nel 1971 la sua prima partecipazione ad una mostra collettiva, dove venne apprezzato da affermati artisti quali Angiolo Mantovanelli e Giuseppe Centi. Tra i soci fondatori dell’Officina Culturale 77, ha partecipato a tutte le iniziative espositive dalla stessa promosse e a quelle del Gruppo d’Arte Saturnino Gatti del quale è stato uno dei membri più dinamici e propositivi. Ha inoltre esposto in mostre collettive nazionali e internazionali di medici pittori: a Trani, Riccione, Evian Les Bains, Barcellona, Cortina d’Ampezzo e Saluzzo e in numerose le mostre in Abruzzo. Socio del Club Alpino Italiano dal 1964, Bruno Sabatini è stato socio del Panathlon International e per due mandati ha ricoperto la carica di presidente del Club dell’Aquila. Nel 2002, dopo trent’anni dallo scioglimento della Sezione aquilana della Società Dante Alighieri, che era nata nel 1905, Sabatini ricostituì il Comitato Aquilano del quale per un quinquennio è stato presidente.

Dove la montagna si continua con le stelle/ ho seminato l’argento della mia piccozza/ chi salirà domani/ avrà tutto il raccolto. Così poetava, in Congedo, Bruno Sabatini. Resta di Lui la forte testimonianza di valori professionali, morali e culturali e l’esempio d’un fecondo impegno civile nella quotidianità reso alla comunità aquilana, esaltando con le opere la città, nella sua bellezza e nella vocazione culturale. L’impronta di Bruno Sabatini si pone come punto di riferimento per gli aquilani, per stile e per valore. E’ la più preziosa eredità per i familiari: Anna sua moglie, la figlia Beatrice con Gianriccardo, gli amatissimi nipoti, il fratello Omero che vive negli Stati Uniti.

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