giovedì, 9 Aprile, 2020
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La Devotio sacrificio estremo in battaglia di se stesso o di una città nemica agli Dèi

ROMA – Per la ormai consueta rubrica di approfondimento storico, parleremo questa volta di un antico rito degli antichi romani, la “Devotio”, che non è da confondere con la “votio” che è più simile al cristiano “voto”.

Col rito della Devotio si può chiedere agli Dei qualsiasi cosa purché si sacrifichi anche solo simbolicamente qualcosa a loro. Questo rito è passato alla storia grazie al sacrificio della sua vita e di quella dell’esercito nemico fatto dal console romano Publio Decio Mure prima della Battaglia del Vesuvio nel 340 a.C., narrato dallo storico Tito Livio.

Di solito il sacrificio è compiuto dal comandante (magistrato cum imperio) di un esercito in battaglia, ma secondo Tito Livio può essere svolto da qualsiasi cittadino (Tito Livio, Ad Urbe Condita, libro VIII, 10).

La Devotio del comandante si chiama “Devotio Ducis”. A tal proposito, ecco la formula tratta sempre dall’opera di Livio succitata, Libro VIII 9.6-8 della Devotio che usò Publio Decio Mure per la vittoria romana nel 340 a.C.. Il sacrificio può essere pure non cruento e solo simbolico: “Oh Giano, Giove, Marte padre, Quirino, Bellona, Lari, Divi Novensili, Dèi Indigeti, dèi che avete potestà su noi e i nemici, Dèi Mani, vi prego, vi supplico, vi chiedo e mi riprometto la grazia che voi accordiate propizi al popolo romano dei Quiriti potenza e vittoria, e rechiate terrore, spavento e morte ai nemici del popolo romano dei Quiriti. Così come ho espressamente dichiarato, io immolo insieme con me agli Dèi Mani e alla Terra, per la Repubblica del popolo romano dei Quiriti, per l’esercito per le legioni, per le milizie ausiliarie del popolo romano dei Quiriti, le legioni e le milizie ausiliarie dei nemici”.
Differente la Devotio Hostium con cui si sacrificava agli Dėi la città nemica appena conquistata, come avvenuto ad esempio per Cartagine e per Veio. Prima della Devotio Hostium che era di fatto una vera carneficina, si evocava la divinità protettrice di quella città a cui si offriva un tempio più grande e bello a Roma.

Cristiano Vignali – LaNotizia.net

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