giovedì, Ottobre 29, 2020
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Ivan Karàmazov e i bambini dei Testimoni di Geova russi

Nei Fratelli Karamàzov, il capolavoro letterario di Fedor Dostoevskij, Ivàn Karamàzov il fratello ateo e socialista si lascia andare a una lunga disquisizione teologica sull’esistenza di Dio con il fratello seminarista Ales̈â. Sono i bambini che muoiono e soffrono a far dubitare della sua esistenza, argomenta con notevole abilità dialettica Ivan, verso un Ales̈â sempre più remissivo al cospetto dei ragionamenti del fratello maggiore.

In effetti, la sofferenza dei bambini e l’innocenza colpita e violata, assillarono e tormentarono Dostoevskij peraltro appassionato credente, per tutta la vita e ricorrono in diverse venature della sua opera.

Chissà cosa direbbe oggi l’autore di Delitto e Castigo osservando da acuto letterato e giornalista qual’era come comprovato dal Diario di uno scrittore, la vessazione e angheria al quale sono sottoposti i Testimoni di Geova russi da alcuni anni a questa parte. Non stiamo parlando del movimento in quanto realtà organizzata, sciolta giuridicamente nel 2017 perché “fatto rientrare” dal Ministero della Giustizia tra le organizzazioni estremiste come i gruppi neonazisti e i terroristi islamici, nonostante le rimostranze e proteste di mezzo mondo.

Sono le famiglie a essere oggetto delle attenzioni delle Forze Speciali russe che irrompono in casa con violenza spropositata anche per una semplice perquisizione; arrestano o incriminano i semplici cittadini testimoni di Geova colpevoli di possedere una Bibbia in casa o di aver pregato e letto il Vangelo. Il tutto nonostante la Costituzione Russa permetta liberamente di esercitare o diffondere la propria fede, qualunque essa sia.

“Al fine di ottenere una confessione da parte degli arrestati che non si limitano a pregare e appartengono a un’organizzazione estremista, le forze di sicurezza utilizzano anche la tortura, come è stato, ad esempio, in Surgut. Lì, come ha mostrato una visita medica forense, la tortura è stata applicata a sette credenti, anche con una scossa elettrica” ha scritto l’attivista russo per i diritti umani Leo Ponoramev

La forma di sopraffazione è ancor più aggravata dal fatto, che in alcuni casi sono stati perquisiti e interrogati dalle forze di sicurezza i bambini e ragazzi figli di testimoni di Geova affinché rivelassero le “attività estremiste” dei genitori, come riportato qualche giorno fa dal quotidiano novayagazeta.ru.

In molti casi gli agenti hanno sequestrato libri, quaderni o tablet che i ragazzi e bambini usavano per la didattica a distanza divenuta usuale con la pandemia da Covid-19. Spesso gli agenti armati hanno puntato le armi in faccia a bambini e anziani all’interno delle abitazioni delle famiglie di testimoni dove in qualche caso si sono presentati in 12 dentro un piccolo appartamento.

Possiamo immaginare l’effetto di una tale scena nella mente ancora emotivamente fragile di un bimbo, che vede la propria casa invasa da uomini in divisa coperti, mascherati e armati fino ai denti che scaraventano oggetti per aria, spostano mobili e letti o tirano fuori cassetti svuotando per terra il contenuto mentre cercano il corpo del reato: Bibbie e trattati religiosi!  Queste scene sì, che potevano figurare nei romanzi tragici di Dostoevskij come I Demoni, dove nell’epilogo si svela una violenza subita, anche se non precisata nei particolari, nei confronti di una bambina da parte del protagonista negativo, il demoniaco Stavrogin.

In un’editoriale sullo stesso quotidiano Ponoramev afferma “È utile ricordare che i Testimoni di Geova furono perseguitati nella Germania nazista perché si rifiutarono di riconoscere Hitler come Fuhrer, pronunciare un saluto nazista, servire nell’esercito nazista e partecipare alla produzione di armi. I Testimoni – prosegue Ponoramev- furono anche sottoposti a repressione in URSS: nel 1949 e nel 1951 furono deportati in massa in Siberia, e in seguito iniziarono a essere imprigionati secondo il famoso 58 ° articolo (propaganda contenente richieste di rovesciamento del potere sovietico) – per aver rifiutato di prestare servizio nell’esercito sovietico”.

In entrambi i casi i bambini figli di testimoni di Geova furono vittime innocenti di dittature violente: perché sottratti dai nazisti alle famiglie o perché trasportati con i genitori da Stalin e compagni nei campi di lavoro in Siberia negli anni ’50.

Il 14 novembre 2017 con la risoluzione n. 44 il Plenum della Corte Suprema della Federazione Russa ha addirittura deciso che i genitori possono essere “privati della patria potestà da un tribunale” se in qualche modo rendono i propri figli partecipi di un’organizzazione religiosa dichiarata “estremista”. Il 23 novembre 2017 il Ministero dell’Istruzione e della Scienza ha diramato una “raccomandazione” a livello nazionale chiedendo che i bambini esposti a un’“ideologia […] religiosa estremista” vengano “rieducati”. Il Ministero ha indicato solo due gruppi: i figli di membri dell’ISIS e quelli dei testimoni di Geova. Ha specificato che “decine di migliaia di bambini e adolescenti” hanno genitori testimoni di Geova. Attualmente non sembrano siano stati presi tali orribili provvedimenti, ma la minaccia resta ancora sinistramente presente.

Sembra incredibile, ma nel 2020 alcuni bambini, in un ambito occidentale e in un contesto teoricamente progredito, continuano a veder violati i propri diritti a un’esistenza serena e tranquilla all’interno del proprio ambiente domestico. Il tutto risulta inaudito, e non solo ovviamente perché non ci sono colpe da parte dei bambini, ma anche perché di fatto, nemmeno ai genitori si possono imputare illeciti o reati nei confronti della leggi o verso le istituzioni o persone fisiche.

Unico barlume di luce in questa torbida storia, la decisione del Tribunale distrettuale di Lgovsky giunta nella serata del 23 giugno, di commutare la pena del carcere di Dennis Christensen in multa di 400.000 rubli, cifra comunque alta in Russia. Christensen ad ogni modo, ha già trascorso 3 anni e 1 mese in prigione con la solita accusa di estremista, per il solo fatto di essersi riunito in casa con i suoi compagni di fede.

Roberto Guidotti

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche