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Il film consigliato stasera in TV: “Lo Hobbit – La Battaglia delle Cinque Armate” martedì 7 luglio 2020

lo hobbit la battaglia delle cinque armate

Il film consigliato  stasera in TV: “Lo Hobbit – La Battaglia delle Cinque Armate” martedì 7 luglio 2020 alle 21:30 su TV 8

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Lo Hobbit – La battaglia delle Cinque Armate (The Hobbit: The Battle of the Five Armies) è un film fantasy del 2014 diretto da Peter Jackson con Martin Freeman, Ian McKellen, Evangeline Lilly, Luke Evans, Lee Pace, Cate Blanchett, Hugo Weaving e Orlando Bloom e scritto dallo stesso regista con Fran WalshPhilippa Boyens e Guillermo del Toro. Basato sulla parte finale del romanzo Lo Hobbit e sulle Appendici de Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien, è il terzo e conclusivo capitolo della trilogia de Lo Hobbit che funge da prequel alla trilogia de Il Signore degli Anelli. È preceduto da Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato (2012) e Lo Hobbit – La desolazione di Smaug (2013).

È prodotto da Metro-Goldwyn-MayerNew Line CinemaWingnut Films e distribuito dalla Warner Bros. Pictures. In Italia è uscito il 17 dicembre 2014, con prime proiezioni notturne nazionali in diverse sale a partire da mezzanotte e un minuto[3][4][5]. Il film è uscito lo stesso giorno anche nelle sale degli Stati Uniti. Come i due precedenti capitoli, il film è distribuito in 2D3DHFR 3D e IMAX 3D. Il film ha ottenuto una nomination agli Oscar 2015.

Il malvagio drago Smaug, infuriato a causa del tentativo andato a vuoto delnano Thorin Scudodiquercia e della sua compagnia di eliminarlo, attaccaPontelagolungo. Il governatore della città, terrorizzato, tenta disperatamente di fuggire, portando con sé (con l’aiuto del fido Alfrid e delle guardie) tutto l’oro possibile a bordo di una barca. Nel frattempo, Bard riesce a scappare dalla prigione dove era stato rinchiuso e, arrampicatosi su una torre, prova (senza successo) ad uccidere il drago con arco e frecce. Raggiunto dal figlio Bain, che ha recuperato la Freccia Nera, Bard utilizza il ragazzo come appoggio per una balista improvvisata e colpisce il drago nel punto in cui il suo antenatoGirion ne aveva scalfito la corazza decenni prima. Colpito a morte, Smaug muore agonizzante, e la sua carcassa cade sulla barca del governatore, uccidendo lui e le sue guardie. La mattina seguente, sulle sponde del lago, Alfrid, sopravvissuto al massacro, rischia di essere linciato dai superstiti (per aver aiutato il governatore a svuotare la tesoreria), ma viene salvato da Bard, il quale prende la guida dei concittadini sopravvissuti, conducendoli verso le rovine di Dale.

Nel mentre, i quattro Nani rimasti a Pontelagolungo prendono una barca per raggiungere i propri compagni alla Montagna Solitaria, ma prima Kíli dichiara il proprio amore all’elfa Tauriel, promettendole di tornare. Subito dopo, Tauriel viene raggiunta da Legolas e da un altro elfo, che le comunica il fatto cheThranduil l’abbia bandita dal suo reame. A questo punto anche Legolas rifiuta di tornare dal padre, e i due decidono di partire per Gundabad, per seguire le tracce dell’orco Bolg. Intanto, a Erebor, Thorin contrae “la malattia del drago” e, colto da una bramosia insaziabile, cerca ossessivamente l’Arkengemma.Bilbo, che è in realtà riuscito a prendere la preziosa pietra a Smaug, concorda con Balin sul fatto che trovare il gioiello non farebbe altro che aggravare la follia di Thorin. Intanto, vedendo che i sopravvissuti di Pontelagolungo hanno raggiunto Dale, Thorin ordina agli altri nani di murare l’entrata della Montagna, per proteggerne i tesori.

L’orco Azog, in marcia verso Erebor con il suo esercito, viene raggiunto da Bolg, che lo informa dell’intromissione di Legolas e Tauriel. Azog, preoccupato di un intervento militare degli elfi, invia Bolg a Gundabad per reclutare un’altra legione di orchi. Nel frattempo, il Bianco Consiglio salva Gandalf (in realtà tenuto prigioniero poiché in possesso di uno dei 3 anelli elfici) a Dol Guldur. Qui Sauron palesa il suo piano: conquistare la Montagna Solitaria per poter, da lì, controllare tutto il nord, rifondando il reame di Angmar e muovendo poi guerra all’interaTerra di mezzo. Tuttavia, dopo un lungo combattimento, Galadriel riesce a scacciare dalla fortezza Sauron e i suoi noveSpettri, usando la luce della stella di Eärendil. Dopodiché Saruman rassicura Elrond, intenzionato ad avvisare Gondor, di come Sauron non abbia poteri senza il suo Anello, e del fatto che sarà lui stesso ad occuparsi del Signore Oscuro. Gandalf, che viene portato da Radagast (il quale gli dona anche il suo bastone, lo stesso che il Grigio utilizzerà ne Il Signore degli Anelli) nella sua dimora a Rhosgobel, chiede a quest’ultimo di informare Beorn e le aquile dell’imminente guerra e parte per Erebor, con l’intento di avvertire i nani.

Quando l’esercito di Thranduil arriva a Dale, questi si allea con Bard, poiché entrambi vantano diritti su una parte del tesoro di Erebor (il re degli elfi, in particolare, desidera delle bianche gemme di luce argentata incastonate in una collana, appartenenti alla sua stirpe). Volendo inizialmente evitare il conflitto, Bard cerca di trattare con Thorin, ma il nano non vuole sentire ragioni, e perciò elfi, uomini e nani si preparano alla guerra. Mentre i nani si apprestano alla battaglia, Thorin dona a Bilbo una cotta di mithril in segno della loro amicizia (questa cotta è la stessa che Bilbo darà a Frodo ne Il Signore degli Anelli), confidandogli il sospetto che uno degli altri nani gli abbia rubato l’Arkengemma. Nel mentre, a Dale arriva Gandalf, il quale tenta inutilmente di dissuadere Thranduil e Bard dall’uso delle armi, mettendoli in guarda dell’imminente attacco degli orchi. Durante la notte, Bilbo, dopo aver salutato Bofur, abbandona di soppiatto la Montagna e consegna l’Arkengemma agli assedianti, in modo da rendere Thorin meno restio alle trattative. Il giorno successivo Thranduil e Bard, con le rispettive armate schierate, chiedono un’ultima volta a Thorin di consegnare loro quanto promesso in cambio dell’Arkengemma. Thorin rifiuta nuovamente, credendo che quella non fosse la vera Arkengemma. Tuttavia, Bilbo, tornato alla Montagna, confessa al nano di aver portato lui la pietra fuori da Erebor, con l’intenzione di evitare un’inutile battaglia, e Thorin, furibondo, tenta di ucciderlo. Gandalf, raggiunti gli assedianti, dissuade Thorin dal fargli del male, permettendo allo hobbit di fuggire. Nel momento in cui Thorin è sul punto di cedere, inaspettatamente sopraggiunge, con un esercito di nani, Dáin, signore dei Colli Ferrosi e cugino di Scudodiquercia, da lui precedentemente (e segretamente) chiamato a difesa della Montagna. Nonostante gli sforzi di Gandalf per farlo ragionare, Dáin minaccia e attacca Thranduil e Bard, ma improvvisamente piomba sul campo di battaglia l’esercito di Azog (che ha superato le colline circostanti muovendosi in gallerie sotterranee scavate da enormi vermi, chiamati “mangiaterra”) e non resta scelta per i contendenti che allearsi contro il comune nemico. Comincia così la battaglia dei cinque eserciti.

Quando Azog ordina ad una parte degli orchi di attaccare Dale, Gandalf, Bilbo, Thranduil e Bard (con i rispettivi eserciti) accorrono all’interno delle mura della città, per difenderla. L’esercito dei nani guidati da Dáin, invece, affronta il restante (e numeroso) esercito di orchi ai piedi della Montagna. Intanto Thorin è sopraffatto dalla follia, e durante i combattimenti rinuncia a scendere in campo, preferendo segregarsi con il tesoro e l’intera compagnia all’interno di Erebor, con il disappunto dei compagni. Tormentato dai sensi di colpa e dai rimproveri di Bilbo e del fidato Dwalin, il re nanico (dopo una visione onirica che gli mostrava la sua morte per mano dello stesso oro che tanto avidamente amava) torna in sé e decide di unirsi alla battaglia. Uscito da Erebor con una carica trionfale, in grado di motivare nuovamente l’esercito dei nani, Thorin si dirige con Dwalin, Fíli e Kíli verso Collecorvo, la torre da cui Azog comanda le sue truppe, per uccidere l’orco pallido e destabilizzare le forze avversarie. Gli altri membri della compagnia, invece, restano a combattere nella valle. A Dale, anche le donne e gli anziani si uniscono alla battaglia, mentre Bard si rende conto che non desidera governare il popolo di Pontelagolungo, rinunciando alla carica di governatore per prendersi cura della sua famiglia. Alfrid, avendo trovato dell’oro, preferisce fuggire, travestito da donna (in seguito morirà, catapultato nella bocca di un troll).

Legolas (il quale rivela a Gundabad che sua madre, probabilmente per proteggerlo, morì nel regno di Angmar, fatto che inasprì il carattere di Thranduil per il dolore della sua perdita e che lo rese ossessionato a riprendere dai nani di Erebor la collana di gemme bianche, unico ricordo rimasto della moglie e creata per lei prima che potesse effettivamente indossarla) e Tauriel fanno ritorno a Dale, avvertendo Gandalf dell’imminente arrivo dell’esercito di Bolg. Pertanto Bilbo, noncurante dei rischi, accorre ad avvisare Thorin (ancora ignaro dell’altro esercito), usando l’Anello per attraversare invisibile la battaglia e raggiungere Collecorvo. Nel frattempo Thranduil, turbato dalle numerose perdite subite, vuole ritirare le truppe elfiche, scontrandosi però con Tauriel e il figlio Legolas, che non hanno intenzione di abbandonare nani e uomini al loro destino. Thranduil esce fortemente scosso dallo scontro, soprattutto perché è arrivato a mettersi contro il suo stesso figlio. Legolas e Tauriel si dirigono quindi anch’essi a Collecorvo, in aiuto di Thorin, Kíli e gli altri.

Giunti a Collecorvo, il quartetto dei nani si separa per stanare Azog, ma Fíli viene quasi subito catturato e ucciso da Azog in un agguato, di fronte agli altri nani e a Bilbo. Subito dopo sopraggiunge anche Bolg che, dopo aver fatto perdere i sensi a Bilbo, affronta Tauriel e Kíli, il quale viene ucciso nello scontro davanti a Tauriel, che assiste impotente. L’elfa, sconvolta, attacca Bolg e precipita con lui da un dirupo, ma l’orco sopravvive. Legolas, vedendo l’elfa in difficoltà, soggioga un troll, facendo crollare una torre di guardia che, fungendo da ponte, gli permette di raggiungere e duellare con Bolg. Intanto anche Thorin, in difficoltà con alcuni goblin mercenari, viene salvato dall’elfo, che ne trafigge uno scagliandogli in petto la spada Orcrist, recuperata poi dal nano. Poco dopo, Legolas uccide Bolg, infilzandolo alla testa con uno dei suoi pugnali elfici. Improvvisamente giungono in aiuto le aquile, insieme allo stregone Radagast e al mutapelle Beorn, che sbaragliano l’esercito di Gundabad, compresi i pipistrelli, e il grosso delle truppe degli orchi. Thorin intanto affronta il suo acerrimo nemico Azog sul fiume ghiacciato di Collecorvo, riuscendo infine a ucciderlo, ma venendo a sua volta mortalmente ferito. Bilbo, rinvenuto appena in tempo, si riconcilia con l’amico nei suoi ultimi istanti di vita.

Legolas, turbato dagli avvenimenti recenti, decide di non tornare a Bosco Atro e il padre (che ha finalmente aperto gli occhi sul mondo e ha compreso che suo figlio, ciò sua moglie gli ha realmente lasciato, vale molto di più delle gemme tanto agognate) lo perdona consigliandogli, seppur a malincuore, di recarsi tra gli uomini dunedain alla ricerca di un giovane dal grande destino, chiamato “Grampasso“, dicendogli infine che sua madre lo ha amato, più della vita stessa. Tauriel, in lacrime sul corpo di Kíli, viene anch’essa perdonata da re Thranduil, il quale, rispecchiando nella tragedia tra l’elfa e il nano lo specchio quella avvenuta con sua moglie, riconosce che tra loro due vi era un amore reale. Non è noto il destino di Tauriel in seguito alla battaglia, ma è probabile che sia tornata a Bosco Atro. Thranduil invece esce definitivamente cambiato dalla battaglia, difatti da lì in poi governa il Reame Boscoso interessandosi anche alle vicende esterne ad esso. Mentre a Dale vi è la commemorazione in onore dei caduti, a cui partecipano Bard, la sua famiglia e tutti i cittadini sopravvissuti, a Erebor si svolgono i funerali di Fíli, Kíli e Thorin (sepolto con Orcrist e l’Arkengemma), oltre all’incoronazione di Dáin come nuovo Re sotto la Montagna.

Bilbo e Gandalf salutano i propri compagni d’avventura, e ripartono per la Contea. Prima di congedarsi da Bilbo ai confini della Contea, lo stregone gli confessa di sapere dell’anello magico in suo possesso (senza però conoscerne la vera natura) e lo mette in guardia sull’uso di tali artefatti magici, ricordandogli infine che è “solo un piccolo individuo in un vasto mondo, dopotutto”. Al rientro a Casa Baggins, Bilbo scopre che i suoi beni vengono venduti all’asta e che lui è dato per morto: solo mostrando il contratto stipulato con i Nani tredici mesi prima riesce a convincere i presenti della sua identità e a rientrare nella sua casa ormai vuota, carico di cimeli (tra cui il bottino dei tre troll) e ricordi della sua avventura.

Sessant’anni dopo, Gandalf bussa alla porta di Casa Baggins, dove ci si appresta a festeggiare il centoundicesimo compleanno di Bilbo, ancora in possesso dell’Unico Anello. Stanno per avere inizio gli eventi della Compagnia dell’Anello.

Regia di Peter Jackson

Con Martin Freeman, Ian McKellen, Evangeline Lilly, Luke Evans, Lee Pace, Cate Blanchett, Hugo Weaving e Orlando Bloom

Fonte: WIKIPEDIA

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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