sabato, Settembre 19, 2020
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Regionali Marche, Dino Latini torna in pista a sostegno di Acquaroli. L’intervista

dino latini

Elezioni regionali Marche, l’Udc-Popolari per le Marche candida Dino Latini. L’ex sindaco di Osimo e consigliere regionale va così a chiudere il quadro delle candidature civiche del centrodestra, a sostegno di Acquaroli.

Dino Latini, 58 anni, figlio di contadini, è avvocato libero professionista dal 1995,  dopo aver lavorato in Comune,  Confindustria Marche, USL e Regione Marche.

Eletto nella DC. nel 1990, fondatore delle Liste Civiche nel 1991 e Sindaco di Osimo dal 1999 al 2009; sconfitto nel 2014 e 2019 rispettivamente per 2 e 150 voti – sostiene Latini – per “congiure di palazzo” di tutti gli altri partiti.

Eletto in  Regione dal 2010 al 2015 con Api-Liste Civiche,  molte proposte sui più importanti problemi delle Marche portano la sua firma o sono state da lui promulgate. 

Ha rinunciato al vitalizio destinando il 37% dei suoi emolumenti per aiutare i marchigiani all’acquisto di presidi sanitari. Di se stesso dice: “Non ho nessuna farmacia, villa o altri beni o tesori nascosti. Ritengo di far politica non per interesse personale. Destinerò buona parte dei miei emolumenti per aiutare le persone senza  lavoro o chi deve pagare prestazioni sanitarie”.

Lo abbiamo intervistato.

Avv.  Latini  torna in pista per le regionali?

“Sì, molte istanze, che oggi non hanno  trovato risposta, potrebbero invece  essere rappresentate, condivise e risolte positivamente”


Quali per esempio?


“Il lavoro, che oggi si riduce solo a proposte di sconti fiscali o ammortizzatori, quando invece bisognerebbe tornare alla formula del piccolo è bello che ha fatto la fortuna delle Marche.  Si deve puntare ai prodotti di qualità nel campo dell’agricoltura, dell’artigianato, della meccanica, che oggi non sono affatto valorizzati,  nè tantomeno offrono un giusto reddito a chi rischia investendo, ad esempio alle partite Iva.

Non bastano le parole, i proclami,  l’impegno a recepire, ma occorre una svolta importante che faccia capire che la Regione punta sul lavoro, sui suoi effetti economici positivi. Da ciò deriva benessere. Bisogna poi realizzare un centro motore di impiego per i giovani davvero efficiente, che scavalli le procedure attuali e che possa nell’arco di pochi giorni mettere a disposizione un ventaglio di proposte, fra chi cerca lavoro e chi offre, con incentivi al  riguardo”. 


Oppure?


“La sicurezza, inclusa quella scolastica, la prevenzione sanitaria, la tutela dei luoghi in cui si vive.  Anche qui tutto si è ridotto al lassismo contro la repressione,  quando invece solo il dispiego di una agenda di prevenzione di prossimità potrebbe dare un risultato importante. La Regione deve iniziare un percorso che oggi non esiste. La pandemia da Covid-19 ci ha insegnato che occorre sicurezza, non intesa solo come l’intervento del poliziotto, ma come una rete di servizi di prevenzione ancora inesistente. Questo sopratutto nelle scuole, sopratutto per i ragazzi”.


E la questione migranti nelle  Marche?


“Deve scattare il principio della reciprocità, della  regolarizzazione,  del controllo costante e della identificazione sicura. Un lavoro immane che però non deve essere scartato perchè ritenuto impossibile, ma anzi avviato, facendo in modo che chi arriva nei nostri territori sappia che ci sono procedure e regole certe, rispettose della tutela dell’essere umano,  ma chiare nella loro finalità”.


Niente sanità?


“E’ scontato, tutti parlano di sanità e ciascuno ha la sua formula, che però non può limitarsi a rivedere l’assetto organizzativo dell’Asur, ma dovrebbe riaprire servizi sanitari sul territorio, riportando  l’idea che un ospedale c’è vicino casa e che questo ospedale funziona.

Con i 50 milioni l’anno di spesa per mobilità passiva (per prestazioni svolte da marchigiani fuori regione), si può costruire un nuovo ospedale. L’intento è quindi fare in modo che le prestazioni di tipo ambulatoriale,  ospedaliero e specialistico siano rese  in tempi certi dalla struttura sanitaria più vicina a noi per consentirci di non pagare il privato.  La Valmusone deve avere il suo ospedale di rete. L’Inrca e gli altri ospedali oggi dimenticati devono tornare a vivere”.


Perchè  ha scelto l’UDC che sostiene Acquaroli?


“In questo periodo in cui tutti si possono definire civici, noi che lo siamo dal 1991 riteniamo doveroso innestare i valori delle comuni esperienze nell’ambito di un partito tradizionale, senza paura  di essere soffocati. Il simbolo dlel’UDC è come quella bevanda estiva che dal 1967 compare  sempre allo stesso modo: senza  pubblcità nè etichetta, ma con vetro molto spesso che non si usa più.

Per questo vale bene il concetto di “Valori autentici”. Sono quelli che pensiamo di portare e di ricevere  in questo accordo UDC – Liste Civiche. E’ la strada più dura che potessi prendere ma sarà anche la più entusiasmante”.


Diamoci Fiducia è il suo motto. Perchè?


“Solo fidandosi gli uni dell’altri i marchigiani avranno un futuro con un nuovo benessere.  Può avvenire se insieme ci sosteniamo..”


Cosa si augura dalla campagna elettorale?


“Spero che gli elettori guardino la persona e non le calunnie e/o i biscottoni trasversali e preferiscano avere un vero rappresentante in  Regione”.

LM

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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