mercoledì, Settembre 30, 2020
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San Benedetto, 8 settembre 1943. Le prime operazioni della banda Paolini

San Benedetto del Tronto – La Resistenza a San Benedetto si sviluppo e si organizzò pochi giorni dopo l’8 settembre 1943, per merito del sambenedettese Pietro Lagalla e in particolare per l’impegno e la volontà del sottotenente della Finanza, il piemontese, classe 1919, Gianmaria Paolini.

La notte dell’11 settembre, Paolini e un piccolo convoglio di italiani dopo aver raccolto il maggior quantitativo possibile di armi ed esplosivi, lasciò Sebenico, attraversando con altri Finanzieri e soldati italiani l’Adriatico a bordo di una motovedetta della stessa Guardia di Finanza per approdare a San Benedetto. Molto probabilmente Paolini non arrivò, come altri soldati italiani per caso a San Benedetto, ma scelse volutamente quell’approdo, con la certezza di poter incrociare di lì a poco nelle Marche l’8° Armata inglese, per unirsi e poter risalire con essa la penisola sino al Piemonte. La sosta degli alleati cambiò i suoi piani e a quel punto Paolini ritenne opportuno organizzare un gruppo di partigiani con diversi giovani sambenedettesi insieme a militari sbandati, ex prigionieri e darsi alla macchia verso l’interno dislocandosi tra Acquaviva e Ripatransone. Lo stesso sottotenente aveva già avuto il suo battesimo di fuoco quando in una sparatoria aveva ucciso un tedesco nella zona del Dopolavoro Ferroviario. Da qual momento in poi era ricercato dai tedeschi.

L’azione di guerra di Paolini e della sua banda composta come dicevamo anche da tanti giovani sambenedettesi si spostò, dal dicembre del 1943 verso la zona di Rotella- Rovetino. Numerosi furono gli scontri sostenuti dai partigiani della “Paolini” come a Monterinaldo, Force e Rotella nelle quali la Banda risolse a suo favore gli scontri con gli avversari. L’efficienza della Banda era probabilmente dovuta alla sua struttura, che per scelta dello stesso sottotenente Paolini, era ispirata a rigidi criteri militari, tanto che gli uomini che ne facevano parte erano sottoposti ad una concreta forma di disciplina, mentre compiti e responsabilità venivano ripartiti nel corso di riunioni tattico-operative. Fu anche per tale impostazione che la “Paolini”, in più occasioni, fu in grado di opporsi con decisione ai rastrellamenti, infliggendo perdite notevoli sia alle truppe tedesche che ai fascisti. Anche la collaborazione fu evidente quando la banda “Paolini” corse spesso in aiuto di altre organizzazioni della Resistenza, come nel caso in cui fornì consistenti aiuti in armi e mezzi alla formazione partigiana che operava a Colle San Marco al comando di un ufficiale dell’Esercito

Alla fama delle azioni patriottiche fece eco un infoltimento delle sue fila, tant’è che verso la fine del mese di febbraio del 1944, la “Paolini”decise di dividersi in due gruppi. Il primo, quello più consistente, che avrebbe operato in tutta la zona, rimase sotto il comando dello stesso Sottotenente Paolini, mentre il secondo fu lasciato in riserva a Rovetino. Ma il destino della formazione partigiana era ormai segnato. I vari scontri con i nazi-fascisti tra l’altro avevano decisamente impegnato la formazione. Nel mese di marzo 1944, mentre i due gruppi della “Paolini” si trovavano ad operare a Rovetino e a Castel di Croce, i tedeschi diedero vita ad una grossa offensiva contro le formazioni partigiane operanti nelle Marche ed in Umbria: offensiva che vide impiegate due Divisioni motorizzate; autoblinde e artiglieria pe­sante, ma soprattutto centinaia di uomini, truppe appositamente inviate dal fronte, reparti di SS e truppe dell’Esercito repubblichino. La banda “Paolini”, com’è facile intuire, fu tra le prime organizzazioni patriottiche che la subirono. L’offensiva durerà circa un mese, concludendosi con fortissime perdite subite dai partigiani operanti nell’Appennino Umbro-Marchigiano. Secondo alcune fonti: oltre trecento morti tra patrioti e civili, per non parlare dei tanti catturati in vita, probabilmente deportati nei lager. La formazione di Paolini dovette cedere alla notevole disparità di forze. Attaccata a Rovetino e a Castel di Croce, subì anch’essa perdite cospicue fra i suoi uomini

A quel punto, la situazione precipitò inesorabilmente. I nazi-fascisti riuscirono persino ad individuare la riserva di armi ed i rifugi dei patrioti. La banda “Paolini” si poteva ritenere ormai annientata, cessando virtualmente di esistere. I suoi superstiti, passarono così a far parte di altre formazioni operanti nelle aree vicine. Nei giorni seguenti, tuttavia, per ordine del Comando Partigiano di zona, su consiglio del Comandante del Raggruppamento “Gran Sasso”, il Maggiore Italo Postiglione, il Sottotenente Gianmaria Paolini fu inviato in missione al Nord, unitamente ad altri cinque patrioti, fra i quali il Sotto Tenente degli Alpini Settimio Berton ed il cannoniere sambenedettese Francesco Fiscaletti, entrambi coetanei del tenente i quali lo seguiranno dopo che il gruppo si era diviso a Macerata, percorrendo strade diverse per far sì che almeno uno di loro raggiungesse la meta. La prima tappa sarebbe stata Firenze ed in seguito Torino. Dopo una durissima marcia a piedi, toccando le località di Ripatransone, Montegiorgio, Urbisaglia e San Severino, i tre si impadronirono di una vecchia autovettura proprio a San Severino: autovettura a bordo della quale raggiunsero Foligno e poi Perugia. Tale scelta si dimostrerà fatale. Il 24 marzo 1944, mentre i tre percorrevano in macchina la zona di Lora Ciuffenna, in provincia di Arezzo, verranno fermati e catturati dalla Guardia Nazionale Repubblicana di San Giustino dietro ordine d’arresto firmato dal Prefetto aretino Bruno Rao Torres. Secondo alcuni fu un tradimento. Trasferiti inizialmente nelle carceri Mandamenta di Montevarchi, anche dopo soprusi e angherie, i tre furono successivamente trasferiti (era il 19 aprile) in quelle di San Giovanni Valdarno, dove seppero di essere stati condannati a morte, senza subire alcun processo. Furono giustiziati il 24 aprile. Al sottotenente Paolini fu assegnata la medaglia d’oro. A lui come a Francesco Fiscaletti sarà intitolata una via a San Benedetto.

Roberto Guidotti

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La foto di Paolini è tratta dal sito http://www.memoria.provincia.arezzo.it

Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

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