sabato, Maggio 15, 2021
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Giuseppe Ferrante, storico dell’Arte, sul culto micaelico a Lettomanoppello

Giuseppe Ferrante, storico dell’Arte, sul culto micaelico a Lettomanoppello

LETTOMANOPPELLO – Abbiamo intervistato lo storico dell’arte Giuseppe Ferrante di Lettomanoppello che, recentemente, ha scritto un saggio intitolato “Tracce Longobarde sul territorio di Lettomanoppello: il culto di San Michele Arcangelo”.

A tal proposito, gli abbiamo posto delle domande sul culto micaelico in generale e su quello della Maiella pescarese e, in particolare, a Lettomanoppello.

  1. Ci parli brevemente del culto di San Michele presso i Longobardi….

“Prima di parlare del culto micaelico, bisogna fare una premessa sui Longobardi. È una popolazione germanica nomade di origine oscura, con una cultura orale che ha reso difficile comprendere le loro radici. Nel loro girovagare nel continente europeo, sono entrati a contatto in Pannonia con i Romani che ne parlano la prima volta con Tacito nel 98 d.C. in “De Origine et Situ Germanorum”.
Da seminomadi quali erano, i Longobardi, nel loro girovagare, spesso entravano in conflitto con altre popolazioni. Ne cito la più famosa, quella dei Mongoli che premevano verso l’Europa meridionale, con cui ci sono stati rapporti piuttosto bellicosi.
Grazie a Re Alboino, i Longobardi intuiscono che possono spostarsi anche verso l’Europa del Mediterraneo, così nel 568, il sovrano conduce i Longobardi in Italia, passando il Friuli, per dilagare in Pianura Padana e poi scendere via via verso il Sud.

I Longobardi calano in Italia, favoriti anche dalla debolezza della struttura politica – amministrativa romana nella Penisola. Proprio qui, si trasformano in un popolo sedentario con un vero e proprio regno strutturato amministrativamente con la Capitale a Pavia e i Ducati di Spoleto e Benevento.

In Italia, il contatto con la Romanitas si fa più forte. I Longobardi erano originariamente politeisti e adoravano gli Dei Germanici come Thor, Odino /Wotan ed altri. Soprattutto, quest’ultimo, era la divinità più adorata dalla casta guerriera.

In Italia, entrando in contatto sia con la tradizione religiosa romana classica, sia con il Cristianesimo, si sviluppa quel processo sincretico che porta all’unione di riti e culti. A questo punto, c’è da fare una precisazione, cioè che i Longobardi, aderiscono al Cristianesimo anche per opportunismo politico, sia per accattivarsi le simpatie del Papato, sia per integrarsi maggiormente con la popolazione assoggettata di stirpe latina e cristianizzata. Questo passaggio viene ufficializzato con la conversione di Re Agilulfo e della Regina Teodolinda.
Però, per il proseguimento della tradizione religiosa della stirpe guerriera longobarda, è molto importante l’8 maggio del 663 sul Gargano, allorché i Longobardi sconfiggono i Saraceni per intercessione di San Michele Arcangelo che prende il posto di Wotan, Dio della guerra germanico.

A questo punto, va sfatata una idea storicamente sbagliata, cioè molti pensano che il culto micaelico sia stato avviato dai Longobardi, ma non è così, perché, innanzitutto, già notizie in tal senso risalgono alla fine del V secolo con Papa Gelasio che cita delle chiese dedicate a San Michele. Ad ulteriore conferma c’è quanto riportato dal Martirologio Geronimiano che cita la chiesa più antica dedicata a San Michele, la Basilica Angelis Michaelis, lungo la via Salaria a Roma.
Dunque, i Longobardi, non fanno altro che favorire ulteriormente la diffusione del culto micaelico dal 663 in poi, in particolar modo con Grimaldo I, Duca di Benevento”.

2) Come è avvenuta l’introduzione del culto micaelico sulla Maiella?

“Nella loro fase di conquista del suolo italico, i Longobardi si sono stanziati anche in quello che è oggi l’odierno Abruzzo e possiamo citare a tale riguardo una fonte antica che è l’ “Historia Langobardorum” di Paolo Diacono, la quale ci dice che la Regio IV, in cui fa parte la zona dell’Abruzzo centro – meridionale, viene organizzata in Gastaldati: Marsi, Pinne, Teate, Forcone, Valva, e in questa zona rientra anche il territorio della Maiella che è ricco di testimonianze sulla presenza di nuclei longobardi.

Innnanzitutto, potremmo citare i numerosi dati archeologici che sono rinvenuti, ad esempio, nella Maiella Pescarese, a San Valentino; e poi c’è la toponomastica con alcuni termini aloctoni, di chiara origine germanica, presenti nel sostrato linguistico tradizionale, e oggi ancora in uso, come “fara”, “saletto”, e “sala”.
Questi dati confermano l’avvio del culto longobardo per San Michele Arcangelo sulla Maiella e, quindi, il fiorire di tanti luoghi di culto tra Caramanico, San Valentino, Bolognano, Lettomanoppello, e Tocco da Casauria”.

3) Ci parli in breve della Grotta Sant’Angelo di Lettomanoppello….

“In territorio di Lettomanoppello – racconta Giuseppe Ferrante – c’è nella zona di Fosso Sant’Angelo, una grotta naturale dedicata al culto dell’Arcangelo Michele.
Qui c’è una statua dedicata al Santo, ma non è l’originale che si trova, attualmente, al Museo delle Genti d’Abruzzo a Pescara, poiché sottratta dai ladri e recuperata alcuni anni fa dai Carabinieri.
La Grotta conservava dei resti di quella che doveva essere una vera e propria chiesa andata in rovina che però, un documento del 1568 cita come “Chiesa di Sant’Angelo alle grotte di montagna – con le porte e vien chiusa”.
Un documento del 1629, ancora fra le chiese “extra moenia” (letteralmente fuori dalle mura) di Lettomanoppello, cita la Chiesa di San Michele Arcangelo.
Nel 1844, viene riportata che la chiesa di San Michele è ormai in rovina da alcuni decenni.

Dunque, i documenti in archivio, confermano ciò che l’evidenza archeologica suggerisce per la presenza di un pavimento lastricato e di un alzato murario distrutto.
Questi tre – conclude lo storico dell’arte di Lettomanoppello – sono gli unici documenti noti che parlano di San Michele Arcangelo a Lettomanoppello”.

4) Come si manifesta il culto micaelico a Lettomanoppello?

“Nei pressi del luogo di culto rupestre di San Michele, è presente la sorgente del Garzillo. Non ci sono dubbi nel mettere in relazione la presenza dell’acqua con la figura di San Michele.
Questo perché ci sono numerose credenze popolari che attribuiscono la nascita di tale sorgente proprio a San Michele che aveva bisogno di nutrirsi delle acque (Ablutio). Ora, questo aspetto rituale, lo ritroviamo a Sant’Angelo del Gargano e non è soltanto l’unico elemento che mette in relazione la grotta garganica con quella di Lettomanoppello, poiché la grotta lettese può essere definita “ad instar Gargani”, cioè appartenente a quei santuari dove ricorrono elementi imitanti la Grotta di San Michele sul Gargano: pignora, caratteri teofanici (apparizioni) e taumaturgici.
A ciò si aggiungono altri elementi, come l’ubicazione in grotta, la presenza del bosco, e la distanza dal centro abitato in altura.
Oltre all’Ablutio, con l’immersione nelle acque sacre, nella Grotta di San Michele a Lettomanoppello si pratica l’Incubatio, per la presenza di un giaciglio che, ricoperto di stoffa, si credeva fosse il letto di San Michele.
La presenza di San Michele a Lettomanoppello ha lasciato come giorno dedicato alla festività del Santo, il cosiddetto “dies festus”, coincidente col giorno dell’apparizione dell’Arcangelo, avvenuta nel 663 a Siponto sul Gargano. In questo giorno, la popolazione lettese, fino alla prima parte del Novecento, andava in processione fino alla Grotta, dove l’Arciprete teneva una messa” conclude Ferrante.

Cristiano Vignali

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Sull’argomento vedi anche: https://agenziastampaitalia.it/speciali-asi/speciale/56794-grotta-sant-angelo-a-lettomanoppello-fra-incubatio-e-ablutio

Oppure: https://www.google.com/amp/s/www.la-notizia.net/2021/04/06/roccamontepiano-i-riti-dell-ablutio-incubatio-nella-fonte-e-grotta-sacra/%3famp

https://www.google.com/amp/s/www.la-notizia.net/2021/04/06/roccamontepiano-i-riti-dell-ablutio-incubatio-nella-fonte-e-grotta-sacra/%3famp