giovedì, Dicembre 2, 2021
Home > Abruzzo > Castello di Roccascalegna, passato, presente, futuro

Castello di Roccascalegna, passato, presente, futuro

blu

Castello di Roccascalegna, passato, presente, futuro

CHIETI – Nel cuore del Sangro-Aventino svetta il Castello di Roccascalegna, suggestivo e affascinante angolo d’Abruzzo a cavallo della Storia.

Sono poche le regioni in grado di regalare così tante ricchezza e varietà di reperti storici nonché  bellezze naturali come sa fare l’Abruzzo.

Nel nostro territorio, infatti, si alternano preziose testimonianze storiche appartenenti a tutte le epoche e che abbiamo la fortuna di poter ammirare ancora oggi, toccando con mano la vivace frequentazione del territorio che, a partire dalle popolazioni italiche antiche, si è susseguita in terra d’Abruzzo nel corso dei secoli.

Arroccato su uno sperone di Roccia da cui domina la vallata e su cui si erge maestoso, il Castello di Roccascalegna, in provincia di Chieti, è uno dei più famosi e incredibili esempi tangibili dell’antichità abruzzese. 

È interessante soffermarsi sull’etimologia del termine Roccascalegna, per il quale sono state proposte due ipotesi. La prima, fa risalire la parola da un francese “Scarenna”, che indica il fianco scosceso di una montagna. A conferma di questa teoria, la leggenda che racconta di una scala scoscesa per raggiungere la torre, peraltro presente nell’attuale stemma del paese.

L’altra ipotesi fa risalire il toponimo al longobardo “Aschari”, da cui sarebbe derivato “Rocc.Aschar.enea” successivamente diventato Roccascalegna.

L’origine della fortificazione, che risale nel suo nucleo più arcaico molto probabilmente all’XI-XII secolo d.C., Viene attribuita d’altra parte proprio ai Longobardi: a partire da circa il 600 d.C. Avevano occupato stabilmente l’Abruzzo meridionale nell’area del fiume Sangro e proprio loro avrebbero edificato la torre d’avvistamento, ad ampliamento della quale sarebbe poi sorto l’intero castello che possiamo ammirare oggi.

È certo che la torre d’avvistamento, che si erge a guardia della valle, sia stata la prima costruzione a scopo difensivo e di controllo del territorio. Nelle fonti documentali troviamo menzioni del castello di Roccascalegna a partire dal 1500: abbiamo così il ricordo scritto del restauro rinascimentale che ha interessato la torre e dell’ampliamento della struttura. 

Nel corso dei secoli, il castello di Roccascalegna è passato di signoria in signoria, venendo interessato così da restauri e aggiunte. Inizialmente dominio degli Annecchino, che ne rafforzarono le torri esistenti, entrò poi a far parte della baronia Carafa, periodo nel quale fu interessato dai maggiori lavori. Successivamente passò ai Corvi per poi, nel 1700, essere lasciato all’incuria e alle intemperie fino al 1985, anno in cui divenne possedimento comunale e fu restaurato per fini turistici.

Proprio Corvo de Corvis, ultimo barone del castello, è protagonista di una curiosa leggenda ancora oggi molto popolare: il nobile, infatti, secondo le fonti aveva instaurato nuovamente lo Jus Primae Noctis, usanza medievale che permetteva al signore locale di giacere con tutte le donne nella prima notte di nozze. Si racconta che un uomo, travestitosi da donna, accoltellasse a morte il Barone; quest’ultimo, morente, avrebbe lasciato l’impronta insanguinata della sua mano su una delle torri. La leggenda vuole che, per quanto si provasse a lavarlo, il sangue non andasse mai via e ci sono ancora molti anziani in paese che giurano di aver visto con i propri occhi l’impronta di sangue del Barone Corvo.

In ogni caso, la torre è crollata nel 1940, per cui è impossibile oggi distinguere la fantasia dalla realtà. Quello che è certo è che la leggenda di Corvo de Corvis è rimasta impressa a fuoco nell’immaginario collettivo, tanto da essere rappresentata anche in un film girato nel 1993 proprio a Roccascalegna e intitolato “Sottovoce”.

Non si tratta certo dell’unico film che ha trovato nel castello di Roccascalegna l’ambientazione perfetta: grazie al suo aspetto unico, la fortezza incastonata nella roccia è stata protagonista di moltissime produzioni cinematografiche italiane e internazionali, tra cui quella del famosissimo film del 2015 di Matteo Garrone “Il racconto dei racconti”.

Oggi, recuperato e restaurato con perizia, il castello di Roccascalegna è stato riportato al suo antico splendore e viene ammirato da turisti provenienti da tutto il mondo di persona o attraverso le pellicole cinematografiche che scelgono le sue stupende mura come sfondo per raccontare le proprie storie.

VEDI IL VIDEO:

https://youtube.com/shorts/-v70DEVR6uo?feature=share

Presente e futuro appaiono dunque radiosi per questa piccola meraviglia d’Abruzzo, senza dimenticare il passato che ha dato origine a tutto: quello medievale, certamente, ma anche quello arcaico e atavico in cui affonda le radici.

Visitando il castello di Roccascalegna, infatti, è possibile godere di una visuale stupenda sulla Maiella: la montagna sacra degli antichi popoli italici, verso cui il castello è posto a guardia e adorazione dai tempi più antichi e per tutti quelli a venire.

Tratto da Discovery Abruzzo Magazine

Vedi anche: C. Vignali – Roccascalegna, la storia del castello e del lanciafiamme bizantino, LaNotizia.net