martedì, Ottobre 19, 2021
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Anticipazioni per “Elisabetta regina d’Inghilterra” di Rossini del 30 settembre alle 21.15 su Rai 5: dalla Vitrifrigo Arena di Pesaro

elisabetta

Anticipazioni per “Elisabetta regina d’Inghilterra” di Rossini del 30 settembre alle 10 su Rai 5: diretto da Evelino Pidò per la regia di Davide Livermore dalla Vitrifrigo Arena di Pesaro

Vitrifrigo Arena - Wikiwand

È ambientata nell’Inghilterra degli anni Cinquanta e ricorda le atmosfere della serie Tv The Crown l’opera “Elisabetta regina d’Inghilterra” di Gioachino Rossini, che Rai Cultura propone in prima Tv giovedì 30 settembre alle 21.15 su Rai5.

 Lo spettacolo, andato in scena lo scorso agosto al Rossini Opera Festival di Pesaro, è firmato da Davide Livermore, con le scene di Giò Forma, i costumi di Gianluca Falaschi, le luci di Nicolas Bovey e il videodesign di D-Wok. Evelino Pidò dirige l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Coro del Teatro Ventidio Basso. Nel cast Karine Deshayes, Sergey Romanovsky, Salome Jicia, Marta Pluda, Barry Banks e Valentino Buzza.

Elisabetta regina d’Inghilterra, dramma per musica in due atti su libretto di Giovanni Schmidt, fu rappresentata per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli il 4 ottobre 1815. Il soggetto è tratto da un omonimo dramma di Carlo Federici, tratto a sua volta dal romanzo The Recess di Sophia Lee. 

L’opera, con la quale Rossini debuttò a Napoli nel 1815, andò ripetutamente in scena al Teatro San Carlo, luogo della sua creazione, e nel volgere di pochissimi anni raggiunse gran parte delle più importanti piazze operistiche italiane e straniere: Milano, Venezia, Dresda, Londra, Vienna, Parigi, solo per citarne alcune.

Elisabetta regina d’Inghilterra è un’opera in due atti di Gioachino Rossini su libretto di Giovanni Schmidt. L’opera segna l’inizio della collaborazione artistica tra il compositore e Isabella Colbran, primadonna del San Carlo, e sua futura prima moglie.

L’opera è tratta dal dramma Il paggio di Leicester (1813) di Carlo Federici (1778–1849), il quale «a sua volta riprende un romanzo gotico inglese, The Recess, di Sophia Lee del 1785».[1] Debuttò al teatro San Carlo di Napoli il 4 ottobre 1815.
È la prima opera in cui il compositore non fa uso di recitativi secchi ma solo di accompagnati. Dopo un lusinghiero successo, l’Elisabetta circolò con frequenza nei teatri italiani ed europei (si contano rappresentazioni anche in Russia) fino alla prima metà del XIX Secolo. Venne riscoperta circa un secolo dopo, nel 1953, diretta da Alfredo Simonetto, con Maria Vitale e Lina Pagliughi. Negli anni ’70 fu ripresa da Leyla Gencer e Montserrat Caballé, tutte quante registrate e uscite in commercio
La prima rappresentazione al Rossini Opera Festival avviene nel 2004, con protagonista Sonia Ganassi; la seconda, inizialmente prevista nell’edizione 2020, viene rimandata all’anno successivo a seguito della pandemia di Covid.

Trama

Atto I

I nobili inglesi attendono trepidanti il ritorno trionfale del generale Leicester, favorito della Regina Elisabetta, vincitore sul nemico scozzese: il solo che non gode del suo ritorno è il nobile Norfolc, invidioso del successo del rivale.
Il generale, reduce del successo, dopo aver ricevuto gli onori da Elisabetta, introduce i prigionieri scozzesi, tra cui scorge, con orrore, Matilde ed Enrico: costoro, figli di Maria Stuarda, nemica acerrima di Elisabetta, si sono camuffati ed infiltrati tra i nobili scozzesi per poter seguire Leicester, sposo segreto di Matilde. Una volta rimasti soli, Leicester li rimprovera per aver commesso una tale follia; la moglie afferma di averlo fatto solo per amore suo, ma la posta in gioco è alta: Elisabetta è una donna terribilmente gelosa, e capace di una vendetta atroce, qualora venisse a scoprire la loro identità e la loro relazione.
Leicester, credendo di confidarsi con un amico, rivela tutta la verità a Norfolc, il quale, felice di aver trovato un pretesto per far cadere in disgrazia il rivale, alla prima occasione racconta tutto ad Elisabetta. La Regina, sconvolta, per avere conferma di ciò, decide di tentare la fedeltà di Leicester: di fronte alla corte e ai prigionieri scozzesi, Elisabetta, come premio del suo valore militare, offre la corona e la sua mano al vincitore. La titubanza di Leicester, e i fremiti di gelosi di Matilde camuffata, confermano i sospetti della regina, che smaschera i due fratelli, accusa di tradimento Leicester, e ordina l’arresto dei tre.

Atto II

Elisabetta, tradita e ferita nei sentimenti, decide di mostrarsi magnanima: risparmierà la vita ai prigionieri qualora Matilde accettasse di divorziare da Leicester. La donna, dapprima dubbiosa, rifiuta di firmare il documento di comune accordo col marito, facendo infuriare di più la tradita regina.
Norfolc, frattanto, si rode ancora di più nella rabbia: la delazione non gli ha fatto riacquistare l’onore presso Elisabetta, al contrario, la Regina l’ha bandito dalla sua presenza. Il nobile, approfittando del malumore popolare causato dall’ingiusta condanna a morte inflitta a Leicester, decide di guidare una rivolta popolare per liberare Leicester e i prigionieri scozzesi: il suo piano è quello in realtà di vendicarsi del rivale, causa della sua rovina, e poi di Elisabetta.
Nelle prigioni, Leicester viene quindi raggiunto da Norfolc, che pregusta già il momento in cui lo ucciderà appena uscito dal carcere: ma, con grande stupore di tutti, appare Elisabetta. La Regina, come atto di estremo amore per Leicester, decide di far fuggire l’amato, perché non ha cuore di vederlo condannato a morte. Per Norfolc è la goccia che fa traboccare il vaso: il nobile fa per uccidere Elisabetta, ma viene fermato in tempo da Matilde ed Enrico. La Regina allora condanna a morte il traditore e riabilita il suo favorito.

Struttura dell’opera

Atto 1
  • Sinfonia[2]
  • 1 Introduzione Più lieta, più bella (Coro, Norfolc)
  • 2 Coro e Cavatina Esulta, Elisa, omai – Quant’è grato all’alma mia (Elisabetta)[3]
  • 3 Coro Vieni, o prode
  • 4 Duetto Incauta, che festi? (Leicester, Matilde)
  • 5 Cavatina Sento un’interna voce (Matilde)
  • 6 Duetto Perché mai, destin crudele (Norfolc, Elisabetta)
  • 7 Finale primo Se mi serbasti il soglio (Elisabetta, Leicester, Matilde, Enrico, Guglielmo, Coro)
Atto 2
  • 8 Terzetto Pensa che sol per poco (Elisabetta, Matilde, Leicester)
  • 9 Coro, scena e Cavatina Qui soffermiamo il piè – Deh troncate i ceppi suoi (Norfolc)
  • 10 Scena e aria Della cieca fortuna (Leicester)
  • 11 Duetto Deh scusa i trasporti (Leicester, Norfolc)
  • 12 Finale secondo Fellon, la pena avrai (Elisabetta, Norfolc, Leicester, Guglielmo, Matilde, Enrico, Coro)