domenica, Gennaio 23, 2022
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Novembre nero per il mercato auto in Italia: meno 25% per le immatricolazioni

auto

Mercato auto, calo immatricolazioni -24,63%

Salone dell'automobile - Wikipedia

Nonostante i numerosi segnali macroeconomici positivi che giungono per il nostro Paese – ad eccezione della forte impennata dell’inflazione in Europa ed in Italia – prosegue la grace crisi che attanaglia da tempo il nostro settore auto.

Infatti a novembre del 2021 sono state immatricolate 104.478 autovetture a fronte di 138.612 dello stesso mese del 2020, con una diminuzione del 24,63%.

Lo comunica il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. Minore il calo dei trasferimenti di proprietà: 290.382 contro i 295.546, cioè l’1,75% in meno. Il volume complessivo delle vendite mensili è stato di 394.860 e ha interessato per il 26,4% vetture nuove e per il 73,54% auto usate.

PIL 2021 meglio del previsto: possibile più 6,4% per Confindustria

Nonostante la pandemia buone notizie per l’Italia sul fronte macroeconomico giungono dal centro studi della organizzazione degli industriali.

Infatti grazie al robusto rimbalzo del terzo trimestre e ai dati migliorati per il primo,il 2021 potrebbe chiudersi con un Pil a +6,3/6,4%,più di quanto previsto” La stima è del Centro studi Confindudustria, secondo cui “si tornerebbe al livello pre-Covid nel I trimestre 2022”

“Nel IV trimestre, si sta delineando l’atteso rallentamento, per la scarsità di materie prime e semilavorati e la risalita di contagi in Italia e Europa” Nel III trimestre,produzione industriale rallenta la crescita, solo +1%. Prosegue recupero,ma incertezza per Covid.

La Confindustria, abbreviazione di Confederazione generale dell’industria italiana, è la principale organizzazione rappresentativa delle imprese manifatturiere e di servizi italiani, raggruppando su base volontaria oltre 150 000 imprese, comprendendo anche banche[1] e dal 1993 anche aziende pubbliche[2][3] per un totale di 5 439 370 addetti[4].

Fu fondata il 5 maggio 1910, con sede a Torino e dal 1919 a Roma, per tutelare gli interessi delle aziende industriali nei confronti dei sindacati dei lavoratori. Il suo presidente, Dante Ferraris, nel 1919 fu chiamato come ministro dell’Industria nel governo Nitti. Dopo il delitto Matteotti, il direttivo della Confindustria chiese il ripristino dell’ordine e della legalità costituzionale con un memorandum presentato nel settembre 1924 a Mussolini.

Nel 1925 riconobbe come unici interlocutori i sindacati fascisti. In quegli anni l’intervento pubblico, sfociato nel 1933 nella creazione dell’IRI, salvò dal dissesto numerose imprese in quel periodo di crisi mondiale[5].