domenica, Gennaio 23, 2022
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Anticipazioni per il Grande Teatro di Andrée Ruth Shammah in TV del 10 dicembre alle 16 su Rai 5: “I promessi sposi alla prova” con Franco Parenti

i promessi sposi alla prova

Anticipazioni per il Grande Teatro di Andrée Ruth Shammah in TV del 10 dicembre alle 16 su Rai 5: “I promessi sposi alla prova” con Francesco Parenti

Lucia Mosca on Twitter: "(Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di  Molière del 22 febbraio alle 15.45 su Rai 5: “Il misantropo”) Segui su: La  Notizia - https://t.co/OcN4KZlJWI… https://t.co/bUS2bZ9xXI"

Per il Grande Teatro in TV di Franco Parenti oggi pomeriggio venerdì 10 dicembre alle 16 va in onda su Rai 5 l’opera scritta nel 1984 “I promessi sposi alla prova” di Giovanni Testori per la regia di  Andrée Ruth Shammah nella versione trasmessa dalla Rai nel 1986.

Qui Parenti è un capocomico che con una compagnia di giovani attori mette in scena “I promessi sposi”, attualizzando il capolavoro manzoniano e restituendo nuova linfa a un classico troppo spesso svilito dall’approccio scolastico.

Giovanni Testori (Novate Milanese12 maggio 1923 – Milano16 marzo 1993) è stato uno scrittoregiornalistapoeta, critico d’arte e letterario, drammaturgo, sceneggiatore, regista teatrale e pittore italiano.

«Quando ho detto che sono nato nel 1923, a Novate, cioè a dire alla periferia di Milano, dove da allora ho sempre vissuto e dove spero di poter vivere sino alla fine, ho detto tutto»[1].

Giovanni Testori nasce a Novate Milanese, paese alla periferia di Milano, da Edoardo e Lina Paracchi, entrambi originari dell’alta Brianza: di Sormano il padre, di Lasnigo la madre. Sono luoghi ai quali resterà avvinto l’immaginario, anche creativo, di Testori; i suoi ricordi tornano spesso al periodo dell’infanzia e alla sua famiglia, alla quale è intimamente legato.[2]

Giovanni è il terzo di sei fratelli: una sorella, Piera, un fratello, Giuseppe, e altre tre sorelle, Marisa, Lucia e Gabriella.

Edoardo Testori si era trasferito da Sormano per avviare una fabbrica tessile, sorta lungo i binari delle Ferrovie Nord (la Saft, F.lli Testori Filtri e Feltri, ora Testori Spa), costruendovi a fianco la propria abitazione. La casa dove Giovanni è cresciuto, e dove ha passato gran parte della sua esistenza, è oggi sede dell’Associazione Giovanni Testori[3].

Dopo avere sostenuto gli studi, fino alla terza elementare, tra lezioni private e la scuola pubblica «A. Manzoni» di Novate Milanese, i genitori decidono di iscrivere Giovanni al Collegio Arcivescovile San Carlo di Milano, insieme al fratello Giuseppe. Qui un percorso accidentato, tra momenti di totale rifiuto della scuola e scarsa applicazione lo porta a frequentare i primi tre anni di Istituto tecnico inferiore.[4] Il quarto e ultimo anno, considerata la predisposizione per le materie letterarie e artistiche, il padre acconsente al trasferimento, sempre al San Carlo, al Ginnasio, all’epoca di durata quinquennale. Nel 1939 si iscrive al liceo classico, dove consegue la maturità il 29 giugno 1942.[5]

Durante il liceo coltiva in autonomia la passione precocemente sbocciata per l’arte e per il teatro, arrivando a pubblicare, non ancora raggiunta la maggiore età, una prima serie di articoli su «Via Consolare», la rivista del GUF (Gruppo Universitari Fascisti) di Forlì. Il primo scritto, del 1941, è un breve intervento – su uno studio preparatorio di Giovanni Segantini per il quadro Alpe di maggio – preposto all’avvio di una rubrica, dedicata alla presentazione di dipinti inediti dell’Ottocento, che non ebbe seguito[6].

Oltre che su «Via Consolare», Testori interviene anche in altre riviste perlopiù sempre legate ai GUF (come «Architrave» di Bologna e «Pattuglia di Punta»), con articoli dedicati soprattutto ad artisti contemporanei (da Scipione a Manzù, a Carlo Carrà)[7].

Nel settembre 1942 si iscrive – dietro insistenza del padre, che non rinuncia all’idea di vederlo impiegato nell’azienda di famiglia – alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano, dove frequenta il primo anno sostenendo gli esami di corso.

Accanto alle ricerche in pittura, negli ultimi anni Quaranta Testori accresce la sua passione per il teatro, grazie anche all’amicizia con Paolo Grassi e all’assidua frequentazione del neonato (1947) Piccolo Teatro. Tra il 1947 e il 1948 cura una rubrica settimanale di recensioni teatrali per il periodico «Democrazia», organo della Democrazia Cristiana milanese.

Nel 1948 va in scena il primo dramma testoriano, La Caterina di Dio (di cui non si è mai ritrovato il testo), al teatro della Basilica di Milano, nella chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, e sotto la direzione di Enrico d’Alessandro. È una delle prime apparizioni pubbliche di Franca Norsa, diventata poi celebre con lo pseudonimo di Franca Valeri.

Tra il 1949 e il 1950 Testori scrive il testo di un altro dramma, Tentazione nel convento, la storia di «suor Marta Solbiati di Arcisate» e della sua lotta con i demoni e le bestie che le straziano l’anima. Mai rappresentato in vita, una lettura del copione ritrovato dopo la sua morte è offerta dall’attrice Rosa di Lucia nel 1995 al Teatro Franco Parenti, con la regia di Andrée Ruth Shammah.

Nel marzo 1950, al Teatro Verdi di Padova, la Compagnia del Teatro dell’Università guidata da Gianfranco De Bosio mette in scena un’altra creazione di Testori: Le lombarde.