giovedì, Gennaio 20, 2022
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Anticipazioni per il Grande Teatro di Eschilo in TV del 14 dicembre alle 15.45 su Rai 5: “Orestea” di Luca Ronconi con Mariangela Melato

orestea

Anticipazioni per il Grande Teatro di Eschilo in TV del 14 dicembre alle 15.45 su Rai 5: “Orestea” di Luca Ronconi con Mariangela Melato

Orestea 2/2 - YouTube

Per il ciclo di appuntamenti dedicati ai classici del teatro greco, Rai Cultura propone la tragedia di Eschilo “Orestea”, in onda martedì 14 dicembre alle 15.45 su Rai5, nell’adattamento televisivo del 1975 con la regia teatrale di Luca Ronconi e la interpretazione di Mariangela Melato

«Sotto i veli, piango per le sorti vane dei miei signori, raggelata da occulto dolore.»
(Le Coefore, vv. 81-83)

L’Orestea (in greco antico: Ὀρέστεια, Orésteia) è una trilogia formata dalle tragedie AgamennoneCoeforeLe Eumenidi e seguita dal dramma satiresco Proteo, andato perduto, con cui Eschilo vinse nel 458 a.C. le Grandi Dionisie. Delle trilogie di tutto il teatro greco classico, è l’unica che sia sopravvissuta per intero.

Le tragedie che la compongono rappresentano un’unica storia suddivisa in tre episodi, le cui radici affondano nella tradizione mitica dell’antica Grecia: l’assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitennestra, la vendetta del loro figlio Oreste che uccide la madre, la persecuzione del matricida da parte delle Erinni e la sua assoluzione finale ad opera del tribunale dell’Areopago.

L’Orestea costituisce il momento di massima maturità di Eschilo (almeno per le opere note), nonché l’ultima rappresentazione che egli fece ad Atene, prima di trasferirsi a Gela, dove morì due anni dopo. Le tre tragedie costituiscono una trilogia legata, in cui viene raccontata un’unica lunga vicenda. Eschilo era solito mettere in scena trilogie legate, e lo stesso probabilmente facevano i drammaturghi suoi contemporanei. In seguito tale uso verrà abbandonato, tanto che già le trilogie di Sofocle ed Euripide saranno formate da tragedie fra loro indipendenti.

Vi è una forte contrapposizione tra le prime due tragedie e la terza: l’Agamennone e Le Coefore simboleggiano l’irrazionalità del mondo antico ed arcaico, contro, nelle Eumenidi, la razionalità delle istituzioni della polis, in cui Oreste stesso si rifugia.

Le fonti

A quanto ci è dato sapere, Eschilo fu il primo a scrivere un’opera teatrale sul mito di Oreste, e per farlo poté ispirarsi ad alcune opere non teatrali già scritte sull’argomento. La prima di esse è l’Odissea, che accenna alla vicenda in numerosi brevi passi,[2] non sempre tra loro concordanti. Riunendoli, si ottiene un riassunto più o meno coerente dei fatti raccontati nell’Agamennone e nelle Coefore, senza però che siano nominati Pilade, Elettra e le Erinni. Altri autori che fanno brevi riferimenti alla vicenda sono Esiodo[3] e Pindaro,[4] e sappiamo che un poema oggi perduto, i Nostoi, raccontava in modo esteso la storia narrata nelle prime due tragedie eschilee, introducendo per la prima volta il personaggio di Pilade.

Tuttavia l’opera che sicuramente influenzò maggiormente Eschilo fu l’Orestea di Stesicoro, un lungo poema lirico-narrativo di cui oggi non restano che una manciata di versi. In quest’opera venivano introdotti personaggi e fatti che Eschilo fece propri: la nutrice di Oreste, il sogno di Clitennestra, il riconoscimento di Oreste tramite una ciocca di capelli. Inoltre in quest’opera Apollo dava ad Oreste il proprio arco per difendersi dalle Erinni, che appaiono per la prima volta. Eschilo s’ispirò al poema di Stesicoro per le prime due tragedie, mentre la terza, Le Eumenidi, fu interamente da lui ideata.