martedì, Gennaio 25, 2022
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Testimoni di Geova, vaccini e la disinformazione diffusa

Testimoni di Geova, vaccini e la disinformazione diffusa

Sono oltre 136.000 in Italia i morti a causa del Covid-19, dall’inizio della pandemia. Le istituzioni sanitarie regionali hanno spesso fornito dati relativi all’età e alle patologie pregresse dei deceduti. Nell’ultimo anno le statistiche hanno per forza di cose incluso i dati su chi era vaccinato e chi no. Numeri ripresi dai mezzi di informazione che hanno spesso evidenziato il maggior pericolo di morte di chi non  è vaccinato. Mai però i media si sono concentrati sul credo religioso dei deceduti in generale, compresi quelli che non si erano sottoposti al vaccino.

Età, provenienza geografica e idee sul vaccino, eventualmente esternate prima del decesso, sono state evidenziate spesso con tanto di interviste e video pregressi al ricovero della vittima. Se però i deceduti fossero cattolici, musulmani, ortodossi o semplicemente non credenti e agnostici, no.  Al limite alcuni servizi televisivi o trasmissioni hanno rilanciato le gesta e le parole di qualche singolo sacerdote contrario ai vaccini. Ma non si è mai dato specificamente importanza alla religione dei non vaccinati ricoverati.

Questa volta sì. In provincia di Pistoia, secondo il quotidiano QN, tre componenti di una famiglia non vaccinata sono morti a poche ore l’uno dall’altro. Il quotidiano nella pagina nazionale riferiva che le tre vittime erano Testimoni di Geova. Poche ore dopo la notizia faceva il giro praticamente di tutti i quotidiani italiani che titolavano inserendo questi elementi indistintamente: 1) i tre deceduti erano testimoni di Geova 2) non erano vaccinati.

Come precisato poi in una nota dell’Ufficio Stampa dei Testimoni di Geova stessi, la figlia della coppia non era Testimone di Geova e niente porta a concludere che i due genitori di 86 e 80 anni deceduti fossero no-vax. Il che non cambia naturalmente la portata di dolore e sofferenza per i familiari delle vittime.

Ma tornando al lancio della notizia, Il messaggio passato, non sappiamo quanto in buona o cattiva fede, è stato accostare i Testimoni di Geova al rifiuto del vaccino e in alcuni casi ai no-vax, come hanno fatto subdolamente alcune testate.

Niente di più fuorviante e scorretto. I Testimoni di Geova hanno da tempo ribadito che la scelta di vaccinarsi è personale. Anzi in alcuni messaggi video dei dirigenti della confessione (visibili pubblicamente sul sito ufficiale) è stata ribadita la necessità di considerare subito, seriamente, la possibilità di vaccinarsi. Sono state fornite basi teologiche per una scelta in tal senso, come il rispetto per la vita, considerato un dono di Dio e l’amore verso il prossimo. Altre motivazioni assunte hanno a che fare con il rispetto per le disposizioni governative che incoraggiano fortemente a vaccinarsi  – anche se attualmente non vi è un obbligo in Italia – in linea con il Cesare locale di evangelica memoria, che chiede qualcosa ai cittadini.

Il risultato è che moltissimi Testimoni di Geova sono attualmente vaccinati. Questo ha permesso una ripresa del lavoro svolto nelle sedi centrali della confessione, dove si producono trattati e contenuti multimediali per i fedeli e per il pubblico. In alcune di queste sedi i volontari vaccinati – sempre secondo i dati forniti dalla confessione – sono oltre il 99%. Lo stesso per i volontari dei luoghi di culto in costruzione e per i partecipanti alle riaperture di alcuni sedi locali in diverse regioni italiane, dove si svolgono settimanalmente riunioni di studio.

Tutto il contrario di ciò che potrebbe essere percepito da chi legge un articolo relativo alla tragedia della famiglia toscana. Ci si potrebbe chiedere quale reazione avrebbe suscitato un titolo del tipo: “Famiglia di cattolici non vaccinata muore per Covid” oppure “Devoti di Padre Pio no-vax uccisi dal Covid”.  Tra l’altro se consideriamo che secondo recentissimi studi solo il 10% della popolazione in Italia non è di religione cattolica – e come si suol dire la matematica e in questo caso la statistica non è un opinione – tra i deceduti non vaccinati probabilmente la fede cattolica è quella prevalente.

O parafrasando i giornali di ieri, che dire di un titolo del tipo: “Famiglia di ebrei non vaccinati sterminata dal Covid”? Qualcuno vi  avrebbe rilevato certamente un atteggiamento allusivamente antisemita.

Si fa un gran parlare del linguaggio d’odio che imperversa sui social e contemporaneamente anche alla necessità di affidarsi ai professionisti dell’informazione visto il mare di fake news che inondano il web, sempre più pericolose per ciò che concerne la salute e il Covid-19. Ma che dire se poi sono proprio i giornali e i media  ad additare minoranze o gruppi in chiave negativa con notizie non vere o comunque disposte in modo da risultare ambigue se non diffamatorie nei confronti di un gruppo? Non è anche questo un possibile incitamento all’odio in un momento di forte e irrazionale contrapposizione che genera, come si è visto, anche violenza fisica oltre che verbale?

Un recentissimo manuale di giornalismo etico dava queste raccomandazioni: “Scegliete accuratamente il linguaggio da usare. Considerate che dietro ogni parola c’è un’ideologia e connotazioni culturali. Riconoscere e rendere pubblico che le storie dei migranti e delle minoranze religiose  sono complesse. Non adattarle alla narrazione più diffusa e accettabile. Ricordate che il contesto è essenziale. Riportate solo gli eventi diretti, ma anche le cause dei fatti che spesso le quali spesso non hanno niente a che fare con l’etnia e l’affiliazione religiosa di una persona. Considerare che i dati sensibili ( es. origine etnica, credo religioso, filosofico o d’altro) devono essere menzionati solo quando è necessario per la comprensione della notizia.  Assicurarsi che il titolo non sia sensazionalistico; spesso quel titolo è tutto quello che il lettore ricorderà”.

Come notava la dottoressa Raffaella Di Marzio, direttrice di Lirec, in una recente intervista rilasciata al nostro giornale “la maggior parte dei giornalisti tende a scrivere articoli che attirino e impressionino un pubblico a digiuno di informazioni, utilizza metafore vecchie e inconsistenti, induce al timore verso “sette” pericolose che fanno il “lavaggio del cervello” e diffonde un allarmismo che non giova a nessuno, perché è fuori da ogni realtà. Di questa “informazione” sono piene le pagine web e anche le pagine di testate giornalistiche prestigiose, nonché trasmissioni televisive di reti pubbliche. Oltre a disinformare, la stampa e i media, in genere, tendono a creare e sostenere delle vere e proprie cacce alle streghe contro quei gruppi che, di volta in volta, vengono additati. I Testimoni di Geova purtroppo sono spesso bersagliati”.

Tornando al triste episodio di San Marcello Piteglio, il sindaco Luca Marmo ha poi espresso parole di cordoglio per la scomparsa delle tre persone e ha ricordato alla cittadinanza la necessità di vaccinarsi. Parole assolutamente condivisibili che però dovrebbero  prescindere da qualsiasi riferimento religioso che, come in questo caso, era chiaramente estraneo ai tragici avvenimenti.

Roberto Guidotti

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