lunedì, Agosto 15, 2022
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Petrolini, Discepolo e De Rosa del 23 luglio alle 16.50 su Rai 5: “Mustafà”

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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Ettore Petrolini, Discepolo e De Rosa del 23 luglio alle 16.50 su Rai 5: “Mustafà

Per il Grande Teatro di Ettore Petrolini , Discepolo e De Rosa in TV oggi pomeriggio sabato 23 luglio alle 16.50 su Rai 5 andrà in onda la commedia “Mustafà” nella versione trasmessa dalla Rai nel settembre 1977 con la regia di Maurizio Scaparro.

Di Ettore Petrolini da A. Discepolo e R. I. De Rosa adattamento televisivo Belisario Randone regia Maurizio Scaparro scene Gaetano Castelli costumi Roberto Francia con Mario Scaccia, Adriana Innocenti, Adriana – Zanese, Roberto Bonanni, Dino Curcio, Edoardo Sala, Alberto Sorrentino. – Regia di Maurizio Scaparro.

Ettore Pasquale Antonio Petrolini (Roma12 gennaio 1884 – Roma29 giugno 1936) è stato un attorecabarettistacantantedrammaturgosceneggiatorecompositore e scrittore italiano, specializzato nel genere comico. È considerato uno dei massimi esponenti di quelle forme di spettacolo a lungo considerate teatro minore, termine con il quale si identificavano il teatro di varietà, la rivista e l’avanspettacolo.

La sua importanza nel panorama del teatro italiano è ormai pienamente riconosciuta. Riassumendo in sé l’attore e l’autore, Petrolini ha inventato un repertorio e una maniera, che hanno profondamente influenzato il teatro comico italiano del Novecento.

Ettore Petrolini, “popolano del miglior lignaggio”, nacque a Roma, quarto di sei figli, al n. 6 di vico del Grancio, in una palazzina all’angolo con via Giulia (Rione Regola, un quartiere del centro di Roma al tempo molto popolare), da Anna Maria Antonelli e Luigi, un fabbro ferraio di Ronciglione, padre di eccessiva severità, con cui Ettore ebbe sempre rapporti difficili compensati dalle cure amorose della madre[1]. Frequentò fin da ragazzo i teatrini romani, improvvisandosi attore per divertimento. L’ambiente dei baracconi di Piazza Pepe, dove Petrolini fece le sue prime esperienze artistiche, è quello descritto più tardi nella sua commedia Il padiglione delle meraviglie (1924): personaggi curiosi e pittoreschi, imbonitori, finti selvaggi e fenomeni di ogni genere.

Conosciuto come “er roscietto de li Monti”, quartiere dove si era nel frattempo trasferita la famiglia, non volle frequentare la scuola né imparare un mestiere sebbene il padre fosse fabbro e il nonno materno falegname. Forse casualmente ferì a 13 anni un suo compagno e il padre per raddrizzarlo lo fece rinchiudere nel riformatorio di Bosco Marengo nei pressi di Alessandria dove per domarlo lo costrinsero nella camicia di forza e in una cella di rigore a pane e acqua.[2]. Una dura esperienza che Petrolini ricordò con toni accorati nelle sue memorie.

A quindici anni decise di lasciare la casa paterna per dedicarsi alla carriera teatrale. Il più antico riscontro documentario, a tutt’oggi verificabile, che attesti il momento dell’esordio artistico di Petrolini risale all’anno 1900 e conduce nel rione di Trastevere, nel teatro Pietro Cossa[3]. In seguito, si esibì in un teatrino di provincia, a Campagnano, nell’ambito della compagnia dell’impresario Angelo Tabanelli, come l’attore racconta in Modestia a parte:

«Il teatro di Campagnano era un vecchio granaio municipale ove, la sera stessa dell’arrivo, debuttai con la macchietta: Il bell’Arturo. Al refrain, misi un piede sull’estremità di una tavola dell’improvvisato palcoscenico, fatto di tavolacce male inchiodate e che posavano su due cavalletti. Il mio peso fece sollevare una tavola e andai a finire di sotto con una elegantissima lussazione a un piede. Il pubblico, regolarmente, si divertì un mondo e chiese il bis, mentre io piangevo dal dolore e dalla rabbia. Fu l’inizio del mio destino. Mi accorsi che ero veramente votato all’arte comica.»

Ettore Petrolini nel 1918

Dopo quest’esibizione non proprio trionfale, il giovane Ettore continuò la sua gavetta nei teatri popolari, ma anche in alcuni caffè-concerto di buon livello, come il Gambrinus e il Morteo di Roma. Petrolini stesso, molti anni dopo, descrisse l’ambiente in cui aveva mosso i primi passi:

«Io provengo, e lo dico con orgoglio, da una piazza di pubblici spettacoli: Piazza Guglielmo Pepe, e da lì nei piccoli caffè-concerto, dove in fondo a quei bottegoni c’era sempre un palcoscenico arrangiato alla meglio: poche tavole, molti chiodi, e quattro quinte, fondale di carta, con quasi sempre dipinto il Vesuvio (in eruzione, naturalmente), ed ecco l’elenco artistico: prima esce lei, poi esce lui, poi escono tutti e due insieme, ricomincia lei… e così via di seguito fino a mezzanotte: il tutto intercalato da uno sminfarolo al pianoforte.»
(Un po’ per celia, un po’ per non morire…, 1936)

Anche nel libro Bravo!Grazie!! Petrolini si soffermò sugli anni della gavetta artistica:

«Fu una vita selvaggia, allegra e guitta, e un’educazione a tutti i trucchi e tutti i funambolismi davanti al pubblico, che magnava le fusaje (i lupini) e poi tirava le cocce (le bucce) sur parcoscenico al lume de certe lampene (lampade) ch’ er fumo spargeva dappertutto un odore da bottega de friggitore»

Nell’introduzione allo stesso libro Bravo!Grazie!!, descrisse le difficoltà che riscontrò nel rapporto con il pubblico a causa anche di una congiuntura storico-politico-culturale particolare:

«Nel periodo della musoneria italiana in cui un buon attore non era considerato tale se non si prestava alle parti lacrimose, io passai come un buffone distinto. Mi venivano a sentire per esclamare Quant’è scemo!»

Nel 1903, appena diciannovenne, Petrolini incontrò Ines Colapietro, che sarà per molti anni sua compagna di lavoro e di vita, nonché madre dei suoi figli Renato e Oreste. Ines, che aveva allora solo quindici anni, era stata ingaggiata come cantante dal Gambrinus di Roma, insieme alla sorella Tina. Ettore ed Ines formarono la coppia comica Loris-Petrolini, che si scioglierà, in modo piuttosto traumatico, alla fine dell’estate del 1911[4]. Nel settembre 1911 infatti Ines, esasperata dai tradimenti di Ettore, lo lascia e se ne va a Napoli con il comico Gustavo De Marco (un grande artista a cui il grande Totò deve gran parte delle sue macchiette) lasciando i figli a Roma perché “avevano un avvenire più garantito accanto al padre”[5].

Foto interna: https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=/articoli/2022/03/Una-maratona-tv-per-la-Giornata-mondiale-del-Teatro-9b853628-5008-48c1-b405-4c472661f7ee-ssi.html

Foto esterna: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/5/52/Ettorepetrolini15.jpg