martedì, Giugno 6, 2023
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Tolstoj, la Russia e l’oscuro presente

Nella Russia ottocentesca gli scrittori esercitavano un peso morale, sociale e spirituale che non aveva eguali in Europa. Uno dei più famosi Lev Tolstoj, fu nella parte finale della sua vita un “rivoluzionario” potente e temutissimo dalle autorità zariste ed ecclesiastiche. Né Dickens in Inghilterra, né Flaubert in Francia per fare qualche esempio, benché riconosciuti come eccellenti narratori, esercitarono mai un’influenza così potente nella coscienza civile e morale della nazione. Il suo credo fatto di un radicalismo cristiano, santificato in epoca sovietica come una specie di socialismo ante litteram, lo portò a contestare sul terreno dottrinale e morale e politico la Chiesa e lo Stato. Già negli anni ottanta del diciannovesimo secolo, molti renitenti alla leva si costituiranno come seguaci del “tolstoianesimo”, non disposti di conseguenza, ad accettare armi e addestramento militare. Tolstoj fino alla sua morte, continuerà, senza mai riavvicinarsi alla Chiesa, ad incitare all’obiezione di coscienza e alla diserzione come strumenti pacifici per combattere la violenza dello Stato e per contrastare le guerre.

Che cosa avrebbe detto e specialmente scritto l’autore di Guerra e Pace se oggi avesse assistito ai recenti fatti bellicosi e tragici? Ci viene insegnato da sempre, che con i se e con i ma non si fa la storia. Eppure analizzando i testi di Tolstoj anche su base teoretica, si possono giungere a conclusioni abbastanza verosimili su quello che avrebbe pensato e sicuramente esternato lo scrittore oggi.

All’indomani dello scoppio della guerra Russo-Giapponese del 1904, Tolstoj rivolse un appassionato e inutile appello alle parti in guerra e alla popolazione in generale per evitare il conflitto e lo spargimento di sangue. Nel suo pamphlet dal tema Ricredetevi! scrisse: “Ma come gli uomini sedicenti illuminati, possono essi propagare la guerra, concorrervi, parteciparvi e, quel che è più terribile, senza esporsi ai pericoli della guerra, spingervi, mandarvi dei disgraziati fratelli ingannati? Queste persone sedicenti illuminate, senza parlare neppure della legge cristiana, se la professano, non possono ignorare tutto ciò che fu ed è scritto, tutto ciò che fu detto e che si dice della crudeltà, dell’inutilità, dell’infamia della guerra”. Tra le cause dell’inutile carneficina che si profilava indicò senza remore le responsabilità: “E inebetiti dalle preghiere, dai sermoni, dai proclami, dalle processioni, dalle immagini, dai giornali, la carne da cannone, centinaia di migliaia di persone vestite tutte uguali, con varie armi omicide, lasciando genitori, mogli, figli, con l’angoscia nel cuore, ma con una spavalderia montata, si dirigono lì dove, rischiando la morte, commetteranno l’atto più tremendo: l’omicidio di persone che loro non conoscono e che non hanno fatto loro nulla di male.”

Se si considera il corpus completo degli scritti di Tolstoj – compresi quelli della sua giovinezza quando era di stazza come ufficiale militare a Sebastopoli – è facile capire che il diniego assoluto verso la guerra esulava dai confini nazionali e coinvolgeva tutte le guerre del mondo, considerate “assurde”, “inutili”, “immorali”, “insensate”, in contrasto “soprattutto con Cristo…e la fratellanza degli uomini e sull’amore verso Dio e gli altri”.

Lev Tolstoj muore nel 1910, scomunicato dalla Chiesa Ortodossa senza nessuna intenzione di ravvedersi, neanche in punto di morte. Fu sepolto in un bosco a Jasnaia Poljana senza croce come era nelle sue volontà.

Dopo la sua conversione spirituale si impegnò tra le altre cose, a salvare i piccoli gruppi di ispirazione evangelica angariati dalle autorità e dalla chiesa ortodossa, con lettere di protesta ai giornali russi e stranieri e con sottoscrizioni di denaro per farli emigrare e sottrarli alla persecuzione dello Zar e delle autorità. I proventi di opere come Resurrezione, Il diavolo e Padre Sergio furono devoluti per aiutare i piccoli gruppi cristiani non allineati alla fede ortodossa a scappare dalla Russia.

Anche per questo, tornando al presente, allo scrittore forse sarebbero piaciuti i Testimoni di Geova – banditi nella Federazione Russa dal 2017-  per le simmetrie tra il suo cristianesimo personale, quasi nestoriano e alcune idee del gruppo che fa della rigorosa neutralità politica e del rifiuto alla violenza una caratteristica rilevante. Peculiarità questa che li ha spesso portati subire e a resistere stoicamente alle repressione di molti governi nel ventesimo secolo. E’ interessante che i testimoni di Geova esiliati forzatamente da Stalin e compagni nei gulag sovietici, leggevano attentamente i romanzi di Tolstoj, infarciti di passi evangelici, che estrapolati dal contesto narrativo, fungevano da esortazione, stimolo e rafforzamento della scelta che in quel momento comportava prigionia e sofferenza.

Oggi i testimoni di Geova in Russia vengono considerati estremisti al pari di membri dell’Isis o di gruppi neonazisti, nonostante i governi e le istituzione sovranazionali abbiano condannato questa scelta perché assolutamente priva di elementi probanti. Non solo: la Costituzione Russa all’articolo 28 permette l’esercizio e nientemeno la diffusione o proselitismo della propria fede religiosa. Eppure centinaia di appartenenti del gruppo vengono fermati, processati, arrestati; in alcuni casi picchiati e torturati. Alcuni di loro sono stati condannati a una pena di otto anni di carcere, uno in meno rispetto a quella comminata all’oppositore Alexey Navalny.

Il protagonista di Resurrezione, il principe Nehljudov, alter ego di Tolstoj, nella conclusione del romanzo decide di dare una svolta alla sua esistenza: “Cercate il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù. Eccolo dunque il compito della mia vita”.

Curiosamente parole che combaciano con le idee dei Testimoni di Geova e con le numerose affermazioni dei maltrattati – come riportato nel loro sito ufficiale – che malgrado l’oppressione fanno della fede un baluardo evidentemente difficile da abbattere.

 “Noi moriamo soltanto quando non riusciamo a mettere radice in altri” scriveva Tolstoj. Parole sincere e quanto mai attuali.

Roberto Guidotti

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