Franco Leggeri Castelnuovo di Farfa

Lazio

Castelnuovo di Farfa-Elezioni Amministrative 2026- Esiliati castelnuovesi “Allonsanfàn”

Castelnuovo di Farfa (Rieti)-“Allonsanfàn”è un titolo di inimmaginabile presunzione. Evoca la Marsigliese, oppure il famoso film dei fratelli Taviani. Ma per noi vecchi ragazzi castelnuovesi ,con il cuore a sinistra, è sinonimo di libertà. Noi castelnuovesi che viviamo esiliati nel“lager dei lebbrosi politici ”cosa possiamo fare se non sperare di poter recidere questo filo spinato? Tutti noi pensiamo, tutti noi abbiamo delle idee. Queste idee possono essere buone o cattive, tristi o allegre, mediocri o geniali, resta il fatto che l’essere “prigioniero” nella tua madre terra accende una malinconia  che si traduce in una battaglia interna .  La solitudine, il peso  della solitudine, si diffonde  come un’ombra nell’anima. Poi il tuo spirito reagisce , ribalta gli eventi negativi della catastrofe interiore e nonostante gli accadimenti contrari  riesci , con lo scrivere, a sconfiggere la malinconia che infine  si dissolve. Dalla sconfitta esterna  nasce la vittoria intima , la liberazione . 

Qualcuno estraneo alla nostra  Storia ha scritto che a Castelnuovo :”si respira un clima democratico “ . Logicamente questa celebre penna viene da un’altra realtà e qui ha trovato, sicuramente, un buon vino e “panutella&salcicce a gogo ”. Allora  gentile signore ci faccia il piacere , si goda l’aria fresca e non confonda la Democrazia con la “Sagra delle Fregnacce”  .

Queste elezioni amministrative potrebbero essere portatrici di una sorta di “Grazia culturale” e forse un varco aperto nella LINEA LIVIDA che circonda Palazzo Perelli. Ovviamente tutto verrà deciso nelle urne elettorali. Spero che il giovane Gregorio Maria Mattei esca vincitore da questa tornata elettorale. Perché Gregorio? Perché forse , lo spero, non è oscurato mentalmente e sembra che  sia ,visto il suo interesse per la biblioteca e per la Poesia, culturalmente anni luce avanti al Zonetti  il quale ci lascia un Castelnuovo frantumato ed un deficit di modernità di almeno 50anni rispetto agli altri borghi della Sabina, vedere Mompeo e Salisano. Zonetti è arrivato a Palazzo Perelli a capo di un “triste listone unico” senza opposizione e di tragica memoria. Spero che questa dittatura della maggioranza , 54%, – 46 % astenuti dal voto, abbia termine. La vittoria di Gregorio Maria Mattia   credo che sia  il primo evento politico positivo per Castelnuovo in questo quarto di secolo. Per noi esiliati oltre la LINEA LIVIDA è forse solo una possibile speranza.

Franco Leggeri, castelnuovese

Poesia da “Murales Castelnuovesi “–

Castelnuovo non può arrugginire

come un vecchio metallo abbandonato

e sepolto ai bordi di un ricordo.

Castelnuovo attrae sempre la luna

che emerge dall’estate smarrita

nel profumo dell’erba e del vino.

Castelnuovo è aria in una trappola d’amore

dolce come l’uva passa ai bordi della cena.

Castelnuovo è un pomeriggio qualunque

mentre il tempo scorre come l’acqua

che evapora tra i ciottoli delle sue vie.

È questo il tempo impetuoso e calmo,

ma imprevedibile come gli occhi dietro le finestre

che raccontano una storia e la depositano nel ricordo

della poesia che sono sguardi e segreti

da regalare alle mani dei bambini.

Castelnuovo è il rimpianto, è l’abbraccio

che imprigiona i sogni più belli

che si lasciano cullare assieme alle foglie d’ulivo

dalla brezza che viene dall’anima .

Così nelle notti passate a raccogliere le gocce di rugiada

per dissetarmi, poi, nei silenzi illuminati dalla luna

tornano le voci amiche che trasportano

la musica e il grido nell’eco della Valle del Farfa

Franco Leggeri-I tetti di Castelnuovo di Farfa, il mio Dedalo.

Scoprire, o riscoprire Castelnuovo, cercando di aver gli occhi disincantati, mi permette comunque di vederne l’anima del mio Dedalo la più popolare, la più vissuta dalla gente comune. Scopro e riscopro, nuovo punto di vista, dopo tanti anni i vicoli del mio “Borgo Dedalo”, dove ho trascorso l’infanzia e la mia giovinezza che, nell’età dell’incoscienza, appare eterna. Se da adulti, in modo crudo, ci rendiamo conto che la vita passa in fretta, ci consola il pensiero che l’eterno rimane non nella materia, ma nelle vibrazioni, nelle sensazioni che aleggiano intorno a noi e che percepiamo secondo la nostra sensibilità e i nostri stati d’animo. Ora, osservando i tetti, vale la pena ricordare e raccontare e magari riflettere su queste nuove sensazioni che danno i tetti di Castelnuovo. Quante cose sono cambiate in queste vie , tante persone ,attori nella mia fanciullezza, non esistono più, altre sono invecchiate e altre ancora sono lontano altrove a cercare una vita diversa . E’ strano cercare dai tetti, di aprirli, e vedere, nei ricordi, le persone che abitavano la casa, scoprire l’atmosfera, rivivere gli stati d’animo con occhi diversi, con esperienza ,“lunga esperienza della vita”, reinventare ed animare anche i più piccoli dettagli del quotidiano la vita semplice e minimalista di una volta.

Vedo le vie di Dedalo là dove diventano più ripide, più stette , gli incroci e giù per i vicoli e scalette e ancora piccoli cortili e scale buie, soprattutto d’inverno. Nel mio paese, nel mio Dedalo ora sono cambiate molte, moltissime cose forse troppe .Sono cambiate le persone, le case, anche le storie non sono più le stesse. Ma il “Borgo Dedalo” , il mio Castelnuovo , quello carico di storie scritte su di epigrafi marmoree “inchiodate” nella mia anima. Queste storie, immutabili e solide, che parlano e raccontano alla mia memoria, come una canzone poetica infinita ,di un Castelnuovo tramontato per sempre. Il mio paese, Castelnuovo, il mio Dedalo è un posto così sconosciuto alla “nuova gente” che ora lo abita e lo “consuma” e che ne distrugge il verde e la sua storia. La “nuova gente” che non ha l’abitudine di menzionarne il nome del mio Dedalo. La “nuova gente” non può ricordare la musica , dolci suoni, che uscivano da ogni porta , non può godere il trionfo e la purezza dei sogni che nascondono i cuori carichi di emozioni che creano le case del“mio paese”

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Arte, Cultura e SpettacoliLazio

Addio alla pittrice Marta Czok, l’Arte come testimonianza della condizione umana

Si è spenta lo scorso giovedì 6 Febbraio la pittrice Marta Czok. La sua vita si è conclusa all’improvviso, con un arresto cardiaco mentre lavorava sulla sua ultima tela.

Marta Czok (1947-2025)nacque a Beirut da una famiglia polacca che, all’esito della Seconda Guerra Mondiale trovò asilo politico a Londra, passando attraverso l’Egitto. Marta Czok studiò alla St Martins School of Art, selezionata ripetutamente per la Royal Academy Summer Exhibition. Negli anni Settanta, si trasferì in Italia dove sposò Valter Scarso, con cui, in oltre cinque decadi di lavoro, stabilì la sua carriera artistica. Le opere di Marta Czok, collezionate ed esposte in tutto il mondo, si contraddistinguono per la loro vena ironica, attraverso la quale ha espresso le sue riflessioni pungenti sull’ingiustizia sociale, l’importanza della democrazia e del pensiero libero, la critica alle istituzioni e alla guerra, l’esperienza vissuta di migrazione e il diritto umano ad avere un posto da chiamare “casa”.

Marta Czok-VISITORS_

Molti dei suoi ammiratori e collezionisti ricordano le sue opere per il senso di speranza che comunicano: il suo commentario politico si alternava volutamente a scene di vita comune, la gioia nella convivialità, gli spaccati di vita domestica, il senso dell’umorismo come strumento di resilienza.

Negli anni, diversi sono stati i progetti e le collaborazioni che hanno segnato la sua carriera, tra cui Alitalia per l’Arte, l’Ambasciata Francese presso la Santa Sede, l’Ambasciata di Polonia a Roma, l’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, il Ministero della Cultura, Museo Macro e Museo Carlo Bilotti a Roma, l’Albemarle Gallery di Londra e Centrum Spotkania Kultur a Lublino. Nel 2008, la televisione nazionale polacca TV Polonia le ha dedicato un documentario nel quale si evidenziava il rapporto tra il suo lavoro e la Seconda Guerra Mondiale.

Marta Czok- La Fune

Dal 2021, la Fondazione Marta Czok ha rafforzato la sua missione, creando diverse retrospettive, che includono, negli ultimi mesi, le mostre URBE a Palazzo Montecitorio, DE INNOCENTIA al Complesso di Vicolo Valdina, O NAS al Konstancinski Dom Kultury in Polonia, ARCHĪVUM a Palazzo Mathis di Bra e infine la mostra EX_PATRIA nella sede di Venezia della Fondazione. Quest’ultima mostra, curata dal figlio Jacek Ludwig Scarso, affrontava l’esperienza di migrazione e di eventi bellici e fu selezionata dalla rivista Contemporary Lynx come una delle migliori mostre durante la Sessantesima Biennale dell’Arte.

 Ultimamente stava lavorando su nuove mostre in Italia, in Polonia e nel Regno Unito, tra cui una collaborazione con AVR London e Anise Gallery per rivisitare i suoi lavori storici attraverso la realtà virtuale. In questo momento, le sue opere si possono visitare a Venezia con la mostra THE WINDOW e a Castel Gandolfo, dove la Fondazione Marta Czok ha creato la sede della sua Collezione Permanente. Le sue ultime interviste furono per Exibart e per il programma Stato dell’Arte, condotto da Cesare Biasini Selvaggi.

La Fondazione continuerà a portare avanti la sua missione: creare un dialogo profondo tra arte e società, attraverso il suo archivio storico e le future retrospettive, in parallelo a progetti di collaborazione con artisti, curatori e istituzioni in tutto il mondo.

Comunicato stampa Pubblicato il 10/02/2025

 

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LazioRivista d'Arte Online

Franco Leggeri- Castelnuovo di Farfa-“La vita nel Borgo”-

Castelnuovo di Farfa-“Come si può ricostruire , immaginare la vita nel Borgo di Castelnuovo di Farfa-“? Se fossi stato un cronista del diciannovesimo secolo ,inviato da un giornale, questo sarebbe il “pezzo” che avrei, probabilmente, inviato alla redazione . Franco Leggeri- Castelnuovo di Farfa-“La vita nel Borgo”-Dalla fine del 1800 sino agli anni 1960-

Castelnuovo di Farfa (RIETI)

Castelnuovo di Farfa- 1889- (la data è stampata sulla foto)- Castelnuovo , la vita tranquilla del Borgo,il silenzio di piccole piazze (la piazzetta) e delle vie strette fra muri di pietre sono animate dai rumori “di una vita tranquilla”, la gente impegnata nel proprio lavoro, svolge le proprie faccende “con ritmi non affrettati ”. Il tempo ,nel Borgo di Castelnuovo, è segnato dalle stagioni e le stagioni hanno inizio con feste religiose come, ad esempio, la festa di ottobre, LA FESTA DELLA QUINDICINA , oppure la festa di San Filippo in primavera ed ancora la Festa della Madonna degli Angeli nel mese di  agosto. Il mercato, la fiera, sono ricorrenze importanti per l’economia agricola del Borgo, oggi diremo :“Si capitalizza e trasforma in liquidità , moneta, il lavoro.” La Fiera-Mercato è un appuntamento molto importante per i castelnuovesi; infatti la compravendita del bestiame o il commercio minuto dei generi di prima necessità non prodotti dall’economia locale diventano “scorte strategiche” da immagazzinare sia per le attività agricole sia per la vita domestica .

Al report si potrebbe allegare la foto della “TORRE DELL’OROLOGIO “. Nella foto si vedono le case con le facciate annerite dal tempo, e anche dall’abbandono(1). Al Centro si è riunito un gruppo di donne, bambini e anche due ciclisti, le biciclette probabilmente con le gomme piene ,ricordiamo che le strade non erano asfaltate, ma pavimentate con un misto di cava (2). Tutti i castelnuovesi sono incuriositi dalla complessa attrezzatura del fotografo, cavalletto ecc., spettacolo inconsueto per l’epoca , specialmente per i borghi tagliati fuori dai processi di industrializzazione e, quindi, dal progresso. Oggi il centro storico di Castelnuovo è pressoché immutato, salvo la casa parrocchiale (orrenda) costruita negli anni ’50 o primi anni ’60, per la realizzazione di questo edificio si è dovuto demolire l’antica bottega del falegname Asterio (3). La bottega demolita la ricordo con affaccio su di un piccolo piazzale, antistante palazzo Perelli, con al centro una vecchia macina di un frantoio.

Note-

(1) A proposito di facciate annerite. Ricordo , spero di ricordare bene, che fu emanata, sul finire degli anni 1950, un’ ordinanza , Sindaco Mariano Proietti, con la quale si ordinava il rifacimento delle facciate di tutti gli edifici con affaccio su via Roma.

(2 ) La prima pavimentazione bituminosa di via Roma fu realizzata ,sempre Sindaco Mariano Proietti detto “U’ SINDICU MARIANO” negli anni ‘50. Chiudo la nota ricordando che la pavimentazione di via Roma , misto di cava, veniva, in estate, regolarmente innaffiata dal Signor LUIGI PADRONETTI il nonno della nostra amica SONIA PADRONETTI.

(3)- il falegname ASTERIO DE SANCTIS aveva partecipato alla guerra di Libia del 1912. Mia nonna ,Marietta Palombi Mei, ricordava, lei allora bambina, che aveva incontrato -“ ghiò ne du curve” -Asterio che tornava ,a piedi, vestito da militare, dalla stazione di Poggio Mirteto, a casa. Altra nota interessante , da ricordare è che il nonno di Asterio era il signore addetto alla chiusura delle porte di Castelnuovo: Porta Fonte Cisterna, Porta Castello e LA PORTICINA questo è un’altra storia che mi è stata “raccontata” dal Signor FRANCO MALFRANCI.

I brani sono tratti  dal libro di Franco Leggeri – Castelnuovo, la riva sinistra del Farfa.

MURALES CASTELNUOVESI

Sulla vecchia cote dei ricordi affiliamo lame di impossibili rivolte. Abbiamo grattato terre incolte con il chiodo del primitivo, seminando speranze di poveri. Spartendo i raccolti con il padrone è rimasta la rabbia dei figli e l’aia deserta.

Anche in noi, questo furore taciuto riporta a scelte lontane, quando vita, giovinezza e volti di ragazzi inebriati di troppa ingenuità tutto bruciammo. Solo per amore. Bastasse questo pugno di anni (paura e speranza della sera) per ritoccare quella bilancia e non imbastire cupi silenzi su mani stanche, ma golose di sole.

A Castelnuovo mattini uguali e incerti come aste sul quaderno di stagioni incolori, quando il silenzio diventa eresia, e l’antico ripetersi scava sentieri tra le pietre scritte, e il rito del ritrovarsi tra il vuoto di assenze che pesano – già affiora il dire: questa è l’ultima volta – resta, ancora, da capire la somma dei perché, mentre la nebbia nasconde l’oblio.

Non ha senso la Storia . Anche quella che si scrive nel bronzo e le stagioni rigano di una patina verde (ora, che dissolti i cristalli di lacrime, alza soltanto steli di pietra e grovigli di lamiere), anche quello che è stato, e furono parole e musica e canti nati nei bivacchi e folla e bandiere, e tutti a premere l’erba sul cuore dei morti: anche l’amore di allora e le schegge di verità ( forse, anche i giuramenti), adesso, non hanno più senso.

Il tempo, con il volto di rigattiere, ha raccolto le cose vecchie districando dai rami brandelli incolori, lembi di aquiloni e frammenti di foglie stinte di speranza. Castelnuovo nel cuore, i ricordi, le speranze, le lotte vecchie e nuove e ancora giorni senza tregua ,bivacchi per nuove battaglie e strategie per nuovi obiettivi.

Brano da ” Il vecchio e il giovane nella storia , Castelnuovo per sempre. Castelnuovo nel cuore.”dalla raccolta di Poesie – “MURALES CASTELNUOVESI” di Franco Leggeri .

Castelnuovo di Farfa  il corrosivo “VERBA”

– Ai castelnuovesi della mia generazione come dice Pasolini :”non era concesso sperimentare il conformismo dei giovani ribelli”. Noi che siamo nati solo come “carne” siamo dovuti nascere anche come “spirito”  poi, nel distacco adolescenziale, abbiamo anche sperimentato la ribellione, ma fu difficile ribellarsi contro il “vuoto”. Noi giovani castelnuovesi riuscimmo a schiuderci e da larve ci ritrovammo a volare , ci fu chi atterrò lontano e chi vicino; chi  ebbe  la forza di tornare e chi si è invece disperso nell’infinito cielo.

Sono tornato , molto spesso,  nel mio Dedalo, nei miei vicoli e nelle mie vie circolari , raggi che partono dal totem che è la “Fontanella  della Piazzetta” .

Ho vissuto e camminato nella notte castelnuovese, quando  i veli del silenzio mostrano i disegni, tratti di pennellate di colore  indefinito che sono lasciati dal pianto della terra. I miei vicoli di Castelnuovo sono per me arterie che alimentano i pensieri per poi arrivare  alle radici del tempo passato. Allora i ricordi diventano , a volte, il mio pane della tristezza, ma  anche l’humus  dove sboccia la tenerezza , la fragilità, della mia poesia.

Ora che sono al crepuscolo della mia vita devo riordinare le parole, i segni e, con saggezza, dividerli dalle “chiacchere” e dal rumore interiore prodotto dai veli che si agitano all’alito della luna castelnuovese.

La luna  che illumina via Coronari e via Garibaldi sino al totem della Piazzetta dove dalla Fontanella  sgorgano fiumi di Ricordi e la “grammatica” che alimentava il sogno di un “posto” diverso .

Noi ragazzi di allora avevamo le unghie forti che si  conficcavano nell’anima  per trovare la forza di annullare il distacco.

Abitare le parole è diventato un esercizio , anche testimonianza, per trasformare  il pensiero in immagine e i paradossi in “profili” di letture.

Se i ricordi diventano racconti estrapolati dai colori macinati e prodotti da meccanismi che non rispettano le regole  ecco, allora,  che la forza dirompente  dei personaggi iniziano  a muoversi e a intravedersi nella rete di Dedalo. Escono allora dal letargo le barche cariche di pensieri è così che la penna entra nell’inchiostro della navigazione  e il contesto innovativo esce dall’esperimento e e il viaggio della penna prosegue, naviga, nelle motivazioni degli “abissi profondi” in questo mare aperto che offre la visione “larga” necessaria per scrivere e descrivere  “l’Orgoglio Castelnuovese”. L’Orgoglio è la volontà libera racchiusa nell’irrazionale dove le azioni non sono trappole, ma pluralità costruttiva all’interno di spazi di libertà “liquida”. Noi castelnuovesi riusciamo a scoprire il vero volto del nemico, il vigliacco dietro le quinte , verme serpente nascosto nel letame dei suoi residui organici.L’Orgoglio dei castelnuovesi è stata la forza di cancellarsi dal volto quella atavica paura  e con coraggio hanno saputo attraversare le frontiere del servilismo.

Si può leggere ancora il racconto di intere generazioni che hanno inciso i frammenti dei loro racconti nei campi arati , fertili, ma protetti dall’oro del silenzio.

Nelle notti si possono ascoltare le voci dei  contadini di Castelnuovo:“………I sospiri, le vibrazioni e il ritmo della vita umile dei contadini che attendono una nuova alba. Sogni soffocati dalla stanchezza, attimi di gioia strappati all’impossibile. Gli assoli di note fuggite a cavallo di onde distese sul pentagramma, dove le note sono gocce di sudore di una vita che si consuma nel breve  segmento di un riposo povero , dopo una cena avara…….”

Brano dalla raccolta Muralese Castelnuovesi di Franco Leggeri.

Castelnuovo di Farfa-Metti un pomeriggio di ricordi.

Castelnuovo di Farfa-“Se un Castelnuovese abita a Roma, ve ne sono moltissimi, nei fine settimana o per qualsiasi altro motivo decide di lasciarsi alle spalle rumori, stress e cemento dove andare se non in Sabina . E innegabile che la mente e il corpo si distendono immergendosi nel “morbido” paesaggio collinare , ma come descrivere , trovare le parole, il piacere di “affogare” gli occhi e l’anima tra gli uliveti . Tornando in Sabina , a Castelnuovo, ritrovi sepolti sotto uno strato spesso di fogli polverosi, migliaia di immagini archiviate nella memoria. Questi fogli si sono stratificati e appiccicati l’uno all’altro, ma è ancora leggibile lo scritto. Qui a Castelnuovo ritrovi i volti del passato vedendo i giovani che corrono per la piazza. Certo a Castelnuovo , tappa intermedia tra passato e futuro, scopri che puoi ancora incontrare un sorriso e chi crede ancora nella stretta di mano. Si , qui a Castelnuovo puoi incontrare ancora un sorriso che si allarga e ti viene incontro per una stretta di mano per dimostrare , a me, che esistono ancora ricordi e voci che hanno segnato , inciso, le notti castelnuovesi senza lampioni. Disperdi l’ansia quotidiana, ma ricordi e rivivi l’ansia di guadagnarsi il futuro , proprio qui dove hai costruito il timbro della rabbia e lo slancio per la lotta. E’ qui che mi chiedevo cosa ci fosse oltre l’orizzonte, ma non è questo il giorno, oggi, per essere l’archeologo del ricordo. Ormai, forse, solo la Poesia ha un effetto tellurico e carnale che sa trasformare il mio tempo. Il “tempo differente” in tempo di Poesia; di salvezza e di recupero di tutto ciò che l’uomo perde nel suo allontanarsi dall’infanzia, beata età dell’innocenza, che nella memoria poetica diventa un luogo di simboliche appartenenze. Qui a Castelnuovo di Farfa, le fragili figure dei sogni rivivono , sono ferite, le più insanabili ferite, fatte di carne e di sangue. Ferite, sogni feriti che incontro nei vicoli di Dedalo (Castelnuovo) con un destino , un tragico destino di dolore, ma forse questa è una storia di ordinaria follia dove il pathos si genera in stigmatiche narrazioni che, poi, riesco sempre a diluirsi nella “retorica dei sentimenti”. Ai primi segni di pioggia va in frantumi, nel mio ricordo, il mondo arcadico, bucolico, ma fragile come un presepe di cartapesta. Ora a Castelnuovo regna la stirpe della “razza carnefici”, a Castelnuovo sono escluso, sono l’intellettuale-poeta, con la testa tra le nuvole e nel cuore i versi di una poesia. Si, è vero riesco ancora a sentire tra i vicoli di Dedalo le canzoni ingenue e sentimentali dell’anteguerra. E’ ora di andare ,ma resterò sempre col cuore castelnuovese. E ora lancio lo sguardo verso questo cielo carico di nubi e di spazi azzurri , sembra un cielo di Raffaello, dove le leggi della natura mescolano la vita e morte anche nel misto colore di un pomeriggio qualunque passato qui a Castelnuovo”.

Brano da Murales Castelnuovesi – Franco Leggeri

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