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Laureati nelle Marche: le percentuali degli ultimi anni

Laureati nelle Marche: le percentuali degli ultimi anni

Ancona – In Italia il tasso di giovani laureati nel 2025 era pari a 31,1%. È il secondo valore più basso in Europa (dopo la Romania), di quasi 14 punti percentuali più basso rispetto alla media europea. Il sito openpolis.it ha analizzato gli ultimi dati disponibili in questo settore.

Nonostante nel 2025 fosse fanalino di coda a livello europeo, l’Italia registra un aumento costante dei giovani laureati. Tra il 2017 e il 2025, il dato è aumentato di 4,2 punti percentuali, passando dal 26,9% al 31,1%. Naturalmente va considerato il divario territoriale. Di fatto in 81 province si è registrato un aumento. Ci sono 4 regioni in cui tutte le province riportavano un incremento delle persone con la laurea: Calabria (che passava da un’incidenza del 21,6% al 25,5%), Umbria (dal 29,2% al 35,3%) e Valle d’Aosta (dal 26,7% al 30%)e le Marche (dal 28,3% al 33,5%).

Vediamo meglio la situazione nelle province marchigiane, riassunta in questa tabella:

ProvinciaPercentuale 2024Percentuale 2018Differenza
Pesaro/Urbino27,8%27,7%0,1%
Ancona34,4%29,7%4,7%
Macerata36,1%24,8%11,3%
Fermo28,1%27,3%0,8%
Ascoli Piceno41,4%32,7%8,7%

Come si evince dalla tabella, l’incremento varia da una provincia  un’altra. quasi nullo in provincia di Pesaro/Urbino, notevole nelle province di Macerata e Ascoli Piceno. Quest’ultima è la provincia con il numero più altro di laureati nella fascia terziaria (25 -35 anni).

A livello provinciale, come abbiamo già detto, i laureati erano in crescita in 81 territori su 107. Erano 6 quelli in cui gli aumenti erano superiori ai 10 punti percentuali: Ravenna (18,5 punti percentuali, da 21,8% a 40,3%), Enna (12,4, da 19,7% a 32,1%), Livorno (29,2, da 17,6% a 29,2%), Macerata (11,3, da 24,8% a 36,1%), Padova (10, da 31,1% a 41,1%) e Vibo Valentia (10, da 13,5% a 23,5%). Le diminuzioni maggiori si registrano invece a Rieti (-10,6, da 34,5% a 23,9%), Siracusa (-6, da 21,2% a 15,2%) e Pavia (-5,4, da 30,7% a 25,

Laureati e divario economico

Nel 2023 l’Ocse ha provato a quantificare tali divari per le persone che provengono da contesti svantaggiati. Se è vero che, considerando la fascia d’età compresa tra 25 e 44 anni, sono aumentati rispetto al ciclo precedente d’indagine, rimane comunque ampio il divario rispetto a chi proviene da contesti più agiati, in particolar modo se si confrontano i figli di chi ha già una laurea con quelli dei non laureati. Sempre secondo l’Ocse, nei paesi analizzati, la differenza tra le due categorie è di circa 20 punti percentuali in Svezia e Danimarca e supera i 45 in Polonia, Portogallo, Ungheria e Italia, dove si oltrepassano i 50 punti percentuali.

Nonostante il miglioramento della situazione, siamo ancora lontani dall’obiettivo europeo – si legge nel sito openpolis.it – e l’Italia è comunque uno dei paesi Ocse dove le differenze di accesso tra le famiglie più agiate e quelle meno agiate sono più marcate. Per continuare su questo percorso di crescita, è importante mettere in campo politiche mirate per garantire l’accesso a tutti coloro che vogliono proseguire gli studi dopo le scuole superiori, a prescindere dalle proprie condizioni socioeconomiche di origine.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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Posti asili nido: non sufficiente la copertura nelle Marche

Posti asili nido: non sufficiente la copertura nelle Marche

Ancona – La direttiva europea prevede almeno una copertura del 45% tra la domanda e l’offerta per i posti di asilo nido. In Italia sia arrivasolo al 31,6%. E si riesce ad arrivare a questi numeri con il 16,8 ogni 100 bambini dal settore privato contro il 14,8 dei servizi pubblici. Questi i dati del report 2026  Le equilibriste– La maternità in Italia”, realizzato da Save the Children.

Vediamo come stanno le cose nella regione Marche.Qui il dato totale è del 34,6% della domanda potenziale. A livello regionale le Marche si collocano all’11° posto. Il dato va anche qui suddiviso tra il 20,8 del settore pubblico e il 13,9 del settore privato.

La regione che fa meglio di tutti è l’Umbria con il 48,4% .Seguono l’Emilia Romagna con 44,4 posti ogni 100 bambini e la Valle d’Aosta con 44,3. In fondo alla classifica ci sono la Calabria con 17,3, la Sicilia con 15,5 e la Campania con 15,4. La regione con l’offerta pubblica più alta è la Valle d’Aosta, dove i nidi comunali hanno a disposizione 37,3 posti ogni 100 bambini. Mentre a contribuire al primato umbro ci sono i privati, che garantiscono 28,1 posti.

Più posti negli asili nido per sostenere le famiglie

Il dato relativo aipostidisponibili negli asili nido evidenzia una delle principali criticità che riguardano oggi le famiglie italiane e, in particolare, quelle delle Marche. La disponibilità dipostinei servizi per la prima infanzia non rappresenta infatti soltanto una questione legata all’organizzazione scolastica, ma incide direttamente sulla possibilità per madri e padri di conciliare la vita familiare con quella lavorativa.

Nelle Marche, nonostante una percentuale complessiva superiore alla media nazionale, il numero dipostidisponibili rimane ancora distante dall’obiettivo indicato a livello europeo. Il divario tra domanda potenziale e offerta rende necessario continuare a investire nella realizzazione di nuovipostie nel potenziamento delle strutture già esistenti, soprattutto nei territori dove l’offerta risulta più limitata.

L’aumento deiposti negli asili nidopotrebbe avere inoltre un effetto positivo sull’occupazione femminile. La carenza di servizi accessibili e sufficienti può infatti costringere alcune famiglie a rinunciare al lavoro di uno dei genitori, oppure a ricorrere a soluzioni private spesso più onerose. Garantire un numero adeguato dipostisignifica quindi sostenere concretamente le famiglie e creare condizioni più favorevoli per la permanenza delle donne nel mercato del lavoro.

Un altro aspetto riguarda la distribuzione territoriale deiposti. Non è sufficiente aumentare l’offerta complessiva regionale: occorre verificare che i nuovipostisiano disponibili proprio nelle aree in cui la domanda è maggiore. La programmazione degli interventi dovrà quindi tenere conto dell’evoluzione demografica, della presenza di giovani famiglie e delle caratteristiche dei diversi territori delle Marche.

La questione deiposti negli asili nidosi intreccia, infine, con quella della natalità. In un Paese che continua a confrontarsi con il calo delle nascite, investire nei servizi per l’infanzia può rappresentare una delle condizioni necessarie per rendere più sostenibile la scelta di avere figli. Aumentare ipostidisponibili significa offrire alle famiglie una maggiore possibilità di organizzare il proprio futuro senza dover scegliere tra lavoro e cura dei bambini.

Per le Marche, dunque, la sfida non riguarda soltanto il raggiungimento di una determinata percentuale, ma la costruzione di una rete di servizi capace di garantireposti sufficienti, accessibili e distribuiti in modo equilibratosul territorio. Un obiettivo che chiama in causa istituzioni regionali, Comuni e soggetti privati e che potrebbe incidere concretamente sulla qualità della vita delle famiglie.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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Scuole con palestre e piscine: quante in Italia e nelle Marche

Scuole con palestre e piscine: quante in Italia e nelle Marche

Ancona – Lo sport per i giovani è da sempre uno strumento fondamentale per lo sviluppo fisico, la socializzazione e l’apprendimento di valori come il rispetto delle regole e il gioco di squadra. Partendo da questo concetto accettato universalmente, diventa importante lo sport anche durante l’orario scolastico.

Ma quante scuole italiane hanno dotazioni come palestre e piscine per praticare sport ed esercizio fisico? Per comprenderlo, possiamo avvalerci degli open data del ministero dell’istruzione riportati nel sito openpoli.it; sono gli stessi enti proprietari degli edifici scolastici statali a indicare la presenza di dotazioni in questo senso, come una palestra o una piscina.

In Italia, su circa 40mila edifici scolastici statali, sono 15.067 quelli per cui è segnalata la presenza di una palestra o di una piscina (38,3%). Per 24mila non è dichiarata la presenza di tali dotazioni, mentre per 271 l’informazione non è censita.

Che dire della regione Marche? Sui 1.253 edifici scolastici sono 449 quelli dotati di palestra, ovvero il 35,8%.

La Liguria è la regione con l’incidenza più elevata: il 53,7% dei suoi edifici scolastici statali è dotato di palestra o piscina. A seguire, la Puglia e la Lombardia mostrano percentuali di poco inferiori, rispettivamente con il 49,2% e il 48,8% degli edifici attrezzati. In queste regioni quasi un edificio su due risulta attrezzato per fare sport a scuola.

Al contrario, in coda alla classifica troviamo la Calabria, con la percentuale più bassa di edifici scolastici statali per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina (21,8%), seguita dall’Umbria (23,7%). 

Roberto Guidotti – Albo Giornalisti Marche

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Marche, regione molto esposta alle frane. I dati dell’Ispra

Marche, regione molto esposta alle frane. I dati dell’Ispra

Ancona – La frana di Niscemi in provincia di Caltanisetta ha riportato l’attenzione sulla fragilità del territorio nazionale e sulla pericolosità di fenomeni del genere.

Secondo il Rapporto Ispra “Dissesto idrogeologico in Italia:pericolosità e indicatori di rischio – Edizione 2024”, presentato il 30 luglio 2025, il 94,5% dei comuni italiani, 7.463 su 7.904, è esposto ad almeno un rischio tra frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera.

In Italia sono state censite 636.207 frane su tutto il territorio nazionale, secondo l’Inventario dei Fenomeni Franosi aggiornato a giugno 2025. Un numero che racconta quanto il Paese sia fragile da tempo. Non tutte le frane si muovono allo stesso modo: il 28% è composto da eventi molto rapidi, che si sviluppano in poco tempo e lasciano margini ridotti per intervenire o mettere in salvo le persone.

La regione con il maggior numero di frane censite è la Lombardia, con 141.970 eventi. Seguono la Toscana (109.496), l’Emilia-Romagna (80.336),le Marche (39.390)e il Piemonte (37.784).  Se invece si guarda a chi vive nelle zone più pericolose, la mappa cambia. Al primo posto c’è la Campania, con 264.044 abitanti esposti, pari al 4,7% della popolazione regionale. Seguono la Toscana, con 181.571 persone (5,0%), la Sicilia (93.498, 1,9%), l’Emilia-Romagna (82.312, 1,9%) e il Piemonte (77.162, 1,8%).

Guardando all’indice di franosità,le regioni più esposte sono soprattutto quelle montane e collinari. In testa c’è la Valle d’Aosta, dove il 18,6% del territorio è interessato da frane: un dato legato alla morfologia alpina e alla forte pendenza dei versanti. Subito dopo arrivanole Marche con 18,1%, seguite dalla Lombardia (16,2%), dalla Provincia autonoma di Bolzano (15,8%) e dal Molise (14,0%).

Le famiglie che vivono in aree a rischio frana elevato o molto elevato si concentrano soprattutto in alcune regioni. In valore assoluto, i numeri più alti si registrano in Campania (110.442), Toscana (83.052), Liguria (53.732) e Sicilia (41.796).

ll rischio frane pesa anche su una parte consistente del patrimonio storico italiano. Su 229.530 beni culturali censiti, 13.966 si trovano nelle aree dove la pericolosità è elevata o molto elevata, pari al 6,1% del totale nazionale. A concentrare quasi metà di questi beni sono poche regioni: Campania (1.714 beni a rischio), Toscana eMarche (1.303 ciascuna), Emilia-Romagna (1.624) e Lazio (948). Insieme arrivano a 6.892 beni culturali, il 49,3% del totale esposto nelle classi di rischio più alte.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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Qualità della vita: luci ed ombre per le province marchigiane nel 2025

Qualità della vita: luci ed ombre per le province marchigiane nel 2025

Ancona –Ascoli Picenoè in discesa: perde 12 posizioni ma resta comunque la prima provincia delle Marche, collocandosi al 22° posto. In lievissima flessione ancheMacerata,che scende di una sola posizione e si piazza al 26° posto. In risalita inveceAnconaePesaro-Urbino, rispettivamente al 30° e al 31° posto.Fermorimane stabile in 47ª posizione.

È questa la fotografia della qualità della vita per il 2025 stilatadalSole 24 Ore, che vede come protagoniste le province italiane. Al primo posto si conferma Trento, seguita da Bolzano e Udine. Chiudono la classifica Crotone, Siracusa e Reggio Calabria.

La migliore performance di Ascoli Piceno riguarda la categoriaTempo libero, dove ottiene il 10° posto nella graduatoria nazionale. Male inveceRicchezza e consumi, dove scende al 70° posto.

Per quanto riguarda la provincia di Macerata, ottimo il risultato nella categoriaAmbiente e servizi, che la proietta al 5° posto in Italia. Peggiore performance perRicchezza e consumi, al 52° posto.

Ad Ancona il miglior risultato è inAmbiente e servizi(22° posto), mentre il peggiore si registra inAffari e lavoro(68° posto). Per Pesaro-Urbino buon risultato ancora inAmbiente e servizi(13° posto) e peggiore performance inAffari e lavoro(58° posto).

Passando a Fermo, il miglior risultato riguardaCultura e tempo libero, ma solo al 28° posto. MaleAffari e lavoro, dove scivola al 79°.

Anche quest’anno l’indagine sulla Qualità della vita delSole 24 Oreprende in esame 90 indicatori, suddivisi in sei macrocategorie tematiche (ciascuna composta da 15 indicatori), che accompagnano lo studio fin dal 1990:

  1. Ricchezza e consumi
  2. Affari e lavoro
  3. Ambiente e servizi
  4. Demografia, società e salute
  5. Giustizia e sicurezza
  6. Cultura e tempo libero

L’aumento da 42 a 90 indicatori, introdotto dal 2019, consente di misurare con maggiore precisione i diversi aspetti del benessere. Tutti gli indicatori sono certificati e forniti alSole 24 Oreda fonti ufficiali, istituzioni e istituti di ricerca (come Ministero dell’Interno, Ministero della Giustizia, Istat, Inps, Siae e Banca d’Italia) o da realtà accreditate come Scenari Immobiliari, Crif, Cribis, Prometeia, Iqvia, Tagliacarne e Infocamere.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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Ancona-Carceri: Società San Vincenzo De Paoli, formazione per volontari

Ancona-Dall’11 ottobre al 6 dicembre si terrà un percorso di formazione intitolato “Essere presenza nel mondo del carcere” e dedicato a chi desidera avvicinarsi al volontariato in carcere promosso dai volontari della Società di San Vincenzo De Paoli delle Marche con il supporto del Settore Carcere e Devianza della Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli Odv e con il sostegno delle Istituzioni locali.
“Tra le molte forme di povertà – ha osservato stamattina Paola Da Ros, presidente nazionale della Società di San Vincenzo De Paoli, nella conferenza stampa di presentazione ad Ancona – quella del carcere è forse la più dura: alla perdita di ogni riferimento si somma la privazione della libertà, che lascia un segno profondo nella vita delle persone. La libertà autentica, però, non consiste solo nell’uscire da una cella, ma nel ritrovare il coraggio di credere in se stessi e nella vita”.
“Essere volontari in carcere richiede disponibilità d’animo, competenze tecniche e conoscenza delle regole di vita del carcere. Significa saper accogliere senza giudicare, offrire ascolto e speranza a chi l’ha smarrita, accompagnare detenuti e famiglie nel loro percorso”, ha dichiarato Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli.
Un percorso che punta a promuovere inclusione, reinserimento e dignità, offrendo strumenti concreti a chi sceglie di camminare accanto a chi vive l’esperienza del carcere. “Ogni persona conserva sempre il diritto ad essere trattata con rispetto e umanità”, ha evidenziato mons. Angelo Spina, arcivescovo di Ancona-Osimo, intervenuto alla conferenza stampa
Un’attenzione particolare sarà rivolta ai minori “la cui recidiva – ha sottolineato Gabriele Cinti, coordinatore del progetto – supera il 40%”, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e società civile. Il percorso vedrà la partecipazione di professionisti del sociale e della giustizia, insieme a esperti volontari, per offrire un’esperienza formativa concreta e coinvolgente.
Gli otto incontri (in presenza e online) sono aperti a volontari, cittadini e operatori sociali che desiderano imparare a relazionarsi con le persone detenute o ex detenute, e a sostenere le loro famiglie.
Durante il corso verranno affrontati temi come la devianza minorile, il reinserimento sociale, le misure alternative alla detenzione, l’ascolto empatico e le problematiche legate alla criminalità e alla droga nelle Marche.
“Ogni corso risponderà alla necessità di ampliare la rete di solidarietà e supporto dentro e fuori le mura”, ha concluso Caldart.

Fonte-Agenzia S.I.R.(Servizio Informazione Religiosa)

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Previsioni della popolazione nel 2050. Calo drastico anche nelle Marche

Previsioni della popolazione nel 2050. Calo drastico anche nelle Marche

Secondo l’ultimaindagine demografica Istat, la popolazione residente, oggi circa 59 milioni, è prevista in diminuzione a 54,7 milioni entro il 2050, con un calo graduale ma costante nel tempo. Entro lo stesso anno la quota di anziani di 65 anni e più sale al 34,6% (dal 24,3%), quella di individui di 15-64 anni scende al 54,3% (dal 63,5%). Scende di un punto percentuale la quota di giovani fino a 14 anni (dal 12,2 all’11,2%).

Una famiglia su cinque sarà composta da una coppia con figli (oggi tre su 10) mentre il 41,1% delle famiglie sarà formata da persone sole (oggi 36,8%).

Siamo andati a vedere per curiosità alcune previsioni relative capoluoghi e i comuni principali della regione Marche. Ecco una tabella riassuntiva:

ComunePopolazione attualePopolazione prevista 2050Variazione assolutaVariazione %Trend
Ancona98.29098.670+380+0,4 %Aumento
Pesaro95.34791.723-3.624-3,8 %Diminuzione
Fano59.73055.889-3.841-6,4 %Diminuzione
San Benedetto del Tronto47.00245.067-1.935-4,1 %Diminuzione
Ascoli Piceno45.40735.535-9.872-21,7 %Diminuzione
Senigallia43.84042.054-1.786-4,1 %Diminuzione
Civitanova Marche41.81841.121-697-1,7 %Diminuzione
Macerata40.52937.960-2.569-6,3 %Diminuzione
Jesi39.13637.385-1.751-4,5 %Diminuzione
Fermo35.70333.400-2.303-6,5 %Diminuzione
Recanati20.63519.125-1.510-7,3 %Diminuzione
Falconara Marittima25.54523.191-2.354-9,2 %Diminuzione
Sant’Elpidio a Mare16.46913.488-2.98115,3%Diminuzione
Tolentino17.70812.702-5.006-28,3 %Diminuzione
Grottammare15.74715.159-588-3,7 %Diminuzione
Porto San Giorgio15.60014.122-1.478-9,5 %Diminuzione
Porto Sant’Elpidio25.65125.401-250-1,0 %Diminuzione
Urbino13.70412.002-1.702-12,4 %Diminuzione

Eccetto Ancona, si tratta di una diminuzione costante per tutte le zone della Marche. Il trend segue quello nazionale. Tra i dati emergono, per alcuni comuni comeAscoli Piceno, Sant’Elpidio a MareeTolentinoeUrbinouna vera e propria ecatombe demograficamente parlando. Anche perMacerataeFermocapoluoghi di provincia, la diminuzione è notevole. Anche i comuni costieri comePesaro,Civitanova Marche,Porto Sant’Elpidio,San Benedetto del Trontovedranno la popolazione scendere anche se in misura minore.

Queste sono le prospettive con le eventuali ricadute sociali. di cui non ci occuperemo qui. L’unica cosa da sottolineare è che attualmente è ancora solo una previsione.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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Sovraffollamento carceri nelle Marche: una media del 136% e istituti in affanno

Sovraffollamento carceri nelle Marche: una media del 136% e istituti in affanno

Ancona – Il sistema penitenziario marchigiano è sotto pressione: i principali istituti della regione registrano un tasso medio disovraffollamentopari al 136%, ben oltre la soglia di normalità. Un dato che riflette un’emergenza strutturale a lungo ignorata, con pesanti ripercussioni su detenuti e operatori.

Il sovraffollamento carcerario in Italia rappresenta una crisi silenziosa ma profonda. A livello nazionale, il tasso medio si aggira intorno al135%, segno che, mediamente, per ogni 100 posti disponibili, si contano135 detenuti. La soglia del 100% rappresenta il punto di equilibrio: ogni valore superiore indica che il carcere ospita più persone di quante ne potrebbe accogliere in condizioni regolari.

NelleMarche, la situazione rispecchia e in parte supera quella nazionale. Analizzando i dati degli istituti penitenziari regionali, lamedia del sovraffollamento è del 136%, calcolata sui seguenti dati:

  • Pesaro: 167%
  • Fossombrone: 89% (l’unico istituto sotto soglia)
  • Ancona: 133,59%
  • Fermo: 141,39%
  • Ascoli Piceno: 148,51%

Questa media rende evidente come la realtà carceraria marchigiana si trovi ben oltre i limiti di sostenibilità. In termini pratici, ciò significa celle sovraffollate, spazi comuni insufficienti, accesso ridotto a servizi essenziali e personale penitenziario sotto pressione.

Il sovraffollamento compromette la vivibilità delle strutture e mina le finalità costituzionali della pena, che dovrebbe avere una funzione rieducativa. Tra gli effetti più gravi:

  • Peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie
  • Aumento di episodi di autolesionismo e tensioni interne
  • Impossibilità di garantire attività trattamentali adeguate
  • Sovraccarico per agenti e personale amministrativo

Con un tasso medio di136%, le carceri marchigiane sono un campanello d’allarme che non può più essere ignorato. Non si tratta solo di numeri, ma di persone: detenuti che scontano pene in condizioni indegne, operatori costretti a lavorare in ambienti insostenibili, e un’intera comunità che ha il dovere di pretendere un sistema penitenziario più giusto, umano e funzionale.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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Arte, Cultura e SpettacoliItalia

Terremoto Centro Italia: Roma, presentato il XVI Festival dell’Appennino 2025, Comm. Castelli “parola chiave valorizzazione”- 27 eventi in sei mesi di cultura e natura

Parte il 4 maggio la XVI edizione del Festival dell’Appennino, manifestazione che fino al 12 ottobre animerà 28 comuni tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria con 27 appuntamenti culturali. Il cartellone prevede 16 concerti, 7 spettacoli teatrali e 6 performance di circo contemporaneo, con big name come Eugenio Finardi, Moni Ovadia e Ambrogio Sparagna.

Il Festival dell’Appennino, “Inclusivo di natura” torna con la XVI edizione e con più di 27 appuntamenti previsti che si terranno nell’arco di sei mesi (dal 4 maggio al 12 ottobre 2025) in 28 comuni distribuiti nelle quattro regioni dell’Appennino centrale colpite dal sisma del 2016-2017: Abruzzo Lazio, Marche e Umbria. L’evento è stato presentato oggi a Roma alla presenza, tra gli altri, del Commissario Straordinario al sisma 2016, Guido Castelli, del sottosegretario al Ministero dell’Interno, Emanuele Prisco, della Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e del Presidente del Bim Tronto, Luigi Contisciani. Il programma prevede anche 16 concerti, 7 spettacoli teatrali culturali, 6 rappresentazioni di circo contemporaneo, offrendo un palinsesto culturale di elevato livello. Eugenio Finardi, Moni Ovadia, Luca Barbarossa, David Riondino, la Compagnia dei Folli, Saturnino, Davide Rondoni e Ambrogio Sparagna sono solo alcuni degli artisti che si esibiranno durante le tappe del Festival. “Il Festival dell’Appennino – ha dichiarato il Commissario Castelli -continua a crescere e diventa sempre più inclusivo” in un territorio caratterizzato da “luoghi di grande bellezza e tradizione, che hanno voglia di tornare a crescere, nel segno dello sviluppo sostenibile, e di farsi conoscere da un pubblico sempre più ampio. La parola chiave del festival è valorizzazione: valorizzazione della cultura, della storia, dell’arte, della natura, della cucina”. Per Prisco, “Il Festival dell’Appennino è un’iniziativa strategica e ben strutturata per la valorizzazione e il rilancio delle quattro regioni coinvolte. La sinergia tra territori, la ricchezza del programma e il forte sostegno governativo, pongono le basi per un impatto positivo e duraturo sul tessuto economico, sociale e culturale dell’Appennino centrale”. Per la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti: “Il Festival dell’Appennino è un simbolo di rinascita per le aree montane del Centro Italia. Valorizzare i cammini, i borghi e i paesaggi appenninici significa investire in una nuova centralità per i territori interni, promuovendo sviluppo sostenibile, turismo lento e identità locali”.

Calendario delle principali date:


4 maggio (Palmiano, AP): Escursione con dimostrazione di raccolta del tartufo e concerto di BandAdriatica

25 maggio (Accumoli, RI): Spettacolo teatrale della Compagnia dei Folli

8 giugno (Norcia, PG): Concerto di Saturnino e passeggiata lungo il Cammino di San Francesco

22 giugno (Varie località): Evento speciale del solstizio d’estate tra mare e montagna

6 luglio (Arquata del Tronto, AP): Performance di circo contemporaneo

20 luglio (Amatrice, RI): Luca Barbarossa in concerto

3 agosto (Cascia, PG): Moni Ovadia in “Canti della tradizione ebraica”

24 agosto (Leonessa, RI): Spettacolo di David Riondino

7 settembre (Campli, TE): Degustazione di prodotti tipici abruzzesi

21 settembre (Visso, MC): Eugenio Finardi in concerto

12 ottobre (L’Aquila): Gran finale con Ambrogio Sparagna e la sua orchestra popolare

Tutti gli eventi sono gratuiti con prenotazione obbligatoria su www.festivaldellappennino.it. Un’occasione per scoprire un’Italia minore, ma ricca di bellezza e resilienza.

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Marche

Redditi nelle Marche. Quali sono i comuni più ricchi?

Redditi nelle Marche. Quali sono i comuni più ricchi?

Ancona – Nel 2023 il reddito imponibile pro capite in Italia è salito a 22.743 euro, con un balzo del 4,6% rispetto al 2022: si tratta però di unincrementosostanzialmente “bruciato” dall’inflazione, che nello stesso periodo si è attestata al 5,7%.

I comuni più ricchi in Italia alla luce delle dichiarazioni dei redditi del 2023 sono Portofino (GE) con 88.141 euro pro capite. Segue Lajatico (PI) con 58.359 euro e Basiglio (MI) con 46.799 e altre località minori ma “benestanti”. La prima città è Milano al 10° posto con 35.202 euro.

Che dire delle Marche? Il comune con il reddito pro capite più alto èSan Marcello(AN) con 30.585 euro. SeguonoGabicce Mare(25.525),Numana(24.768),Ancona(24.588) eCamerino(24.584).

Ma vediamo il reddito negli altri capoluoghi e comuni più grandi della regione:Pesaro(23.695),Jesi(23.683),Macerata(23.607),Porto San Giorgio(23.583),Fano(23.549),Ascoli Piceno(23.553),Fabriano(23.009),Senigallia(22.996),Falconara Marittima(22.986),Urbino(22.351),Recanati(21.932),Tolentino(21.938),San Benedetto del Tronto(21.598),Grottammare(21.169),Sant’Elpidio a Mare(19.422),Porto Sant’Elpidio(19.128).

A livello regionale leMarche sono all’11° postocon una media di 21.728 euro. In vetta la Lombardia (26.734), il Trentino Alto Adige (25.146) ed l’Emilia Romagna (24.771).

In fondo alla classifica il Molise (18.121), la Puglia (18.091) e la Calabria (17.064).

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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Marche

Sempre meno figli. Le Marche agli ultimi posti in Italia

Sempre meno figli. Le Marche agli ultimi posti in Italia

Ancona – L’Italia fa sempre meno figli. Raggiunto un nuovo minimo storico alla voce nascite: nel 2024 secondo il rapporto dell’Istat i nuovi nati sono stati 370mila (-2,6%) per una media di 1,18 figlio per donna. È un record negativo assoluto perché prima il peggiore era quello del 1995, quando la media di fecondità era 1,19 figlio per ogni donna. Il sitowww.truenumbers.it/ha elaborato la classifica regionale che vede le Marche ancora più in basso della media nazionale. Nelle Marche la media è di 1,11 numero che piazza la regione al quint’ultimo posto in Italia.

Al primo troviamo con 1,39 il Trentino Alto Adige seguito da Sicilia (1,27) e Campania (1,26). Nelle ultime posizioni dopo le marche ci sono queste regioni: Basilicata (1,09), Valle D’Aosta (1,05), Molise (1,04) e in fondo la Sardegna con nemmeno un figlio per donna con 0,91.

Si fanno poi sempre meno figli in Italia, anche perché – come si legge sempre nel sito – aumenta sempre più l’età media delle donne che partoriscono: 32,6 (+0,1 rispetto al 2023). L’aumento dell’età media al parto si registra in maniera piuttosto omogenea su tutto il territorio nazionale, con leggerissime variazioni tra le tre aree del Paese: il Nord e il Centro continuano a registrare il valore più elevato: rispettivamente 32,7 e 33,0 anni, contro 32,3 anni del Mezzogiorno.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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Marche

Biblioteche nelle Marche: l’offerta di lettura nei comuni più grandi

Biblioteche nelle Marche: l’offerta di lettura nei comuni più grandi

Ancona – Le biblioteche sono delle preziosi fonti di lettura e studio per tutti, ma specialmente per i ragazzi Per esaminare la disponibilità delle biblioteche sul territorio, la fonte più completa è l’analisi dei microdati relativi a queste strutture, raccolti attraverso l’indagine condotta dall’istituto nazionale di statistica. Dati che possiamo incrociare con quelli demografici, per trarne alcune valutazioni di massima rispetto alla disponibilità territoriale.

L’indagine del sitoOpenpolis.itmostra come stanno le cose nelle Marche. Ci basiamo in questa fase solo sui capoluoghi e i comuni principali per avere un’ idea della situazione. Nella prima colonna il numero di biblioteche in ogni comune e la proporzione sui i residenti ogni 10.000 abitanti dai 15 ai 17 anni.

ComuneNumero di bibliotecheN. biblioteche ogni 10.000 abitanti dai 15/17 anni
Ancona1510,5
Pesaro1410,2
Fano 77,7
San Benedetto del Tronto 11,5
Ascoli Piceno 35,1
Senigallia 46,4
Civitanova Marche1 1,5
Macerata58,4
Jesi58,6
Fermo713,7
Osimo35,1
Falconara Marittima25,8
Porto Sant’Elpidio12,5
Castelfidardo13,3
Tolentino27,5
Urbino422,1

I 3 capoluoghi i Italia con più strutture per residente con meno di 18 anni sono Cagliari (20,8 biblioteche ogni 10mila abitanti minorenni), Ferrara (18,4) e Biella (18,1). Da notare che, con l’eccezione del capoluogo sardo, nel 2022 anche le altre città con l’offerta maggiore si trovavano nel centro-nord: Mantova, Aosta, Belluno, Udine, Firenze, Pavia e Venezia.

Quelle con l’offerta minore rispetto ai bambini e ragazzi residenti sono invece Reggio Calabria, Ragusa, Imperia, Lecco e Andria. In queste città il rapporto non raggiunge le 2 strutture ogni 10mila abitanti sotto i 18 anni.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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Marche

Nelle Marche parte il progetto nazionale :“Le donne contano ….Anche nel mondo dl lavoro”

Ancona, 29 gennaio 2024-“Le Donne contano”è questo il nome del percorso formativo che inizierà domani. 30 gennaio 2024. nelle Marche,  promosso da CGIL, CISL e UIL in collaborazione con la Banca d’Italia, rivolto a delegate e funzionarie per offrire un’ “alfabetizzazione finanziaria” a livello locale. Obiettivo è colmare il gap culturale che penalizza le donne nel loro processo di autonomia e autodeterminazione.

La tutela dell’indipendenza economica delle donne deve essere considerato un  bene comune dal momento che le ricerche scientifiche dimostrano come la competenza finanziaria determina e supporta l’autonomia economica, migliorando il senso di autoefficacia e di autostima.  In Italia, la gestione del denaro è ancora considerata una competenza “maschile” e ciò continua ad accrescere – anche su questo tema – il gap tra i generi. “Obiettivo prioritario è  migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle donne, a partire dalla loro piena partecipazione alla vita economica, politica e sociale del Paese” – affermano Eleonora Fontana (CGIL Marche, Cristiana Ilari (CISL Marche) e Claudia Mazzucchelli (UIL Marche). “Nella nostra regione la condizione delle donne risente ancora profondamente degli effetti negativi di una radicata cultura patriarcale e sessista, che mina ildiritto di scelta e di autodeterminazione delle donne.I dati parlano chiaro: esiste ancora un importante divario occupazionale, salariale e nelle progressioni di carriera che continua a penalizzare le donne. Molestie e violenze sul lavoro e in ambito familiare non accennano ad arrestarsi”. Di fronte a questo quadro, le segretarie confederali di CGIL, CISL e UIL delle Marche sono impegnate a perseguire un netto cambiamento culturale e sostanziale, per un definitivo superamento delle tante disuguaglianze che penalizzano le donne.

CGIL  MARCHE                                  CISL  MARCHE                                   UIL MARCHE

Fontana Eleonora                                Ilari Cristiana                                        Mazzucchelli Claudia

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Marche

Regione Marche, lavoratori dello spettacolo tra i più poveri- Eleonora Fontana, Cgil Marche: “Troppa precarietà, occorrono maggiori tutele”

IlavoratoridellospettacolonellaRegione Marchesotto la soglia dipovertà? Con unaretribuzione media lordadi poco più di6mila euro, sono tra i più miseri della regione. E contanto lavoro in nero. Se possibile, va ancora peggio per le donne con i loro 2mila euro e qualche spicciolo in più l’anno.Eleonora FontanaCgil Marche: “Troppa precarietà, occorrono maggiori tutele”.

A dirlo sono i dati Inps del 2022, elaborati dall’Ires Cgil. Il quadro che scaturisce è che, nelle Marche, risultano occupati 6.441 lavoratori dello spettacolo con una retribuzione media lorda annua di 6.291 euro e un numero medio di 79 giornate retribuite. Questi sono aumentati del 26,4% rispetto all’anno precedente ma, confrontando i dati con il pre-pandemia (2019), emerge un calo del 10,5%, in controtendenza rispetto all’area del Centro Italia (+10,4%) e alla media nazionale (+4,8%).

“I dati ci preoccupano particolarmente – fa sapereCarlo Cimmino,segretario generaleSlc Cgil Marche– e sono oggetto di accurata analisi. Vanno affrontate varie questioni, a partire dall’emersione dal nero ai rinnovi contrattuali, buona parte ancora aperti, in cui sarà indispensabile regolamentare l’avvento e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale”.

Il settore è molto eterogeneo e si evidenziano categorie relativamente più penalizzate e più soggette a precarietà lavorativa.

I dati 

I dipendenti (5.181 lavoratori) percepiscono una retribuzione media lorda annua di 6.696 euro mentre gli autonomi (1.260 lavoratori) guadagnano mediamente 4.628 euro lordi annui e sono caratterizzati da una media di 24 giornate retribuite annue.

Le lavoratrici (48,5% del totale) ricevono 2.693 euro in meno (-35,5%) rispetto ai colleghi uomini e gli under 30 (34,2% del totale) non arrivano a 2mila euro lordi annui.

Divari che si amplificano osservando i vari gruppi professionali: le retribuzioni più alte si riscontrano negli amministratori (17.539 euro lordi annui) e impiegati (16.087 euro lordi annui), categorie caratterizzate anche da un numero più elevato di giornate medie retribuite; dall’altra parte, in fondo alla classifica, si trovano i lavoratori del “ballo, figurazione e moda” (1.065 euro lordi annui e 14 giornate medie retribuite). I 1.131 concertisti e orchestrali, gruppo più numeroso, guadagnano mediamente 2.320 euro lordi annui con 23 giornate medie retribuite. Gli attori arrivano a 6.299 euro con 37 giornate retribuite.

La Cgil

Sottolinea Cimmino: “L’instabilità lavorativa contribuisce alla diffusione del lavoro povero: dei venti gruppi professionali analizzati, dodici sono contrassegnati da retribuzioni medie sotto i 10.000 euro lordi annui. Di questi, la maggior parte rappresentano la colonna portante dello spettacolo dal vivo”.

A proposito delle donne, Eleonora Fontana, segreteria Cgil Marche, evidenzia che “le lavoratrici in particolare ma tutti i lavoratori dello spettacolo sono fortemente penalizzati nella nostra regione e, anche in questo settore, c’è un gap di genere che si traduce in una precarietà maggiore a sfavore delle donne nonché un divario salariale significativo tra le lavoratrici e gli under 30”. E ancora: “ Il 15 dicembrescorso sono scaduti i termini per l’indennità di discontinuità lavorativa; se non si interviene per rendere la misurarispondente alle esigenze del settore, non produrrà gli effetti necessari, facendo scivolare ancor più nella marginalità i lavoratori dello spettacolo”.

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