lunedì, Novembre 29, 2021
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Renata Rapposelli, whatsapp e messaggi passati al setaccio

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Sono attualmente in corso accertamenti sull’account google e di posta elettronica di Renata Rapposelli, ma a breve saranno sottoposti a verifica anche whatsapp o altra messaggistica eventualmente presente sul telefono cellulare.
Le attività d’indagine sulla morte della pittrice scomparsa il 9 ottobre scorso e trovata cadavere a Tolentino vanno avanti a ritmo frenetico. Gli unici indagati relativamente al caso sono attualmente, lo ricordiamo, Giuseppe e Simone Santoleri, ex marito e figlio della donna. Il primo, dopo il ricovero nella struttura di Ascoli Piceno specializzata in patologie di tipo psichiatrico, sembra stare molto meglio fisicamente ma – forse anche a seguito delle cure farmacologiche – sembra essere ancora confuso con la memoria a breve termine.
Nel frattempo emerge una novità interessante per quanto riguarda l’auto di Simone riportata dalla trasmissione Quarto grado: potrebbe essere sua quella ripresa dalle telecamere lungo la Statale 16 tra le 17 e le 19 del 9 ottobre scorso. La notizia è stata riportata ieri sera durante la trasmissione Quarto Grado.
Il 9 ottobre Renata Rapposelli si era recata a Giulianova in quanto preoccupata delle condizioni di salute del figlio. Da lì il litigio scaturito dalla ristrutturazione della cucina e relativo alle richieste economiche della donna all’ex marito, Giuseppe Santoleri.
Intorno alle 17.00 del 9 ottobre, secondo quanto dichiarato dalla farmacista di Tortoreto che avrebbe reso testimonianza, la donna avrebbe acquistato un calmante e forse strisciato il proprio codice fiscale (circostanza, questa, non ancora confermata ufficialmente). Poi il cellulare di Renata si spegne e si spengono, per essere riaccesi tre giorni dopo, i telefoni di Simone e Giuseppe.
Gli inquirenti stanno attualmente cercando il dna degli indagati sui vestiti e sul cadavere di Renata Rapposelli. Per quanto riguarda le cause della morte, potrebbero esserci novità a breve. Nella fase iniziale delle indagini, è stato però chiaro come gli inquirenti si siano trovati ad agire per esclusione: la morte per avvelenamento sarebbe stata quella più facilmente dimostrabile, mentre per quanto riguarda il soffocamento e lo strangolamento, non sussisterebbero prove evidenti né sull’apparato scheletrico né sui tessuti.
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