domenica, Ottobre 25, 2020
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Renata Rapposelli, whatsapp e messaggi passati al setaccio

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Sono attualmente in corso accertamenti sull’account google e di posta elettronica di Renata Rapposelli, ma a breve saranno sottoposti a verifica anche whatsapp o altra messaggistica eventualmente presente sul telefono cellulare.
Le attività d’indagine sulla morte della pittrice scomparsa il 9 ottobre scorso e trovata cadavere a Tolentino vanno avanti a ritmo frenetico. Gli unici indagati relativamente al caso sono attualmente, lo ricordiamo, Giuseppe e Simone Santoleri, ex marito e figlio della donna. Il primo, dopo il ricovero nella struttura di Ascoli Piceno specializzata in patologie di tipo psichiatrico, sembra stare molto meglio fisicamente ma – forse anche a seguito delle cure farmacologiche – sembra essere ancora confuso con la memoria a breve termine.
Nel frattempo emerge una novità interessante per quanto riguarda l’auto di Simone riportata dalla trasmissione Quarto grado: potrebbe essere sua quella ripresa dalle telecamere lungo la Statale 16 tra le 17 e le 19 del 9 ottobre scorso. La notizia è stata riportata ieri sera durante la trasmissione Quarto Grado.
Il 9 ottobre Renata Rapposelli si era recata a Giulianova in quanto preoccupata delle condizioni di salute del figlio. Da lì il litigio scaturito dalla ristrutturazione della cucina e relativo alle richieste economiche della donna all’ex marito, Giuseppe Santoleri.
Intorno alle 17.00 del 9 ottobre, secondo quanto dichiarato dalla farmacista di Tortoreto che avrebbe reso testimonianza, la donna avrebbe acquistato un calmante e forse strisciato il proprio codice fiscale (circostanza, questa, non ancora confermata ufficialmente). Poi il cellulare di Renata si spegne e si spengono, per essere riaccesi tre giorni dopo, i telefoni di Simone e Giuseppe.
Gli inquirenti stanno attualmente cercando il dna degli indagati sui vestiti e sul cadavere di Renata Rapposelli. Per quanto riguarda le cause della morte, potrebbero esserci novità a breve. Nella fase iniziale delle indagini, è stato però chiaro come gli inquirenti si siano trovati ad agire per esclusione: la morte per avvelenamento sarebbe stata quella più facilmente dimostrabile, mentre per quanto riguarda il soffocamento e lo strangolamento, non sussisterebbero prove evidenti né sull’apparato scheletrico né sui tessuti.
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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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