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Il film consigliato stasera in TV: “GLI AMMUTINATI DEL BOUNTY” domenica 8 luglio 2018

Il film consigliato stasera in TV: “GLI AMMUTINATI DEL BOUNTY” domenica 8 luglio 2018 alle 21:15 su LA 7

N.B. Ci scusiamo con i nostri lettori per la mancata messa in onda del film programmato, dovuta alla scomparsa del regista Carlo Vanzina e trasmissione del film “SOTTO IL VESTITO NIENTE”.

Gli ammutinati del Bounty (Mutiny on the Bounty) è un film del 1962 diretto da Lewis Milestone e interpretato da Marlon Brando, Trevor Howard, Richard Harris, Hugh Griffith e Richard Haydn. La pellicola è basata sul romanzoMutiny on the Bounty di Charles Bernard Nordhoff e James Norman Hall del 1932. Il film narra la storia del vero ammutinamento del Bounty del 1789.

Nel 1787 l’HMS Bounty salpa dall’Inghilterra alla volta di Tahiti sotto il comando del capitano William Bligh. La sua missione è quella di trasportare piante dell’albero del pane in Giamaica, dove si spera che continuino a prosperare e fornire una fonte di cibo a buon mercato per gli schiavi. Il viaggio per mare risulta difficile, il trattamento di Bligh verso gli uomini e gli ufficiali si scontra con la forte disapprovazione del suo secondo in comando, il 1º tenente Fletcher Christian. Il film si basa sul conflitto tra i due uomini dovuto alle differenze di classe tra l’aristocratico Fletcher e l’ambizioso Bligh. Fletcher è sempre preoccupato per gli uomini mentre Bligh è interessato solo a impressionare i suoi superiori per ottenere avanzamenti di carriera.

Il tentativo di raggiungere Tahiti, percorrendo la via più breve intorno a Capo Horn fallisce a causa di una violenta tempesta. Bligh tenta allora di recuperare il tempo, terrorizzando gli uomini e tagliando loro le razioni. “La paura è la mia arma migliore” dichiarerà a più riprese.

Quando il Bounty arriva finalmente a destinazione, il provato equipaggio è affascinato ed inebriato dalla vita accomodante nel paradiso tropicale e dalle donne di Tahiti dalla vita sessualmente libera, le quali trovano i marinai dalla pelle bianca belli ed attraenti. Christian stesso è colpito e si innamora, ricambiato, della principessa Maimiti, figlia del Capo tribù. Tre uomini dell’equipaggio tentano la diserzione, ma sono catturati da Christian con l’approvazione di Bligh, che li sottopone però, nonostante il parere contrario di Fletcher, ad una dura punizione.

Durante il viaggio di ritorno, Bligh che ha imbarcato due volte il numero di piante del pane richiesto da Londra per espiare il suo ritardo, riduce le razioni di acqua per l’equipaggio per annaffiare le piante. Bligh decide addirittura, per contrastare il consumo d’acqua, di far legare il mestolo dell’acqua ad unpennone dell’albero di maestra, cosicché ogni marinaio che vuole abbeverarsi deve prima salire sul pennone stesso per prendere il mestolo, portarlo giù in coperta e quindi dopo aver bevuto riportarlo sul pennone. Accade allora che un marinaio nel tentativo di prendere il mestolo, cade sfinito dal sartiame sul ponte e muore, un altro si ribella e viene fatalmente ucciso dopo essere sottoposto al giro di chiglia. Quando un membro dell’equipaggio si ammala gravemente per aver bevuto acqua di mare, Fletcher tenta di dargli acqua fresca in violazione degli ordini del capitano Bligh che ordina a Fletcher di fermarsi, ma quando questi ignora il suo secondo ordine, Bligh lo colpisce con un calcio facendogli volare di mano il mestolo che stava porgendo al marinaio e Fletcher esasperato risponde al gesto con un violento manrovescio. Fletcher prende allora il comando della nave e abbandona Bligh ed alcuni membri dell’equipaggio leali al comandante in una scialuppa alla deriva con un po’ d’acqua ed un sestante. Bligh decide allora di tentare una assurda impresa ed attraversare gran parte delPacifico, al fine di raggiungere al più presto qualche autorità britannica.

Il Bounty fa allora rotta di ritorno verso Tahiti per prendere le donne fidanzate dell’equipaggio, acqua e viveri, poi salpa e in navigazione Fletcher si accorge che l’isola di Pitcairn è erroneamente tracciata sulle carte navali inglesi, decide quindi di far rotta su questa per sfuggire alle rappresaglie della Royal Navy. Una volta a Pitcairn, gli uomini cominciano a litigare tra di loro. Alcuni temono che Fletcher voglia tornare alla “civiltà” e difendere le sue azioni contro Bligh formalmente, in tribunale. Per evitare questa possibilità danno fuoco alla nave e Fletcher muore nel tentativo di salvare il suo sestante dalle fiamme.

Nel frattempo Bligh è riuscito nella sua eccezionale impresa di raggiungere un avamposto britannico nell’isola di Timor e da qui si imbarca per Londra, presentandosi all’alto Ammiragliato ed esponendo la sua versione dei fatti, contrastante con quella di alcuni altri “compagni di scialuppa”. Vi sarà quindi un’inchiesta in cui Bligh verrà assolto ma con una nota di biasimo fortemente negativa per aver indotto con il suo comportamento un ufficiale come Fletcher e vari altri componenti l’equipaggio all’ammutinamento.

NOTE:

  • Gli ammutinati del Bounty è stato l’ultimo film girato in Super Panavision 70 con un rapporto d’aspetto di 2.76:1.[1] È notevole per la sua fotografia nel Sud del Pacifico e per la sua partitura musicale di Bronislaw Kaper.
  • Al fine di prepararsi per la scena della morte di Fletcher Christian alla fine del film, Brando giaceva su blocchi di ghiaccio per alcuni minuti per simulare accuratamente e realmente le scosse ed i fremiti delle profonde ustioni[senza fonte].
  • Trevor Howard era inizialmente riluttante a interpretare la parte di Bligh poiché si sentiva troppo vecchio per la parte. Il vero William Bligh aveva infatti solo 33 anni quando il Bounty salpò e 35 all’epoca dell’ammutinamento, mentre Howard 48. Dopo tutti i problemi delle riprese affermò che sarebbe stato meglio se avesse rifiutato la parte.[1]
  • Marlon Brando si rifiutò di colpire davvero Richard Harris in una scena che è stata successivamente modificata in fase di montaggio. A un certo punto Harris sussurrò: “Balliamo?”. In seguito sorprese Brando baciandolo sulle labbra.[1]
  • Hugh Griffith venne licenziato durante le riprese, dopo che a causa dell’alcolismo divenne ingestibile. È per questo che il suo personaggio scompare per grandi porzioni del film. Infatti, il suo comportamento venne considerato così sgradevole che non gli fu permesso di tornare sull’isola per le scene finali.[1]
  • La scena in cui la nave arriva a Tahiti dove viene entusiasticamente accolta dagli indigeni è stata girata esattamente nello stesso punto in cui il vero Bounty gettò l’ancora 150 anni prima. Per la suddetta sequenza sono state utilizzate 6000 comparse locali.[1]
  • Marlon Brando venne ampiamente fischiato e deriso alla première a New York poiché indossava la sua uniforme navale, mentre Trevor Howard ricevette applausi scroscianti. Quando Brando uscì dal cinema il pubblico lo prese in giro per il suo accento inglese.[1]
  • Marlon Brando in seguito scrisse una lunga lettera a Trevor Howard scusandosi per il suo comportamento durante le riprese. Howard venne accusato per l’aiuto dato all’attore americano per vincere una causa per diffamazione contro un giornale britannico riguardante il film.[1]
  • La replica del Bounty costruito per il film venne messa in mostra all’Esposizione universale di New York del 1964 ed è sopravvissuta fino al suo affondamento causato dall’uragano Sandy il 30 ottobre 2012 al largo delle coste della Florida.[2] Nell’estate del 2007 aveva navigato in Gran Bretagna ed aveva visitato numerosi porti, anche se non come “Bounty”, bensì mascherato da nave dei pirati per la serie di film Pirati dei Caraibi. L’inganno era stato notato da un giovane e riportato sulla stampa britannica.[3]
  • Nell’affondamento della replica ha perso la vita una tale Claudene Christian: aveva 42 anni e, per ironia della sorte, lo stesso cognome del protagonista degli ammutinati del Bounty.[2]
  • Tarita Teriipaia (nata il 29 dicembre 1941 a Bora Bora nella Polinesia francese) ricevette una nomination al Golden Globe per la migliore attrice non protagonista, e divenne la terza moglie di Brando nel 1962. Dall’unione nacquero due figli: Simon Teihotu e Tarita Cheyenne. Hanno divorziato nel 1972. Solo pochi B

Fonte: WIKIPEDIA

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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