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Enrico Mattei, nel cuore di tutti a 56 anni dal delitto: cerimonie nelle Marche, a Roma e Milano

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di Maurizio Verdenelli

Enrico Mattei, nel cuore di tutti a 56 anni dal delitto: cerimonie nelle Marche, a Roma e Milano. Non soltanto le ‘sue’ Marche, a cominciare dalla nativa Acqualagna, continuando con Matelica, la città dell’adolescenza (la famiglia dell’ex maresciallo dei CC, Antonio Mattei aveva dovuto ripiegare in pianura dopo aver constatato l’alto costo della vita a Camerino) ma la stessa Italia, con le sue ‘capitali’ Roma e a Milano, ha ricordato l’Uomo che guardava al futuro. E che se non fosse stato ucciso, cinquantaseienne, 56 anni fa, avrebbe garantito al suo Paese un avvenire diverso. Un futuro invece ‘tradito’ anche ai danni del continente che riteneva, lui figlio di ‘poveri’, il più vicino al suo umanesimo di illuminato capitalista di Stato: Enrico Mattei. Con lui molto probabilmente l’esodo in massa dall’Africa, il fenomeno tristissimo dei ‘migrantes’ non avrebbe avuto modo di esistere nelle drammatiche dimensioni alle quali assistiamo.

Ormai ogni blindatura sul mistero della fine del Grande Marchigiano è abbondantemente saltato, messi in fuga i negazionisti (pur in buona fede) dell’attentato dalla sentenza (2005) dell’attuale sostituto procuratore generale di Milano, Vincenzo Calia che al caso ha dedicato un libro ed una piece teatrale con Sabrina Pisu (Schegge di verità) in scena stasera, per la direzione di Roberto Agostini, al teatro ‘Piermarini’ di Matelica che vide il fondatore dell’Eni ‘consacrato’ cittadino onorario nel giugno 1953.

A Roma e Milano tantissima gente alle cerimonie organizzate dall’Eni. Eppure sono passati non più di 15 anni quando l’allora sindaco di Matelica, Patrizio Gagliardi, mio confidava che nell’organizzare un significativo anniversario nel nome di Mattei, il comune aveva dovuto far fronte con le proprie scarse risorse. Dall’ente nazionale idrocarburi fondato dal matelicese ad honorem più illustre (Mattei era pure cittadino onorario di Macerata che pare tuttavia averlo scordato) un contributo di poche migliaia di euro.

E mentre oggi al cimitero comunale di Matelica si è ripetuto l’omaggio semplice ma sentito alla tomba Mattei da parte dell’APVE –pionieri e veterani dell’Eni con l’intervento del presidente Oscar Ferracuti- e del comune, presente al vicesindaco Anna Grazia Ruggeri, ieri a Roma, nel piazzale Mattei su cui s’affaccia il palazzo dell’Eni, l’amministratore delegato Claudio Descalzi ha tenuto una delle celebrazioni più belle e ‘sentite’ in ricordo del fondatore. “Quello che lega oggi Eni a Mattei è più di una semplice memoria” ha sottolineato il giovane manager. “Il coraggio, la capacità di innovare, la visione prospettiva che da lui abbiamo ereditato sono i valori che caratterizzano oggi il nostro modo di lavorare e la nostra capacità di trasformarci e rinnovarci continuamente. Mettere al centro le persone, il vero motore della nostra azienda”.

Importante il riferimento all’Africa, da parte di Descalzi. “Una realtà che ha trovato la propria forza nel riconoscimento dei propri limiti. Quando avviammo le attività in Africa, circa 65 anni fa, eravamo circondati dalle grandi Majors, supportate da rapporti storici con i Paesi. E in questo contesto Mattei intuì che dovevamo fare qualcosa in più che semplicemente investire per l’export. Dovevamo catturare tutto il potenziale domestico per aumentare lo sviluppo locale, coinvolgere maggiormente il paese produttore, creando delle JV al 50%. Coinvolgere il Paese era l’unico modo per crescere insieme ed essere riconosciuti. Tale consapevolezza ci ha portato a rinunciare a un’ottica di sviluppo individualista, guidata da una logica di profitto di breve termine, puntando invece ad una crescita di lungo termine. Così facendo quella che era un’iniziale debolezza è diventata la nostra forza, la nostra cultura, la base di quello che oggi chiamiamo modello ‘dual flag’, della nostra scelta di contribuire allo sviluppo delle realtà in cui operiamo cercando di minimizzare le lacune socio economiche, investendo per massimizzare l’accesso all’energia, presupposto alla crescita economica e per promuovere un ampio portafoglio di iniziative a favore delle comunità locali….”La nostra collaborazione ha sempre cercato di anticipare i bisogni locali e si è progressivamente ampliata al punto di diventare noi stessi locali”.

L’amministratore delegato ha fatto riferimento a molti esempi attuali dell’influenza del primo presidente e fondatore. Uno, in particolare, lo lega al suo braccio destro, colui che si definiva ‘matelicese doc’ e che fu seppure per brevissimo tempo anche presidente dell’Eni: “Erano tuttavia tempi foschi e mi dimisi; vedevo uno scenario italiano incombente che non mi piaceva affatto” mi rivelò al telefono con una risata liberatoria” il grande ingegner Egidio Egidi. Ha detto Descalzi: “I nostri successi esplorativi, nati dalla scelta di rilanciare 10 anni fa, di fronte alla scarsità di risorse, l’esplorazione per tornare ad alimentare la crescita della nostra società…”. Fu proprio Egidi, famoso anche per aver legato il proprio nome alla scoperta del più grosso giacimento di idrocarburi in un mare europeo, l’Adriatico, a tenere alta fino all’ultimo l’istanza legata alla ricerca autonoma delle fonti d’energia, tenuta alta dall’amico Mattei che aveva voluto seguire sin da subito, presa la laurea in Ingegneria nel ’49, nonostante l’ottima impiego come dirigente pubblico e le raccomandazioni ‘al contrario’ del padre. “Mattei era carismatico: mi ha fatto girare il mondo” mi raccontò ancora Egidi morto il 4.febbraio 2013 a 90 anni, improvvisamente. Fece in tempo a dirmi però di essersi opposto con successo (“In realtà non amava gli yes men”) al diktat del presidente Eugenio Cefis a smantellare la società di ricerca dell’Eni. Egidi è sepolto anch’esso a Matelica, dove aveva chiesto di tornare dopo aver vissuto sempre a Milano, nella cappella di famiglia alle spalle di quella dove ‘riposano’ i pochissimi resti di Enrico Mattei (ritrovati nel bosco di Bascapè dopo l’esplosione del suo aereo): ma nessuno pare ricordarlo più ed è un peccato perché ha lasciato un’eredità ricca di carte e documentazioni sulla vita ai vertici dell’Eni per molti anni dopo l’assassinio del fondatore.

A Roma, ieri attimi di commozione a 56 anni di distanza. Li racconta l’ultimo degli ‘Enfants du Mattei’, Giuseppe Accorinti, ex AD di Agip e presidente della scuola Mattei, inviato dal ‘Principale’ (dal titolo del suo libro) in Africa e direwttore delle sedi di Belluno, Macerata, Alessandtai e Torino. Cinquantasei fa, Accorinti si trovava per conto del ‘Principale’ in Mali, a Bamako in un’operazione strategica del post colonialismo da parte di potenze che aveva lasciato il luogo…ma non la presa e gli interessi sulle risorse energetiche del territorio. Racconta l’ex dirigente: “Non ho mai mancato all’appuntamento con il 27 ottobre, sin dal 1963 da quando ci fu l’inaugurazione del busto sotto il palazzo Eni in piazza Mattei a Roma. Ma ieri Claudio Descalzi è stato bravissimo, mi ha commosso. Nessuno, in precedenza come lui. Poi in conclusione ho avuto abbracci e baci da tanti presenti perché con il mio passato ricordavo concretamente Mattei (mi aveva voluto dirigente ad appena 32 anni!) che gli ero stato al fianco: Io c’ero stato con il Principale, l’avevo conosciuto bene, avevo collaborato strettamente. Perciò quei baci e quegli abbracci sono stati per me doppiamente commoventi: perché erano tutti per lui, per il Grande Enrico che la gente non dimentica”.

Mattei non deve essere assolutamente dimenticato!” dice Ivano Tacconi, consigliere comunale ‘anziano’ (per presenze) di Macerata, anch’egli matelicese e già dipendente Eni. Che nei gironi scorsi è andato in pellegrinaggio a Bascapè insieme con il figlio Emanuele, inviato Onu, già ‘maceratese nel mondo‘. “Quanti aerei su quel fazzoletto di cielo dove hanno fatto esplodere il bireattore dell’Eni mentre, allora come adesso, si prepara alla manovra di atterraggio su Linate”. E in quell’area dove caddero come una pioggia infuocata i resti incandescenti del Morane Saulnier con il suo carico di morte (con Mattei il pilota Irnerio Bertuzzi e l’inviato di Time-Life, William Mc Hale), l’ex adolescente di Matelica che aveva creduto ad un sogno stroncato troppo presto e tragicamente da 100 grammi di tritolo nascosti dietro il cruscotto.

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