giovedì, agosto 22, 2019
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Sebastianelli (Popolo della Famiglia): “No alla gogna dei medici cattolici”

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“La campagna dell’UAAR contro i medici obiettori mi lascia molto perplesso”. Questo ha dichiarato Fabio Sebastianelli, presidente del Popolo della Famiglia delle Marche, commentando la notizia letta su un noto quotidiano locale.

“Con tutto il rispetto  – aggiunge – per chi sceglie di essere ateo, ho quasi l’impressione che il crocifisso lo abbiano in testa, cioè che per loro sia un’ossessione. Il Popolo della Famiglia delle Marche considera davvero inopportuno l’utilizzo della foto di una persona in abito da prete a rappresentare i medici obiettori, come se i medici cattolici siano meno preparati o abbiano meno attenzioni per i loro pazienti. Veramente triste poi, la frase “non affidarti al caso”. Chi nei primi del ‘900 si affidava alle cure di Giuseppe Moscati, non si affidava sicuramente al caso, ma ad un medico più che competente”.

E ancora: “Chi dice poi che i medici obiettori debbano essere per forza cattolici?  Nel giuramento di Ippocrate ( che veniva prestato da ogni medico prima di iniziare la professione) si cita : “Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo. “ Nel giuramento moderno tra le cose che il neo medico giura di fare c’è anche: di perseguire la difesa della vita” Ora, secondo il manifesto dell’UAAR un medico che sceglie l’obiezione di coscienza deve per forza essere cattolico. Non può invece semplicemente aver fatto una scelta di coscienza ?”


“Concludo  – dice infine – ricordando che la legge 194 prevede non solo l’obiezione di coscienza ma anche ( udite udite) l’accompagnamento della donna in un percorso finalizzato a rimuovere le cause che l’hanno portata a chiedere l’aborto, che pur liberalizzato di fatto viene comunque sempre considerato un male. La legge 194, benché quasi solo a parole, sarebbe orientata a consentire alla donna di scegliere la vita del figlio, e solo alla fine, come extrema ratio, il ricorso alla sua soppressione”.

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