mercoledì, maggio 22, 2019
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Karl Lagerfeld e le Marche

di Maurizio Verdenelli

Due oggetti (stra)cult, due splendidi gadget di cartone durissimo (e destinato a durare nel tempo), da sempre introvabili e gelosamente conservati dai collezionisti da ormai 35 anni, legano l’ultimo Imperatore della moda mondiale, Karl Lagerfeld deceduto martedi’ a Neully sur Seine ad 85 anni d’età (era nato ad Amburgo il 19 settembre 1833). Due oggetti che hanno testimoniato un anno indimenticabile nella storia dell’Arena Sferisterio: quel 1984 segnato da due registi d’eccezione. I loro nomi? Ken Russell (Boheme) e Mauro Bolognini (Traviata). Segnata quella stagione anche dal nome e dal genio indiscusso di Karl Lagerfeld, allora direttore creativo delle Fendi, sponsor e mecenati della grande rassegna maceratese i cui riverberi quell’anno arrivarono potentemente anche in Australia oscurando perfino l’Arena di Verona. Karl Lagerfel su richiesta di Franca (di recente scomparsa) e delle sue sorelle disegno, ideò e realizzo due preziosi ‘oggetti-regalo’ per tutti gli spettatori delle due ‘prime’. Raffaele Curi, l’attore e regista di Potenza Picena lanciato dal fil Oscar ‘I giardini dei Finzi Contini’, per vent’anni braccio destro di Giancarlo Menotti al Festival dei Due Mondi a Spoleto e per due a fianco di Carlo Perucci e Davide Calise allo Sferisterio, fu uno dei protagonisti di quel successo. Ricorda: “Lagerfeld per Boheme, su cui Fendi molto puntava (a Roma nelle vetrine della maison, apparvero, manichini viventi lo stesso Curi insieme con il famoso regista inglese ndr), aveva progettato e dunque realizzato un ventaglio stilizzato e geometrico. Alla base nera: ecco il marchio ‘di fabbrica’ FENDI a Macerata. E poi a seguire l’indicazione: 1984 LA BOHEME regia di Ken Russell. Il gran pavese era formato da quattro sezioni diversamente colorate a creare all’estremità una scala. Ognuna con un colore ed una data diversi: lavanda 1844, bianco 1914, nero 1844, cobalto 1984. Infine il retro, nero, lucidissimo”.

E qui Raffaele Curi rivela un particolare importante e finora davvero poco conosciuto, sottolineato nel ventaglio ideato dal Kaiser dell’Alta moda, alla base della spettacolare regia di Ken Russell (esaltata come potemte prova cinematografica ma pure al centro di polemiche per il finale di Mimì uccisa da overdose).


Ogni anno è legato aduna collocazione di Boheme sul gran palco dell’Arena. Ad eccezione dell’ultimo, il 1984 della Gran Prima maceratese, segnalata ‘per iscritto’. Tutto quanto fa riferimento, nella mente di Russell, al suo bellissimo film, anno 1972, ‘Messia selvaggio’ che lanciò per la prima volta Helen Mirren, sulla vita do Henri Gaudier-Brzeska, scultore e pittore francese, di stile vorticista, morto mel giugno del 1915. Un autentico talento che appassiona pure me e al quale dedicherò la prossima opera della Fondazione Alda Fendi, la prima dopo l’inaugurazione ad ottobre del Palazzo ‘Rhinoceros’ a Roma (leggi l’articolo)”.

Due genialità, quella di Karl Lagerfeld e di Ken Russell, al servizio dell’arte a Macerata in quell’estate di 35 anni fa…

Si, concretamente: è il caso di dire attraverso in un oggetto umilissimo ma concettuale…”

E il ventaglio di Traviata, Raffaele?

Altrettanta fortuna portò alla stagione lirica ‘84, una ‘prima’ sold out: cinquemila persone, lo Sferisterio d’allora riempito in ogni ordine di posto (prima delle restrizioni richieste dalla Soprintendenza ndr). Raina Kabaivanska, divina, Mauro Bolognini grande. Il ventaglio ancorché di cartone, voluto da Karl Lagerfeld per quell’occasione fu molto più tradizionale da quello ‘geometrico’ per Mimì. I colori, anche qui in scala: da grigio a celeste. E nel ‘pavese’, per Violetta camelie nere dalle foglie verdi”.

Venticinque anni insieme nella stessa maison Fendi. Quali ricordi del direttore creativo Lagerfeld, Raffaele?

Un uomo che incuteva enorme rispetto e se devo confessarlo, anche timore. Un uomo, vorrei sottolinearlo, lucido mai banale. ‘La coerenza è la sorella della noia”, ecco un suo assioma che mi ha sempre colpito. Unico tra gli stilisti e anche molti artisti, aveva capito che il contemporaneo è completamente tramontato. Ed aveva inventato il post moderno. Mai duttile ma dalla personalità adamantina, capace di trattare l’intelligenza non come conoscenza ma come creatività. Grande Karl Imperatore teutonico e mago del Post-Moderno”.

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