mercoledì, Dicembre 1, 2021
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Discariche radioattive a rischio nel Nord Est dell’Italia: dove metteremo le scorie?

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Secondo quanto riportato in un servizio redatto da Michela Gabanelli e Pietro Giordani e riportato dal Corriere della Sera, sarebbe presente una vera e propria bomba ecologica nel Nord Est de nostro Paese. “La radioattivita’ non si vede, ma nel tempo contamina persone, terreni, animali, cibo”, dichiara la Gabanelli, che aggiunge: “La discarica radioattiva piu’ grande d’Italia si trova nel Bresciano, a Capriano del Colle: 82mila tonnellate di scorie con dentro Cesio 137 hanno gia’ contaminato la falda sotto. A Brescia citta’, nella discarica ex-Cagimetal 1800 tonnellate di veleni interrati dal 1998. Il Cesio 137 risposa anche nelle acciaierie Beltrame di Vicenza e nelle 320 tonnellate di rifiuti dell’Astra a Gerenzano Varese. Nella fonderia Eco-Bat di Paderno Dugnano, invece, la contaminazione e’ da Radio 226. La storia e’ quasi sempre la stessa: una sorgente radioattiva nascosta tra i rottami metallici spesso provenienti dall’Est Europa viene fusa contaminando polveri, prodotti, rifiuti. Urgentissima la messa in sicurezza”.

Nel 2018, secondo quanto riferito dalla Gabanelli, sarebbe stato stanziato un fondo da 15 milioni di euro spalmati su 3 anni. Ne sarebbero pero’ necessari dieci solo per  la discarica di Capriano e 5 per rimuovere i veleni dall’ex-Cagimetal. Fine del fondo. E comunque ad oggi mancano indicazioni su come accedere al fondo e non ci sono progetti di bonifica. Ma poi i rifiuti radioattivi dove li mettiamo? “Nel deposito nazionale – spiega la Gabanelli -, dove dovrebbero essere stoccate le scorie che provengono dallo smantellamento delle centrali nucleari, che stiamo pagando da 20 anni, ma che sono sempre li’. E non si nemmeno dove sara’ fatto. L’idea sarebbe quella di costruire un bunker di cemento dentro le aziende, sperando che reggano il tempo necessario per il decadimento definitivo del Cesio 137. E sperando che si affrettino a costruirli”.

In sostanza, soprattutto nel Bresciano, e in misura minore in Veneto, sono state fuse in fonderie e acciaierie fonti di Cesio 137, di Radio 226 e di Cobalto 60, arrivate quasi sempre dall’Est Europa. Erano nascoste in involucri di piombo infilati dentro i camion di rottami, in modo da sfuggire ai controlli. Una volta finiti nei forni hanno contaminato gli impianti di abbattimento fumi, le polveri, i lingotti di acciaio e di alluminio.  L’ultimo allarme l’agosto scorso alle acciaierie Iro di Odolo, in Valsabbia. L’Italia entro il 2025 dovrebbe in teoria individuare un deposito nazionale per le scorie radioattive, ma sembra che nessuna regione lo voglia. E che si stia trattando con la Slovacchia.

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