martedì, Dicembre 10, 2019
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Russia, Testimone di Geova legge e commenta il vangelo di Matteo: condannato a due anni di lavori forzati

Nel tentativo di giustificare la dura repressione che il Governo Russo ha messo in atto nei confronti dei Testimoni di Geova, le autorità coinvolte, hanno dato un’interpretazione “plastica” della legislazione anti-estremista, con obiettivi ben precisi: limitare se non eliminare la stessa confessione nell’intera Federazione Russa. E’ la conclusione a cui sono giunti numerosi osservatori esperti di diritto, sia russi che europei.

Ma interpretare le leggi per trasformarle in capi d’accusa non è poi così facile come sembra, specialmente quando si entra in un campo minato come quello teologico e dottrinale. E così nel tentativo trovare cervelloticamente il “crimine” che di fatto non esiste, il tribunale distrettuale di Khabarovsk ha condannato il 2 settembre un Testimone di Geova, Valery Moskalenko a due anni e due mesi di lavoro forzato con l’accusa di aver letto un brano del vangelo di Matteo e in particolare del Sermone della Montagna.

Si tratta di una vicenda assurda e grottesca, se non fosse che si ha che fare con una persona in carne e ossa che viene privata dalla libertà, dei diritti fondamentale e del suo status sociale nella comunità dove risiede. Il tutto è iniziato il 21 aprile 2018 nella sala conferenza del complesso alberghiero Erofei. Una registrazione audio di dieci minuti di questo passaggio con commenti, ha costituito la base dell’accusa.

Ora se leggere o commentare il Sermone della Montagna è un grave reato penale, su questa falsa riga, ci si dovrebbe aspettare che 70 milioni di russi fra un po’ siano accusati di estremismo religioso simile a quello dell’Isis. D’altra parte chi è praticante ortodosso, si suppone reciti il Padre Nostro, che è parte integrante del suddetto Sermone. Ma neanche i dieci milioni di musulmani della Federazione possono dormire tranquilli, visto che anche il Corano cita il vangelo (Ingil) e narra di Maria e di Gesù. Potrebbero rientrare in questa lista anche moltissimi laici o atei o perfino nostalgici comunisti ai quali le parole di Gesù sulla tolleranza e sull’uguaglianza non sono mai dispiaciute.

Ma se poi parliamo di Russia e vangelo, si dovrebbe necessariamente esaminare gli scritti di Tolstoj e Dostoevskij. E qui visto l’impossibilità della riesumazione e condanna postuma dei due grandi narratori, si dovrebbero bandire i loro romanzi al pari della Bibbia utilizzata dai testimoni di Geova e della Torre di Guardia, la rivista più diffusa al mondo. Quindi in questa riedizione dell'”Indice” dovrebbe finire inevitabilmente Delitto e Castigo, dove l’omicida pentito Raskolnikov, legge con la prostituta Lisa una pagina del vangelo, non di Matteo ma di Giovanni, nel capitolo relativo la risurrezione di Lazzaro; episodio che occupa una parte centrale del racconto e viene considerato una delle pagine più belle di tutta la narrativa ottocentesca. Idem per l’Idiota, I demoni e specialmente i Fratelli Karamazov dove uno dei fratelli, Ivan, dipana una lunga digressione teologica sull’esistenza di Dio infarcita di citazioni evangeliche.

Se poi si legge Tolstoj oltre ai numerosissimi scritti polemici sulla chiesa ortodossa, si dovrebbe bandire Confessione, Il Vangelo spiegato ai giovani e Il Regno di Dio è dentro di voi passando per i romanzi Il diavolo, Padre Sergio e Resurrezione. In quest’ultimo libro, il protagonista il principe Nehljudov, alter ego dello stesso scrittore, riflette e decide di impostare la sua esistenza sulla base di Matteo capitolo 6 e verso 33. Incredibile ma vero, lo stesso brano per il quale è scattata la condanna per Moskalenko. A tal proposito il 52enne condannato, ha annunciato subito di appellarsi alla condanna: non ritiene che credere in Dio e citare il vangelo sia un reato come (sich!) sentenziato dal tribunale.

Lo stesso Vladimir Putin l’11 dicembre 2018 ha definito “un’assurdità” l’oppressione ai Testimoni di Geova “che sono anche cristiani per i quali non capisco davvero perché siano perseguitati”. “Assurdità” e incomprensione che però continuano, visto che decine di testimoni di Geova sono in prigione e gli atti di sopraffazione e angherie verso i componenti del gruppo si susseguono in tutta la Federazione Russa. Sempre colpevoli per le autorità, di leggere il vangelo, propagarlo e di considerare gli insegnamenti di Gesù una priorità, anche in un contesto persecutorio come quello attuale. Forse perché come diceva Dostoevskij, anche per i testimoni “credere che non ci sia niente di più bello, profondo, simpatico, ragionevole, virile e perfetto di Cristo” è la cosa migliore. Nonostante tutto.

Nella foto lo scrittore Fedor Dostoevskij

Roberto Guidotti

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

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