lunedì, Settembre 21, 2020
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Warhol, il padre della Pop Art/che adorava Lorenzo Lotto

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Intervista a Pio Monti, celebre gallerista. “Quel viaggio nelle Marche con Andy e il palco negato allo Sferisterio”. Quando la Cassa di Risparmio di Macerata disse no al grande Alberto Burri

di Maurizio Verdenelli 

(foto di Anna Maria Cecchini)


Milano celebra Leonardo legando a questo anniversario un artista, Andy Warhol, che al pari del genio italiano ha influenzato il proprio secolo: il diciannovesimo. Il padre della pop art dedico’  l’ultima parte della sua vita reinterpretando il capolavoro dell’Ultima Cena, o meglio “The last supper”, come la chiamo’ il genio di NY. Warhol mori infatti nel 1987, ad un mese all’inaugurazione della mostra milanese che tre anni prima gli era stata commissionata da Alexandre Iolas.

“In quella sera dell’84 a Palazzo delle Stelline, insieme con Andy e tutta la Milano bene, c’ero anch’io” ricorda Pio Monti, nato a Pollenza (“ma non rammento quando…” sogghigna) gallerista e mercante d’arte tra i piu’ importanti dagli anni 70. Amico di Enzo Cucchi, Monachesi, Pannaggi, Man Ray, Gino De Dominicis, Sol Lewitt, Cj Twombly, Joseph Alberts, Schifano, Burro, Buren, Pistoletto, Job, Kounellis, Boetti, Giuli. “Ed amico di Warhol che andavo a trovare a New York. Naturalmente a Milano mi aveva invitato. E quella sera d’estate mentre lui annunciava che il giorno dopo, con i suoi due assistenti, avrebbe dovuto imbarcarsi da Trieste per la Grecia, maturai da perfetto innamorato della propria citta’ il progetto di portarlo a Macerata. Cosi’ la mattina dopo mi trovai davanti al ‘suo’ albergo, ‘Principe di Piemonte’ con la mia mercedes.

‘Incassettai’ letteralmente, valige in mano, gli assistenti e poi Warhol a bordo. Poi via, a tutto gas, verso le Marche mentre Andy mi chiedeva dove fossimo diretti”.

Come rispondeva?

“Intanto avevo telefonato a mia moglie perche’ si tenesse pronta ad accogliere un tale ospite”.

A Macerata?

“Avevo una villa con piscina. Arrivati, subito telefonai all’assessore Davide Calise perché mi trovasse un palco per la stessa serata della stagione lirica in Arena. Avevo un super ospite! Ma niente da fare. L’ultimo palco era stato dato ad un assessore di Avellino. Cosi’ il padre della pop art non riusci’ ad ammirare lo Sferisterio!”.

La mattina dopo?

“C’era il traghetto da Ancona alle 14.30 e bisognava fare presto. Arrivati all’altezza di Recanati, Warhol, notando il cartello, ebbe uno scatto.

Mi afferrò un braccio…”Stop, stop, Pio!”. Lui conosceva perfettamente Lorenzo Lotto e sapeva che quattro sue grandi opere si trovavo in citta’. Voleva a tutti i costi vederle. Ancora mi pento per averlo ostacolato: il traghetto per la Grecia non avrebbe atteso. Seppure Warhol mostrassr di non temere tale evenienza per amore di Lorenzo Lotto. Che ora a distanza di tanti anni, solo di recente, ha riproposto nel suo splendore in una mostra itinerante nelle Marche”.

Poi?

Al ritorno ero ancora amareggiato per l’infelice esito del mio…rapimento maturato dal mio orgoglio di maceratese che avrebbe voluto aver ammirare lo Sferisterio ad un genio contemporaneo, quando mi arrivo’ una telefonata da Calise. “Pio, per stasera hai il palco per Warhol…”.

Con un filo di voce, gli dissi che era ripartito”.

Altri cocenti rifiuti?

“Mi andò male anche con Alberto Burri. Andavo spesso a Città di Castello dove lui abitava per accompagnarlo nelle Marche: quando passavamo per Muccia, chiedeva di poter comprare una bottiglia di Varnelli. A Macerata allo staff della Cassa di Risparmio Burri propose una sua bella opera in rosso e nero. “Ma noi chiedevamo un sacco…” ci fu opposto. Il grande pittore, infuriato, se ne andò all’istante senza neppure salutare”.

Altri celebri rifiuti?

“Un disegno di Twombly per Leopardi. L’allora sindaco di Recanati disse no. Cosi come andò a monte in extremis il progetto per una Collettiva nel nome del Poeta con opere di grandi marchigiani (tra i quali alcuni molti viventi):  Cucchi, Licini, Scipione, Pomodoro, Bartolini e via elencando per i buoni uffici di Olimpia Leopardi. E ricordo pure l’indignazione plateale di Francesco Rutelli, allora radicale, per una mia mostra romana dov’era esposo un disegno di Warhol falce e martello”.

Ed ora Recanati…

“Cinque anni fa come oggi al tavolino del caffè di piazza Leopardi, notai il cartello Affittasi proprio difronte alla statua del Poeta. Una folgorazione:  subito sottoscrissi il contratto ed e’ nata la galleria ‘Iddill’io’. Tuttavia la voglia d’arte di Recanati e’ pari a quella di Macerata che lasciai negli anni 70 per Roma. Un esempio? per mesi ho esposto una grande statua di Giacomo, dorata, e a nessuno e’ venuto in mente di chiedermi una benché minima informazione circa il prezzo!”.Intanto questo pomeriggio Idill’io propone dopo altri eventi, tra i quali quello di Cucchi per Leopardi (“Passerò da te”), Claud Hesse, l’artista del Dna famosa per i suoi ‘ritratti immortali’.”In questa originale esposizione, il Dna portrait c’e’ il mio, poi quelli di Marina Ripa di Meana e Achille Bonito Oliva”.Il futuro del mercato dell’arte?”Per i giovani, purdi talento, la vedo dura. Ormai si vende tutto, quel poco o tanto, igorosamente e solo tramite le asta. Sembra un percorso obbligato, ed e’ triste perche’  l’arte vuol dire assolutamente liberta’”.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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