mercoledì, Settembre 23, 2020
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Omicidio Sacchi, obbligo di firma per la fidanzata Anastasia. Si indaga su soldi e relazioni della ragazza

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Svolta nelle indagini per il delitto di Luca Sacchi, il 24enne ucciso con un colpo di pistola alla testa, a Roma, la sera del 23 ottobre scorso. 
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Ieri i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, che indagano sul delitto di Luca Sacchi, il 24enne ucciso con un colpo di pistola alla testa, a Roma, la sera del 23 ottobre scorso, hanno eseguito un’ordinanza che dispone misure cautelari nei confronti di cinque persone indagate, emessa dal Gip di Roma su richiesta della Procura della repubblica.

I destinatari della misura della custodia cautelare in carcere, per concorso in omicidio pluriaggravato, rapina aggravata, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un’arma comune da sparo sono i ragazzi già detenuti per il delitto, ovvero Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, fermati nei giorni successivi all’omicidio, e un terzo ragazzo 22enne considerato colui che materialmente li ha armati.

Nei confronti della fidanzata della vittima Anastasia Kylemnyk è stata applicata la misura dell’obbligo di firma, essendo stata indagata per l’accusa di avere tentato di acquistare un ingente quantitativo di droga la sera dell’omicidio.

Nei confronti della ragazza di origine ucraina è stata disposta anche la perquisizione dell’abitazione dove vive con i genitori a Roma.

Ad impressionare è la cifra contenuta nello zaino che Anastasia, la fidanzata di Luca, aveva la sera del 23 ottobre: la somma ammonterebbe infatti a settantamila euro, e non già ai duemila dichiarati dalla ragazza nella prima fase delle indagini, . I soldi sarebbero serviti all’acquisto di 15 chilogrammi di droga e si starebbe indagando sulla provenienza di una cifra di denaro tanto rilevante, tanto da ipotizzare l’esistenza di un acquirente occulto legato alla malavita. E’ quanto è emerso nel corso della conferenza stampa svolta a piazzale Clodio alla presenza dei procuratori incaricati.

Inoltre fra gli arrestati c’è anche Giovanni Princi, il pregiudicato amico del personal trainer ucciso. Secondo l’accusa, Princi avrebbe svolto la trattativa con i pusher per l’acquisto di un ingente quantitativo di droga ed essendo emerso uno stretto accordo per l’acquisto fra il Princi ed Anastasia all’insaputa di Luca Sacchi si starebbe  indagando anche sulla relazione esistente fra i due soggetti. 

“Nessun elemento allo stato per dire che Luca Sacchi fosse coinvolto, partecipe o consapevole della compravendita di sostanza stupefacente”, ha affermato il procuratore di Roma Giuseppe Prestipino nel corso della conferenza stampa.

Dopo i clamorosi sviluppi delle indagini i genitori di Luca Sacchi, straziati dal dolore per la perdita del figlio, hanno dichiarato: “Non abbiamo mai avuto dubbi su nostro figlio, lui non c’entra assolutamente nulla con il mondo della droga. Anastasia ci ha mentito su quanto avvenuto quella tragica sera ed ora è chiaro il motivo del suo strano allontanamento. Se ha sbagliato è giusto che paghi”.

Parole giuste e dignitose, come lo erano state quelle della madre di Del Grosso, dopo l’omicidio.

“Sono distrutta dal dolore sapendo che una mamma e un papà, un’intera famiglia, sta piangendo la morte di un figlio. Ancora non posso credere che Valerio abbia potuto fare un gesto simile. È giusto che adesso paghi e si assuma le sue responsabilità e so che lo farà”.  Era stata proprio lei a presentarsi in commissariato per informare su quanto aveva fatto il figlio. “Non ho pensato mai nemmeno un minuto – aveva spiegato – che si potesse fare una cosa diversa da quella che ho fatto. La nostra è una famiglia perbene, di lavoratori e per questo non potevamo aggiungere al dolore di questa tragedia la vergogna di sentirci in qualche modo complici. Quel giorno ho anche pensato che forse era l’unica maniera per dare a Valerio una speranza di riscatto. So che non voleva uccidere”.

Parole fondamentali quindi quelle dei genitori della vittima e dell’accusato della morte di Luca Sacchi, che in tanto dolore e tanto sgomento si sforzano di confidare in una giustizia che possa riparare ad una immane tragedia.

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