martedì, Dicembre 10, 2019
Home > Italia > “Pesce d’Aprile”: la vita, dopo. Le interviste a Cesare Bocci e Tiziana Foschi

“Pesce d’Aprile”: la vita, dopo. Le interviste a Cesare Bocci e Tiziana Foschi

pesce

Foto e servizio di Anna Maria Cecchini

TOLENTINO – Sold out sabato sera al teatro Don Bosco di Tolentino, per la piece teatrale, “Pesce d’Aprile”, trasposizione del libro omonimo, radiografia di un’amore tra l’incanto dell’incontro tra Dany e Cesare, la quotidianità ricca di un rapporto vero, autentico, tra due che non se la mandano a dire e che spesso litigano ma poi fanno pace, passando attraverso l’imprevisto, feroce, brutale, attacco della malattia, e la non scontata seppur auspicabile scelta di non mollare, lottare per sé, per questo amore e rapporto con l’altro che senti complementare, l’unico al mondo per cui valga la pena esserci, respirare, continuare a vivere.

Si piange molto, e si sorride, no non si ride, come ho letto nelle recensioni dei colleghi, ma piuttosto ci si prende per mano e si compie il viaggio dentro di noi, attraverso la messa in scena da parte degli attori, bravissimi, della vita vera, quella che rappresenta da venti anni la quotidianità di Cesare e la sua donna Dany. Ci si scopre umani, fragili ma ricchi di risorse che al momento topico ognuno di noi può scegliere di riconoscere e utilizzare come lascia passare, per una sua seconda vita.

La vita dopo un ictus post parto, dopo che un embolo raggiungendo il tuo cranio decide di divertirsi e frammentarsi dando origine ad una “ spallinata “che investe e danneggia il lobo destro del cervello ( Dany rimane parallizzata nella parte sinistra del corpo ), due aree del lobo occipitale ( comprensione del linguaggio ), e più punti del cervelletto. Tiziana Foschi, la Dany di Cesare Bocci da tutta la sua anima senza riserve, interpreta fisicamente lo status della disabile e ci fa incontrare la sofferenza senza buonismi o spiegazione escatologiche ma riesce a trasmetterci quel quid in più che la sua bravura di attrice teatrale con un esperienza trentennale del mestiere, il suo talento poliedrico non sarebbero sufficienti a restituirci. Tiziana ci fa conoscere Dany, donna coraggiosa, volitiva, talentuosa, forte, ma Tiziana ci dona anche la sua luce.

Traspare la sua luce di anima bella a chi sa cogliere e riconoscere l’umanità che ognuno dovrebbe coltivare dentro di sé e condividere. Cesare riesce a guidarci dentro il limbo che ha vissuto insieme alla sua compagna, senza mai provocare nello spettatore pietismo o ritrosia nell’accettare la rappresentazione della quotidianità di un diverso, una disabile e il suo compagno. Sceglie i ritmi sincopati e conduce il gioco in maniera serrata dando vita ad un rock and roll di emozioni. Si partecipa alla sua vita e si respira per tutta la durata dello spettacolo con lui, percependo il dolore della scoperta della malattia della sua donna ma anche il coraggio con cui ha costruito una nuova quotidianità con lei, diversa sicuramente, eppure ricca, ovviamente limitata, più dagli altri a dire il vero, rappresentati dalla moltitudine che sceglie l’inciviltà, l’ottusità, la cattiveria ogni giorno, che avrebbe potuto piegare ed annientare un’altra coppia, non loro. Si perché oltre l’ictus avvenuto ad una settimana dal parto di Mia, la corsa in ospedale, il coma durato 20 giorni, la riabilitazione di mesi in clinica e le terapie per recuperare una propria parziale autonomia, Daniela e Cesare si sono imbattuti nella superficialità e incapacità dei medici, come tutti noi almeno una volta nella nostra vita, nell’inciviltà e nella paura del diverso perché disabile, non abile quanto questa società consumistica, trita umanità ha deciso che dobbiamo essere, nella didattura di un tempo che un sistema sovrano ti obbliga a seguire ma che per un’accadimento non volontario, né scelto non puoi più seguire.

Si riflette molto Cesare, si viene investiti non dalla sofferenza di entrambi ma dalla vostra determinazione, la si riconosce e si finisce col scegliere di costruire il dopo accanto a voi, scegliendo la vita, sapendo bene che nulla sarà come prima ma accettando la sfida del cambiamento. Daniela Spada oggi ha una scuola di cucina e ieri sera non ha potuto accompagnare Cesare perché impegnata nel suo lavoro. Standing ovation per Tiziana Foschi e Cesare Bocci, anime luminose portatrici di umanità in questo periodo storico di oscurantismo medievale. Accettiamo sicuramente l’invito di aprire le porte dell’Anffas certe che nutriremo il nostro giardino interiore e saremo migliori di oggi, con la semplicità e la naturalezza che ci appartengono e che ci hanno empaticamente unito a voi e al resto del pubblico che vi ha accolto con reale calore e che continua ad abbracciarvi anche dopo tante reppliche mai stanco di essere accarezzato, sorretto, guidato, attraverso il viaggio dell’uomo verso l’uomo, certe che anche grazie alla Vostra arte qualcosa possa migliorare.

Il dopo è sempre arduo, una prova ingiusta forse e capita sempre all’improvviso ma accettare che nulla sarà come prima e non per questo avremo perso la nostra vita è possibile, pensate a Cesare e Dany, leggete il loro libro, andate a vedere oggi a Tolentino e domani a Roma, poi in tour ancora in altre città questa piece e gioite nell’ essere qui, ora. Tiziana Foschi Signora Foschi ( Tiziana: “ ti prego diamoci del tu “, io: “ Certo ma non mentre registro l’intervista, ho paura di non ricordarmi le domande e magari un minimo di distacco mi può sorreggere, grazie, non ti nascondo che sono emozionatissima “)

… Conosciamo tutti il suo enorme talento, io la seguo dalla Premiata Ditta con i suoi compagni di ventura, ( ride, era l’86!), poi ha dato prova della sua poliedricità, interpretando ruoli eterogenei nel cinema, teatro fino a sperimentare la regia..

“Si, negli ultimi anni mi sto divertendo molto con la regia, molto, ma forse è una questione d’età che uno alla fine comincia ad odiare il fatto di riguardarsi, rivedersi, ( ride di gusto ), in realtà credo sia anche un po’ fisiologico, intanto sono 35 anni che faccio teatro e ho accumulato tanta esperienza e sopratutto da spettatrice so cosa vorrei vedere rappresentato in scena, poi conoscendo i mezzi, sa con la Premiata Ditta realizzavamo tutto da soli: le scenografie, il montaggio delle scene, i costumi, le luci, i cavi, insomma ho vissuto l’ artigianato vero, quindi credo sia stato un passaggio naturale”

… Certo Tiziana. C’è un personaggio che le piacerebbe interpretare, una donna contemporanea che ammira, la cui vita la ispira particolarmente?

“Abbiamo tante donne poco raccontate che piano, piano stanno uscendo dalla loro camera buia, pensi che mi fa ricordare uno spettacolo che ho realizzato molti anni fa insieme ad un’altra attriceregista, Cinzia Villari sul Jazz, le donne del Jazz. Non le protagoniste ma le donne che sono state accanto ai jazzisti degli anni 30-40, intuendo magari che il loro uomo avesse qualcosa d’importante da dire e condividere con il resto del mondo, favorendo il loro percorso. Abbiamo dato voce alle madri, sorelle, figlie, mogli, amanti, amiche, a tutto quell’universo femminile che di solito gravita intorno ad un uomo, donne comuni, straordinarie, mai raccontate che però scelgono di essere di supporto nella realizzazione artistica dei loro uomini. Del resto, riservo sempre una grande attenzione nello scegliere i miei ruoli e spesso do voce alle donne comuni. Dirigo Marco Falaguasta, uno startupper in questo senso e Io curando la parte narrata che riguarda la donna, in genere tolgo tutti i clichè che ancora ci riguardano e che troppo spesso sono ancora di uso comune tra i comici ed alimentano le loro fidanzate, amanti, mogli “.

Come si è preparata a portare in scena ( Tiziana : “ Ti prego dammi del tu “, Io rifletto che ormai mi sento sicura e che posso osare)….Come ti sei preparata da professionista, artista che ha una grande esperienza per interpretare una persona reale, a cui ti devi rapportare, che c’è ed è la compagna di Cesare?

“Ma guarda, Io loro li ho conosciuti tramite l’Anffas già molti anni fa, devo dire che forse una mia peculiarità è quella di osservare molto le persone dal punto di vista fisico, come si muovono, come mettono i piedi, il cuore, la testa, come usano il loro spazio, ed appunto mi è sempre piaciuto il trasformismo, sul mio di corpo. Ho cercato di somigliarle ma non di identificarmi, volevo raccontare Lei ma anche una donna disabile non solo Daniela e infatti una cosa dove ci siamo trovati d’accordo noi tre e guarda che ci confrontiamo sempre su tutto, è stata la volontà di raccontare la loro storia ma conferendole un respiro più ampio, rendendola un paradigma di qualcosa che andasse oltre il confine del loro privato molto oltre.. Addirittura avevamo pensato di acquistare una parrucca ( Io : “ Si, vero Daniela ha i capelli scuri e corti “), e l’abbiamo anche fatto, l’anno scorso alla prima di Cagli l’ho indossata, Cesare mi ha guardato e me l’ha fatta togliere, del resto non sono un’imitatrice, non lo sono mai stata.. Mi interessa piuttosto andare a sfruguliare tra le pieghe dell’animo umano per cogliere quel qualcosa che magari appartiene anche a me, eppoi in scena Io ascolto molto Cesare, mi lascio guidare, affrontiamo insieme il racconto di venti anni della loro storia . Di mio ad esempio, ho aggiunto un vezzo, un movimento della spalla, teatralmente molto efficace che Daniela ha superato e che mi è costato 2 mesi di fisioterapia. Il teatro è un po’ un gioco macabro, sai i bambini che si mettono il mantello e sono dei Principi, loro non recitano, hanno proprio la faccia da Principe, nel gioco sono davvero dei Principi, e se li interrompi bruscamente, finisce tutto, Io in scena ricerco quel gioco lì, a volte ci riesco”

… Come si è creato questo sodalizio, immagino forse anche grazie all’Anffas?

“Si, è stata un po’ l’Anffas questo trait d’union. Grazie a loro ho scoperto che i disabili non sono delle statuine di cristallo, delle persone fragili, da maneggiare con cura, non è semplice rapportarsi con il diverso, non averne paura, non rimanere anche bloccati, perché impreparati, però grazie a loro sto percorrendo il mio cammino di conoscenza. É più semplice innalzare barriere che abbatterle. La cosa che poi mi fa emozionare è che Io ogni sera indosso i panni di Daniela e divento lei per 2 ore, poi però mi cambio e a fine rappresentazione vado a cena, così come sono, Lei invece non può avere una pausa, dimettersi dall’essere Daniela, dalla sua quotidianità ed ogni giorno si impegna alla ricerca di un equilibrio, ecco, la mia forza è data dallo spogliarmi ogni sera dei vestiti che mi fanno diventare una donna disabile e riappropriarmene la sera dopo, con il desiderio di raccontarla, la sua è quella di aver deciso che la vita potesse, dovesse andare avanti”.

Tiziana, ti ricordi una storia, un aneddoto, un incontro che ti ha dato o tolto qualcosa durante il tuo impegno con l’Anffas?

“Guarda non c’è una situazione in particolare ma frequentando da molti anni e vedendo crescere l’Anffas che è patner di questo nostro spettacolo, sopratutto quella di Macerata, sono molto amica di Marco Scarponi, gioisco nel vedere che laddove magari il Pubblico non arriva, il privato sia stato capace di creare una realtà inimmaginabile qualche anno fa, resa possibile dalla condivisione, dall’inclusione, perché ora i disabili non sono rinchiusi dentro casa ma sono inclusi anche nel mondo del lavoro e giustamente vivono la loro esistenza come noi, che non condividiamo le loro difficoltà. Infatti Io vivo alla Garbatella e lì vi è un ristorante dove loro lavorano, gestendolo, non sono più soli e stiamo sconfiggendo, l’ignoranza, la paura, la solitudine. Figurati che Io stessa da piccola, soffrendo di gravi attacchi d’epilessia ho vissuto in prima persona l’ignoranza e la paura della mia bisnonna che temendo il giudizio altrui, non mi portava fuori, non sapendo come comportarsi nel caso avessi le convulsioni. Ecco, grazie alla realtà inclusiva dell’Anffas questo non avviene più, perché di solitudine si può anche morire, più che per la disabilità”.

Grazie Tiziana, per me può bastare.

“ Ma adesso che fai, vai via?”

Scherzi? Rimango per vedervi, sono venuta apposta, non mi perderei per nulla al mondo l’occasione.

Cesare Bocci

Bentornato Cesare in questa che è la tua terra d’origine, la tua casa. ( Le persone autentiche, realmente grandi ti danno subito del tu, abbattendo i muri non erigendoli e ti chiedono di imitarli) . Stasera, in platea avrai i tuoi famigliari, i tuoi amici e tu sul palcoscenico rappresenterai quella che è stata, ed è la tua vita, ho letto il libro, da ormai 20 anni, una duplice, grande emozione…

“Sicuramente si, venire qui è stata una cosa naturale, perché qui come hai detto sono nato come uomo e sono nato come artista e siccome questo spettacolo parla di una cosa che mi appartiene anche se ormai sia Io con Daniela che Io con Tiziana, con la quale ho scritto la drammaturgia, i due personaggi che si vedono sul palcoscenico, non siamo più Io e Dany ma ci servono per dare un messaggio e il messaggio è : “ Vedete succede, succede a tutti, è successo anche a me che sono un personaggio pubblico, e se succede cercate aiuto nella famiglia, negli amici, nelle persone che conoscete, senza vergognarvi”. La tournè è partita l’anno scorso da Macerata e dopo che le porte dell’Anffas si sono aperte per noi ( Cesare è loro testimonial e collabora con Save the Children ), abbiamo sentito quanto fosse importante la condivisione, naturalmente poi abbiamo deciso di rendere pubblica la nostra storia”.

Leggendo il libro mi sono chiesta quanto ti possa aver aiutato la tua marchigianità nell’affrontare l’evento, non so se definirlo ineluttabile sia corretto, che vi è accaduto, quanto l’attaccamento a questa terra ti abbia sorretto nel non rimanere schiacciato dal tir che vi ha investito

“Si, assolutamente si, perché il tir è arrivato 3 anni fa per i marchigiani eppure non si sono mai abbattuti, nonostante siano caduti in ginocchio, si sono coraggiosamente rialzati pur dovendo fare i conti con una ricostruzione che tarda a partire. Da noi , Io sono nato a Camporotondo di Fiastrone la condivisione, l’aiutarci è pratica abituale, come rimboccarsi le maniche e probabilmente nel mio dna c’è questo gene. Da noi l’inclusione, l’accoglienza, la condivisione sono quotidiani, nessuno ce l’ha insegnate, non ci siamo mai sentiti derubati dai stranieri e abbiamo sempre mantenuto gli usci aperti. Certo c’è un po’ di campanilismo ma questo è normale e c’è dappertutto e si, l’essere marchigiano mi ha aiutato ad affrontare le difficoltà”.

Cesare, parlando del sisma mi hai introdotto una domanda che desideravo farti. Il decreto è stato approvato, senza affrontare discorsi politici ma rivolgendomi al geologo, si so benissimo che ti sei laureato in geologia, dammi un parere tecnico, la ricostruzione finalmente partirà?

“Noi adesso abbiamo a capo un tecnico molto competente, ( Io : “si, Piero Farabollini tuo ex compagno di studi “), ma non è per Piero è che noi in Italia andiamo avanti sempre con le emergenze, se non snelliamo l’apparato burocratico, non progettiamo un piano ad hoc e sopratutto finché avremo i politici di professione che preoccupati della loro rielezione non si espongono con scelte impopolari, bè avremo sempre le stesse difficoltà, un po’ come se avessimo una macchina con le gomme lisce, senza benzina, ma con un pilota da formula uno, inutile avere un commissario per la ricostruzione competente se non lo si fa lavorare”.

Tornando al Cesare attore, conosciamo tutti il tuo percorso artistico tra cinema, serie tv, teatro, musicals, conduzioni televisive, il ventennale sodalizio con il maestro Cammilleri, la tua interpretazione intensissima di Paolo Borsellino che gli altri definiscono un eroe contemporaneo ma che personalmente mi rifiuto di definirlo tale, in quanto il suo comportamento dovrebbe rappresentare la normalità ( Cesare annuisce ), la tournè con questa piece teatrale, bene, ci potresti dare un’anticipazione dei tuoi prossimi impegni?

“A breve uscirà una serie tv su canale 5 “ I fratelli Caputo “ dove recito insieme a Nino Frassica, niente di più distante da me, pensa siamo due fratelli che non si conoscono, uno cresciuto a Milano ed un siculo, ( a naso tu Cesare non sarai il Siciliano! ), che saranno costretti a convivere e da questa forzatura nasceranno molti episodi…Poi sempre per canale 5, il 18, forse il 19 uscirà “ La grande bellezza “, sottotitolo “ Il Vaticano “, dove io sono la voce narrante, che vi condurrà alla scoperta, novello Piero Angela, delle grandi opere artistiche, architettoniche presenti all’interno della struttura”.

Cesare un’ultima battuta: come ha reagito tua figlia Mia, nel vedere rappresentato quello che è anche il suo privato, la quotidianità dei suoi genitori?

“Guarda non lo so di preciso con sicurezza, ma ti posso dire che quando io e Daniela l’ abbiamo invitata a scrivere il libro con noi per farla giustamente partecipe e restituire anche la sua voce, e sai, per noi ha rappresentato anche un momento di crescita interiore, all’ultimo, dopo che in un primo momento aveva accettato, si è ritratta, poi però quando abbiamo presentato l’opera all’Università di Macerata si è commossa tantissimo e ci ha confidato che condivideva l’importanza di quello che avevamo deciso di fare insieme alla sua mamma.

In questi anni non escludo che abbia potuto vergognarsi, non di noi ma magari di lei stessa per il fatto che non avesse una mamma come le sue amiche ma disabile. Lunedì saremo all’ Ambra jovinelli in occasione della Giornata Nazionale Anffas e della Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità, istituita dall’ONU e Mia, verrà con il gruppo delle sue amiche storiche a vederci, ci saranno anche il capo della polizia e il nostro Presidente Mattarella con la sua famiglia, entrambi molto impegnati sui temi dell’accoglienza e dell’inclusione. Credo che scrivere e recitare sia stato per noi catartico ma sopratutto che arrivi forte, chiaro, il nostro messaggio : nella vita si può trovare un ostacolo che ci sembra insormontabile ma dentro di noi abbiamo la forza e sopratutto questa ci può arrivare anche dai famigliari, amici, tramite la condivisione, non siamo soli. A me la vita me l’hanno cambiata l’Anffas e Save the Children. Con loro mi sento a casa, in famiglia”.

Grazie Cesare.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: