mercoledì, 19 Febbraio, 2020
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Mario Vespasiani, il maestro del colore

mario vespasiani

Nella ricerca di Mario Vespasiani il colore ha sempre assunto un ruolo predominante, al punto che tutti i soggetti studiati e rappresentati attraverso la sua pittura non possono essere scissi dalla componente cromatica che li raffigura. In quanto secondo l’autore ogni immagine avrebbe richiesto esattamente quei toni anziché altri. Con la mostra Blue Horizon che si inaugura sabato 21 dicembre nelle Marche, presso lo spazio One Lab Contemporary di Ripatransone, verrà presentato un aspetto inedito che raccoglie ed esalta una delle tinte utilizzate da Vespasiani nei vari cicli pittorici. Saranno dunque esposte opere provenienti da varie collezioni e realizzate nel corso degli anni che hanno la caratteristica di avere il Blu quale colore predominante.

Si tratta di un progetto che intende mettere in risalto la componente emotiva e concettuale che si cela dietro ogni quadro, mediante la relazione che si instaura con tutti gli altri presenti nelle sale, dalle medesime scale tonali. Un percorso dall’effetto cromoterapico, in quanto l’artista ha sempre ritenuto fondamentale l’energia che ogni colore riesce a scaturire. La scelta di partire dal Blu, non deriva da una preferenza sugli altri colori bensì dall’aspetto simbolico che più rappresenta la ricerca di Vespasiani, la quale affonda le sue basi in chiari riferimenti allo spirituale. Nelle tele, appartenenti a vari periodi e a celebri cicli tematici, si svela la capacità dell’artista di attingere alle sapienze sia orientali che occidentali. Dai cieli del cristianesimo, alla pelle delle dio egizio Amon, all’aspetto di Krishna, come al Blu che in Cina viene indicato come simbolo dell’immortalità, molti di questi elementi vengono richiamati dai dipinti di Vespasiani, che ha l’abilità di saper rinnovare le forme conservandone però la tradizione. Un tono capace di allentare il battito cardiaco e di stimolare sensibilità e quiete, la riflessione contemplativa e la meditazione; nel mito il Blu è riconosciuto come il colore dei coraggiosi, specie nella sua sfumatura azzurra.

Prodotto già a partire dal 2200 a.C. nell’antico Egitto è ritenuto un portafortuna nell’aldilà, mentre in Grecia lo indossavano i sacerdoti di Chronos, in seguito nel 1700 con la scoperta del blu di Prussia venne invece diversifica la gamma degli scuri. Nell’opera di Vespasiani vanno colti i riferimenti al soffitto della tomba della regina Nefertari, come al mauseoleo di Galla Placidia a Ravenna o alla cappella degli Scrovegni a Padova. Ma anche riguardo la scenografia teatrale, per via dei grandi formati che ha da sempre adoperato, non si può non citare il fondale di Schinkel presente nel Salone delle Stelle realizzato per il Flauto Magico di Mozart. Tra le varie tonalità di Blu impiegate da Vespasiani nel corso degli anni spiccano: i toni del celeste, del carta da zucchero, del ceruleo, del cobalto, del pavone e dell’oltremare, passando dal Blu di Persia al Blu di Prussia.

Nei secoli questo colore è stato sempre più utilizzato, al punto che Yves Klein decise di brevettare una sua tinta oltremare che utilizzò praticamente per tutte le sue opere. Oggi che non è più necessario frantumare lapislazzuli per ottenerlo rimane evocativo di uno stato d’animo, perfino quando nella sua componente musicale tocca i tasti della malinconia e diventa blues. Dato che il colore scatena una reazione chimica e un fenomeno psicologico, esercita un influsso che sollecita sia la memoria che tutti i sensi. Mario Vespasiani con questa mostra contrappone all’aspetto più evidente alla nostra società, l’impatto formale ed estetico, l’elemento secondario ma non meno importante che sono le sfumature, le molteplici dimensioni sensoriali che nelle opere come in ciascuno di noi, determinano la direzione dello sguardo e dei pensieri.
In occasione della mostra sarà disponibile l’ultimo numero del magazine Eventi Culturali, che ha dedicato a Mario e Mara la copertina e un ampio servizio interno.

Mario Vespasiani Blue horizon

One Lab Contemporary

Corso Vittorio Emanuele II, 32-34 Ripatransone AP
dal 21 dicembre al 26 gennaio 2020
orario di apertura: tutti i giorni previa confermae-mail: onelab.contemporary@yahoo.cominfo e visite guidate: 333.6361829

Mario Vespasiani nasce nel 1978. Inaugura la prima mostra non ancora ventenne


Mario Vespasiani nasce nel 1978. Inaugura la prima mostra non ancora ventenne e ad oggi ha esposto su tutto il territorio nazionale, in gallerie, musei, luoghi di culto e in contesti inusuali. Nel corso del tempo la sua ricerca ha interessato anche studiosi di discipline che vanno dalla teologia all’astrofisica, dall’antropologia alla filosofia. Si esprime attraverso un alfabeto simbolico che si fonda sulle rivelazioni della mistica cristiana e sulla pratica alchemica della pittura. Attento osservatore delle leggi naturali e degli insegnamenti della sapienza orientale, il suo lavoro va inteso come continuazione dell’opera creativa universale, da cui cogliere il sentimento spirituale. 

Espone giovanissimo ai Musei Capitolini di Roma con la mostra Gemine Muse, a 27 anni vince il primo Premio Pagine Bianche d’Autore, figura nel libro Fragili eroi di Roberto Gramiccia, sugli artisti italiani del futurismo ad oggi e sul Dizionario dell’Arte Italiana edito da Giancarlo Politi. Per essere stato tra i primissimi artisti ad aver impiegato la sua impronta pittorica ai nuovi materiali e alle recenti tecnologie, viene inviato nel 2012 dall’Accademia di Belle Belle Arti di Macerata a tenere una conferenza dal titolo: L’essenza e il dono. Arte, relazione e condivisione, dalla tela all’iPad. Nello stesso anno con le opere realizzate mediante l’iPad ed applicate su alluminio partecipa al Premio Termoli e di seguito alle storiche rassegne d’arte nazionali: nel 2014 al Premio Sulmona, nel 2015 al Premio Vasto, nel 2018 al Premio Marche. Durante la sua carriera le sue opere sono state poste in dialogo diretto con alcuni maestri dall’arte italiana, quali Mario Schifano, Osvaldo Licini, Lorenzo Lotto e Mario Giacomelli, in mostre intitolate La quarta dimensione.  Ha esposto nel 2011 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Vittorio Sgarbi nella sede di Torino e qui con Imago Mundi alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

 Dal 2013 lavora a Mara as Muse, un progetto composto da dipinti, disegni, fotografie, libri e oggetti d’arte, che tratta del rapporto della presenza femminile nell’ispirazione artistica, la cui trilogia è stata presentata a fine 2017 alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. Nel 2015 realizza delle opere in pura seta intitolate Storie di viaggiatori, territori e bandiere che espone come fossero vessilli, la cui performance si tiene nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno e in un happening sulla cima di un’antica torre. Nel mese di maggio esce Planet Aurum il suo primo libro interamente dedicato agli scritti e nello stesso anno la città di Fermo lo invita a dipingere il Palio dell’Assunta collegato alla personale Empireo

Nel 2016 è l’ideatore del festival sul pensiero contemporaneo La Sibilla e i Nuovi Visionari. Nel 2017 è stato in mostra a Venezia e Monaco di Baviera nella collettiva Our place in space promossa da NASA ed Esa che prosegue nel 2018 in un tour mondiale. Nello stesso anno organizza Indipendenti, Ribelli e Mistici, una rassegna di incontri interculturali che ha coinvolto numerosi studiosi provenienti da vari ambiti. Sempre nel 2017 il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle ha celebrato il quarantennale con la sua mostra personale dal titolo Fly Sky and Air.  Nel 2018 inaugura la mostra Lepanto dedicata alla famosa battaglia, nel Museo Diocesano di Gaeta dove è conservato lo stendardo della flotta. Nel maggio 2019 è stata presentata al Museo d’Arte Contemporanea di Roma (MACRO) la quarantesima pubblicazione dedicata al suo lavoro. Nello stesso anno si tiene la mostra Underworld dedicata al tema dell’inconscio visto attraverso la metafora delle creature marine, successivamente si sono svolte le personali dal titolo Il tempo dei trentasei giusti a Villa Caldogno nel vicentino e al Museo Michetti in Abruzzo, la mostra Eschatology, opere monumentali sul mistero ultimo.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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