giovedì, Ottobre 28, 2021
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Giorgia Meloni protesta contro la Fase 2: troppe le categorie a rischio

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Fase 2 nell’occhio del ciclone. “Davanti Palazzo Chigi con i parlamentari e i consiglieri regionali del Lazio di Fratelli d’Italia, a due metri di distanza l’un l’altro, con guanti, mascherine e un cartello: ognuno di loro rappresenta una delle categorie che vivevano del loro lavoro, che per decreto hanno dovuto chiudere e che rischiano di non avere un futuro. Coloro che avrebbero voluto essere qui. Noi vogliamo dar loro voce”.

Giorgia Meloni protesta contro le misure adottate dal Premier Conte: “La pazienza è colma”, scrive sul proprio profilo Facebook. Da settimane, veniva evocata la fine del lockdown in Italia. Poi il premier Conte ha annunciato in conferenza stampa che con la Fase 2 non sarebbe cambiato quasi nulla (asporto di cibi a parte). “Più si prolunga la clausura, più questa pazienza si esaurisce” ha dichiarato la Meloni.

Fratelli d’Italia chiede quindi di togliere i vincoli burocratici che impediscono una rapida ripartenza. “Entro il 1° maggio – annuncia invece il leader della Lega Matteo Salvini – ci sarà una proposta da parte dei governatori di centrodestra per una vera fase 2. I piccoli, le partite Iva, i negozi, gli artigiani sono quelli che hanno fatto grande l’Italia, forse qualcuno se l’è dimenticato. Hanno bisogno di tutto il sostegno possibile. Serve riaprire prima, in sicurezza, altrimenti certe attività non esisteranno più”.

Tra le categorie dimenticate, nel fronteggiare l’emergenza Coronavirus, quella dei promoter/steward e delle altre figure, che fanno parte delle attività “In-store promotion”, che normalmente si trovano nei punti vendita della  grande distribuzione per fornire consigli e assistenza.

“La mia categoria – dichiara Alessandro Marongiu, 32 anni, di Cagliari – lancia un forte grido d’allarme, in quanto completamente abbandonata dallo Stato. Solo una piccolissima parte dei colleghi, infatti, ha avuto la fortuna di avere i contratti in “collaborazione coordinata continuativa in gestione separata INPS” e quindi di accedere al bonus dei 600€.

Dall’altra parte, invece, una grandissima parte dei colleghi è rimasta completamente fuori, sia dal bonus di 600€, sia dalla cassa integrazione in deroga, in quanto, secondo alcune normative, anche se le date, tra agenzia e promoter sono state concordate, ci deve essere per forza una chiamata. Il contratto di lavoro a chiamata si configura come rapporto di lavoro dipendente, che potrebbe fruire solo del sostegno economico previsto per le crisi aziendali, ma le agenzie che incaricano gli stweard non sono disponibili a fare richiesta del sussidio all’Inps, lasciando i propri lavoratori privi di qualsiasi aiuto. Addirittura, non avendo l’indennità di disponibilità, non abbiamo diritto a nulla. Io e tantissimi altri colleghi abbiamo avuto un annullamento di tutte le date lavorative concordate per il mese di marzo, aprile e maggio, con conseguenze pesanti sul reddito”.

L.M.

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