domenica, Ottobre 17, 2021
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Fase 2, la Fiom: “L’economia non può essere anteposta alla Salute”

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Riceviamo da Fiom Chieti e pubblichiamo: “Come FIOM continuiamo a pensare che aver anticipato la ripartenza in molte aziende Abruzzesi sia stato un errore. Una ripartenza chiesta a gran voce da molte regioni italiane, che secondo noi, non hanno ben chiaro cosa sta accadendo nel mercato mondiale. Oggi assistiamo ad un forte calo dei consumi globali e paradossalmente molte aziende che hanno fatto di tutto per rimanere aperte stanno chiedendo di aprire gli ammortizzatori sociali.

Speriamo che la Regione Abruzzo, che ha dato parere favorevole alla riapertura anticipata, abbia fatto tutte le valutazioni rispetto all’andamento dell’epidemia nei nostri territori, così come speriamo che il Governo, attraverso i propri Ministeri abbia valutato attentamente la situazione epidemiologica dell’Abruzzo, visto che hanno inviato una lettera al Ministero degli Interni solo il 26 aprile per consentire le riaperture di alcune attività il giorno dopo.

Rispetto alla Regione Abruzzo, che invitiamo alla cautela riguardo ad alcune dichiarazioni che vorrebbero la riapertura immediata di tutto, vorremmo far presente che una delle criticità rispetto alla ripartenza, da noi segnalata con largo anticipo, riguarda il Trasporto Pubblico. Infatti, oggi, i maggiori problemi riscontrati sono legati ai trasporti. Non esiste una omogeneità di comportamenti tra le aziende di trasporto a causa di non chiare ordinanze da parte delle Regioni. Inoltre, come da noi richiesto è mancato un coordinamento tra la regione Abruzzo e la regione Molise proprio sui trasporti lasciando il libero arbitrio alle aziende. Non è stato previsto in modo uniforme qual è il numero dei posti effettivamente occupabili per tipologia di autobus, non tutte le aziende di trasporto espongono cartelli elencanti le norme di sicurezza da attuare. In una situazione emergenziale tutto dovrebbe essere disposto attraverso un protocollo preciso senza possibilità di interpretazioni.

Rispetto alle fabbriche, sia quelle che hanno riaperto, sia quelle che riapriranno dopo il 4 maggio, sono in atto dei confronti con il sindacato per limitare al massimo le possibilità di contagio, un lavoro complicato da parte dei nostri RLS e dei nostri Delegati visto che deve convivere il diritto alla salute con la ripresa dell’attività lavorativa.

Anche nella più grande azienda della nostra Regione, la SEVEL, è stato avviato questo confronto dove, a causa dell’alto numero di Lavoratori coinvolti, si sta cercando, con complessità, di attuare le norme previste dal Protocollo e del DPCM. I problemi maggiori, come detto, sono legati ai trasporti e di conseguenza vedono molti Lavoratori utilizzare il mezzo proprio causando una forte congestione nell’utilizzo dei parcheggi.

All’interno della fabbrica molte azioni di prevenzione sono state messe in atto da parte dell’azienda, alcuni nostri suggerimenti sono stati accolti, su altri stiamo ancora discutendo.

Nonostante ad oggi il mondo scientifico non abbia ancora certezze sull’evoluzione di questo virus e quindi non si può avere la certezza che le azioni che si stanno mettendo in campo siano sufficienti ad eliminare il contagio, e visto che le Istituzioni hanno autorizzato la ripresa delle attività lavorative,  come FIOM continueremo, nell’interesse dei Lavoratori, a verificare, secondo le nostre possibilità, che tutto si svolga nel rispetto delle norme per garantire la salute e la sicurezza dei Lavoratori. Continueremo nella nostra incessante azione di proporre modifiche e suggerimenti all’azienda per consentire ai Lavoratori di lavorare sempre più in sicurezza.

Così come avviene in Sevel anche in altre aziende stiamo portando avanti questo nostro impegno. In alcune con più facilità in altre meno.

Siamo molto preoccupati per le aziende dove non è presente il sindacato e dove auspichiamo dei controlli da parte delle autorità competenti.

Uno dei problemi che si sta presentando è quello dei Lavoratori così detti “fragili”. Molte aziende stanno chiedendo che questi Lavoratori debbano farsi fare un certificato dal proprio medico curante attestante l’idoneità al lavoro. Non crediamo che sia competenza del medico di famiglia attestare l’idoneità di un proprio paziente rispetto ad un’attività lavorativa che non può conoscere. Sul Protocollo del 24 aprile 2020, riportato come allegato nel DPCM del 26 aprile 2020, l’attestazione sui Lavoratori “fragili” va fatta dal medico competente.  Di questi Lavoratori, oltre le aziende anche le Istituzioni devono mettere in atto azioni a tutela della loro salute e della loro situazione economica. Per questi Lavoratori, che non hanno alcuna responsabilità se non possono andare al lavoro, in attesa che le aziende si predispongano al loro rientro, dovrebbe essere garantito lo stipendio pieno anche attraverso un’integrazione alla cassa integrazione e la maturazione dei ratei. In passato molte Regioni integravano il reddito dei Lavoratori messi in cassa integrazione.

Infine, rispetto al meccanismo delle malattie, della cassa integrazione, dei congedi parentali e della legge 104, rimane ancora aperta la discussione visto che ad oggi, da parte del Governo, non sono uscite norme che prorogano oltre il 30 aprile 2020 i provvedimenti in essere.

Come FIOM, continueremo nella nostra attività partendo da un principio fondamentale: l’economia non può essere anteposta alla Salute e alla Sicurezza dei Lavoratori e dei Cittadini.

Siamo coscienti che dovremo convivere a lungo con questo maledetto virus ma chiediamo, in modo particolare alla Regione, che è così impegnata a chiedere la riapertura di tutto, che tutto debba avvenire con regole certe assumendosi la responsabilità di scongiurare l’aumento dei contagi.

Vediamo un forte ritardo rispetto alle misure di prevenzione. La Regione deve garantire che vengano effettuati tutti i test riconosciuti dall’ISS per monitorare e prevenire la diffusione del virus e isolare immediatamente eventuali focolai.

Questa volta, se il virus dovesse accentuare la sua azione di contagio nella nostra Regione, oltre al danno per la salute, si rischia di mettere la parola fine al nostro tessuto produttivo”.

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