domenica, Ottobre 24, 2021
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Ultimo: “Liberano i boss mafiosi, poi fanno fuori il docile capro espiatorio”

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Il Capitano Ultimo interviene sulla vicenda delle dimissioni del capo del Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) Francesco Basentini, seguite alle polemiche scaturite dalle scarcerazioni in seguito all’emergenza coronavirus, per alleggerire le carceri.

“Liberano agli arresti domiciliari – scrive su Facebook – i boss mafiosi in 41bis. Poi fanno dimettere il direttore del Dap, docile caprio espiatorio.

Eppure dicevano – relazione della Dia 10 agosto 1993 a ministro dell’Interno Nicola Mancino: “Un’eventuale revoca anche solo parziale dei decreti che dispongono l’applicazione dell’Art. 41 bis” avrebbe potuto “rappresentare il primo concreto cedimento dello Stato, intimidito dalla stagione delle bombe”.

“Dopo le testimonianze dell’ex capo della Dia Gianni De Gennaro e del consulente Pino Arlacchi. Al di là delle incongruenze tra le due testimonianze ciò che appare evidente ai giudici di primo grado è che “agli analisti era chiara la finalità di Cosa Nostra di attivarsi per riattivare una trattativa per attenuare il rigore carcerario e per ottenere benefici per i propri associati detenuti.

Inoltre era chiara la necessità di mantenere la linea della fermezza, già intrapresa dopo la strage di Capaci e mai più abbandonata dopo di allora, proprio a iniziare dal regime del 41 bis perché qualsiasi passo indietro nella sua applicazione sarebbe stato letto inevitabilmente come un segnale di cedimento dello Stato”. E secondo la Corte d’assise presieduta da Alfredo Montalto è anche ipotizzabile che gli analisti avessero avuto in qualche modo “sentore degli accadimenti dell’anno precedente, ovvero dei contatti tra Riina e Vito Ciancimino, altrimenti non si spiegherebbe il riferimento nella nota di Manganelli in cui si parla della finalità a trattare con Riina quando questi era già stato tratto in arresto”.

Dopo aver ricordato le testimonianze dell’ex Presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi e quella dell’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano è stato affrontato il lungo capitolo dedicato alla mancata proroga del regime di carcere duro, nel novembre 1993, nei confronti di esponenti della criminalità organizzata e, contestualmente, i rapporti tra l’imputato Mario Mori e Francesco Di Maggio e la posizione dell’allora ministro della Giustizia, Giovanni Conso, che adottò quella decisione di non prorogare i 41 bis.

Il popolo non dimentica. Nessuna misericordia per il boia, nessuna pietà per i mandanti. Le lobby al potere che liberano i boss mafiosi non ci intimidiranno, la lotta appartiene al popolo e il popolo continuerà a combattere. Onore a tutti i combattenti caduti contro la mafia. Ultimo”.

Le scarcerazioni stabilite in seguito all’emergenza Covid-19 hanno fatto sfiorare gli arresti domiciliari a Raffaele Cutolo, boss della Nuova camorra organizzata.

Le dimissioni di Basentini hanno scosso il mondo della politica. Bonafede, si apprende da fonti di via Arenula, lo ha ringraziato per il lavoro svolto. Le dimissioni saranno formalizzate probabilmente oggi, quando ci sarà la presa di possesso di Roberto Tartaglia, nominato vicecapo Dap nei giorni scorsi.

“Le polemiche di questi giorni – avrebbe detto Basentini – sono strumentali e totalmente infondate ma fanno male al Dipartimento”.

“Le dimissioni del direttore del Dap Francesco Basentini non bastano a cancellare quanto successo in poche settimane tra carceri in rivolta, morti, evasioni e perfino mafiosi e assassini usciti a decine di galera. Il ministro Bonafede è il primo responsabile: dimissioni”, dice il leader della Lega Matteo Salvini.

“Prendo atto delle dimissioni del capo del Dap Francesco Basentini. Un gesto importante seppur tardivo e che non servirà a riparare i gravi danni che lui e il ministro Bonafede hanno fatto in questi mesi”, dichiara Carolina Varchi, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo FdI in commissione Giustizia.

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