martedì, Ottobre 19, 2021
Home > Anticipazioni TV > Anticipazioni per la “Turandot” di Puccini del 22 maggio alle 10 su RAI 5: dalla Scala di Milano

Anticipazioni per la “Turandot” di Puccini del 22 maggio alle 10 su RAI 5: dalla Scala di Milano

la Turandot

Anticipazioni per la “Turandot” di Puccini del 22 maggio alle 21.15 su RAI 5: diretto da Georges Prêtre per la regia di Keita Asari dalla Scala di Milano

(none)

Nell’ambito della storica collaborazione tra Rai e Scala – che in questo periodo, attraverso Rai Cultura, ha già portato su RaiPlay importanti spettacoli – arrivano in Tv sulla Rai le grandi opere scaligere.  Questo venerdì 22 maggio alle 10 su Rai5 va in onda la “Turandot” di Giacomo Puccini, diretto da Georges Prêtre per la regia di Keita Asari nella versione andata in scena al Teatro alla Scala nel 2001.

Turandot (AFI/turanˈdɔt/[1][2]) è un’opera in 3 atti e 5 quadri, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, lasciata incompiuta da Giacomo Puccini e successivamente completata da Franco Alfano.

La prima rappresentazione ebbe luogo nell’ambito della stagione lirica del Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926, con Rosa RaisaFrancesco DominiciMiguel FletaMaria ZamboniGiacomo RiminiGiuseppe Nessi e Aristide Baracchi sotto la direzione di Arturo Toscanini, il quale arrestò la rappresentazione a metà del terzo atto, due battute dopo il verso «Dormi, oblia, Liù, poesia!» (alla morte di Liù), ovvero dopo l’ultima pagina completata dall’autore, rivolgendosi al pubblico, secondo alcune testimonianze, con queste parole: «Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto.»[3] Le sere seguenti, l’opera fu messa in scena con il finale rivisto di Alfano, ma fu diretta da Ettore PanizzaArturo Toscanini non diresse mai più l’opera.[4]

L’incompiutezza dell’opera è oggetto di discussione tra gli studiosi. C’è chi sostiene che Turandot rimase incompiuta non a causa dell’inesorabile progredire del male che affliggeva l’autore, bensì per l’incapacità, o piuttosto l’intima impossibilità da parte del Maestro di interpretare quel trionfo d’amore conclusivo, che pure l’aveva inizialmente acceso d’entusiasmo e spinto verso questo soggetto. Il nodo cruciale del dramma, che Puccini cercò invano di risolvere, è costituito dalla trasformazione della principessa Turandot, algida e sanguinaria, in una donna innamorata.[5]