mercoledì, Settembre 23, 2020
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Anticipazioni per “A tutto Eduardo” del 23 maggio alle 17 su RAI 5: “Uomo e galantuomo”

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Anticipazioni per “A tutto Eduardo” del 23 maggio alle 17 su RAI 5: Da “Uomo e galantuomo” un lungo omaggio a De Filippo

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Un omaggio allo scrittore, commediografo e attore di teatro che più di ogni altro ha saputo attraversare da protagonista e interpretare la scena teatrale del Novecento italiano, grazie alla sua abilità di autore e alla sua sensibilità di interprete. Alla vigilia del 120° anniversario della nascita di Eduardo De Filippo (24 maggio 1900), Rai Cultura celebra il grande drammaturgo con un ciclo di appuntamenti che riproporrà al pubblico, in ordine cronologico di composizione, tutte le versioni televisive dei suoi spettacoli realizzate dalla Rai. Il ciclo prende il via sabato 23 maggio alle 17.00 su Rai5 (canale 23) e proseguirà ogni sabato pomeriggio fino a novembre.  
Primo appuntamento in calendario è la commedia “Uomo e galantuomo” che Eduardo scrisse nel 1922 e che viene proposta nella versione televisiva realizzata nel 1975, con Eduardo De Filippo, Luca De Filippo, Isa Danieli, Angelica Ippolito, Nunzia Fumo. Commedia in tre atti inserita da Eduardo nel gruppo di opere da lui chiamato “Cantata dei giorni pari”, è incentrata su un equivoco nato tra una contessa, suo marito e il suo amante Alberto (Luca De Filippo), che è costretto a fingersi pazzo. Eduardo interpreta Gennaro, un attore di una piccola compagnia teatrale che alberga nell’hotel di Alberto. Difficile non essere conquistati dalla comicità pura di questa farsa, modellata su quelle di Eduardo Scarpetta (padre naturale di Eduardo): equivoci a non finire, personaggi macchiettistici e “miseri” che si fingono altro da sé per sopravvivere. La commedia è anche la rappresentazione dell’ipocrita borghesia di provincia che pur di salvare le apparenze è disposta a simulare la pazzia.

Uomo e galantuomo è una commedia in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1922 e inserita dall’autore nel gruppo di opere da lui chiamato Cantata dei giorni pari.

La commedia è stata scritta da Eduardo per il fratellastro Vincenzo Scarpetta e messa in scena nel 1924 con il titolo Ho fatto il guaio? Riparerò!. Il 23 febbraio 1933 la farsa fu rappresentata dalla compagnia di Eduardo “Teatro Umoristico I De Filippo” con il titolo definitivo di Uomo e galantuomo.

Trama

«Lallalarallì, lallalarallà»
(La canzoncina dei finti pazzi)

Ospiti a spese del ricco e giovane don Alberto De Stefano nella località balneare di Bagnoli presso l’albergo gestito da un suo amico, sono gli attori di una scalcagnata compagnia teatrale: “L’eclettica”, così chiamata perché pretende di esprimere il suo talento in ogni genere dell’arte teatrale. Poiché la sera precedente, l’esibizione della compagnia si è svolta tra l’indifferenza e gli insulti del pubblico – un attore per difendere la primadonna che era stata offesa, si è preso un pugno sul naso da uno spettatore – il capocomico Gennaro De Sia vuole riscattarsi dalla brutta figura e impone una prova del nuovo dramma che sarà messo in scena. Si tratta dell’opera a forti tinte Malanova (cattiva notizia) di Libero Bovio che gli sgangherati attori massacrano per la loro incompetenza ma che evidentemente lo stesso Eduardo non doveva stimare molto se la trasforma in una farsa, come testimoniano le risa degli ospiti dell’albergo che sopraggiunti si trovano ad assistere alla prova.

L’esibizione penosa della compagnia verrà interrotta dall’arrivo di Salvatore, fratello di Viola, la primadonna messa incinta dal capocomico. Salvatore precedentemente ha incontrato don Alberto che l’ha scambiato per il fratello della sua misteriosa amante Bice, anch’essa incinta di lui. Sentendo che è venuto per reclamare il matrimonio riparatore, don Alberto, che è un galantuomo, assicura a Salvatore, stupito che un signore voglia sposare un’attrice e per di più incinta di un altro, che farà il suo dovere sposandosi.

Da qui nasce un colossale equivoco che porterà, nella confusione generale scaturitane, alla fuga di Gennaro in una camera dove sta bollendo una grande pentola che servirà agli attori per cucinare per il loro pranzo: i bucatini per i quali «ci vuole molta acqua», come dice Gennaro, «..se no vengono limacciosi». Gennaro inciampa nella pentola e una cascata di acqua bollente gli si riversa sui piedi. Fortunatamente incontrerà un dottore, il conte Tolentano che, mosso a compassione dell’ustionato, ululante e invocante «Sant’Antuono, protettore del fuoco! Aiutatemi!», lo porterà nella sua casa per curarlo.

Nel frattempo don Alberto, venuto a sapere l’indirizzo di Bice, si è recato alla sua casa per chiedere la sua mano: ma qui scopre che Bice è sposata ed è la moglie di Tolentano. Alberto, vistosi scoperto dal conte, si finge pazzo per ingannarlo e la recita, anche per il contributo di Gennaro che chiamato a testimoniare la sanità del giovane imbroglia invece di più la situazione [2], riesce a tal punto che viene fatto incarcerare.

Tolentano, nel frattempo, indovinata la finta pazzia di Alberto lo mette alle strette: o si farà ricoverare in manicomio come pazzo, salvando così l’onore di marito tradito oppure lo stesso conte gli sparerà per lavare la macchia al suo blasone. Sarà lo stesso Tolentano invece, costretto a fingersi pazzo per evitare le ire di Bice che ha scoperto una sua relazione con una donna sposata. Alberto finalmente non più finto pazzo sarà rimesso in libertà.

Redazione
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