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Anticipazioni per “Minotauro” di Silvia Colasanti del 2 settembre alle 10 su RAI 5: dal Teatro Nuovo di Spoleto

Minotauro

Anticipazioni per “Minotauro” di Silvia Colasanti del 2 settembre alle 10 su RAI 5: con la regia di Giorgio Ferrara e la direzione di Jonathan Webb dal Teatro Nuovo di Spoleto

File:Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti.JPG - Wikipedia

Per la Grande Musica Lirica in TV in onda oggi mercoledì 2 settembre alle 10 su RAI 5 l’opera “Minotauro” di Silvia Colasanti nell’allestimento andato in scena nel 2018 dal Teatro Nuovo di Spoleto con la regia di Giorgio Ferrara, la direzione di James Conlon e l’interpretazione di Gianluca Margheri, Benedetta Torre e Matteo Falcierper l’inaugurazione della 61ma edizione del Festival dei Due Mondi..

Il Minotauro: il mito di un mostro terrificante si trasforma, in quest´opera, in un dramma “umano”, il dramma di un essere che ha a che fare con sé stesso, anzi con l’infinità di sé riflessi negli specchi del labirinto. A lui si contrappone l´uomo come reale carnefice – capace d’inganno e falsa amicizia – qui rappresentato da Teseo e Arianna.Ai tre protagonisti vocali dell’opera si aggiunge il Coro degli Uccelli, presagio o testimone di morte, che commenta l´azione, come una sorta di moderno coro greco e una piccola orchestra che incastona le linee vocali dei protagonisti e diventa protagonista essa stessa in alcuni snodi formali dell´azione. La Luna e il Sole accompagnano la sorte implacabile del mostro.Alla solitudine del Minotauro si contrappongono le giovani vittime a lui destinate, che lo accerchiano minacciosamente prima di essere uccise, una dopo l´altra, in una battaglia tutta percussiva e astratta.Il finale è affidato al Coro degli Uccelli: una lunga preghiera intima e sofferta su cupi rintocchi di campana.

L’opera della compositrice Daniela Colasanti è basata sulla ballata “Il Minotauro” di Friedrich Dürrenmatt realizzata nel 1985.

Il minotauro, in talune antologie intitolato Minotauro, una ballata, è un racconto di Friedrich Dürrenmatt del 1985.

La trama

Il libro si basa sul mito del Minotauro. Il mostro è visto nella sua totale incoscienza e nella sua animalità. La commovente vicenda di un essere costretto a non essere. Rinchiuso nel labirinto tra infiniti specchi e infinite illusioni di sé. L’unico rapporto che troverà con gli umani, lui che è il frutto della vergognosa commistione tra toro e donna, sarà solo d’inganno e morte. Teseo e Arianna giocheranno la loro umanissima spietatezza per sopprimere un bestione privo delle scaltrezze umane che finisce per destare compassione e persino tenerezza.

Introduzione

La focalizzazione interna favorisce l’effetto di straniamento dato dalla scelta del minotauro, tradizionalmente antagonista muto del mito, come protagonista dell’opera. Sequenze narrative si alternano a sequenze di monologo, che costruiscono una sorta di dialogo interiore non lontano dalla prosa kafkiana. Lo spazio mitico del labirinto viene accentuato nel suo carattere di isolamento, riflessività e utopia dalla presenza di specchi.

Temi
Lo straniamento

La condizione precaria del mostro, ibrido per natura e sospeso solo in un non-luogo per costrizione, illumina sulla instabilità del concetto di verità e di giustizia ma soprattutto sulla tragicità della esperienza esistenziale umana, dell’individuo di fronte alla natura e dell’individuo di fronte alla alterità.

Il postmoderno

L’uso dello straniamento è strettamente connesso al fine dell’opera: giungere alla consapevolezza dell’inapplicabilità dei paradigmi di verità e giustizia all’interno della conoscenza. Il mito viene decostruito e smontato, ricostruito e svuotato, in una parola postmodernizzato. Come ci viene detto ne La promessa: “Impossibile arrivare alla verità e alla giustizia”. L’esame della condizione esistenziale e della sua drammaticità come mito della modernità avvicinano l’opera a Il mito di Sisifo di Camus, tuttavia c’è una differenza di contenuti: l’opera di Camus porta con sé i contenuti dell’esistenzialismo del primo Novecento mentre l’opera di Dürrenmatt prova a comunicare il vuoto di ideali del postmoderno, terreno della totale interpretabilità e della sola certezza della solitudine dell’uomo in attesa della verità.

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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