giovedì, Ottobre 1, 2020
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Contratto sanità privata, il 16 settembre sarà sciopero nazionale

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Contratto sanità privata, il 16 settembre sarà sciopero nazionale
Cgil Cisl Uil: “Loro non firmano, e noi ci fermiamo. Da Regione chiediamo intervento immediato sugli accreditamenti”

Arriva all’apice la protesta dei lavoratori e delle lavoratrici della sanità privata accreditata in tutta Italia, con lo sciopero nazionale del 16 settembre. Mercoledì prossimo, nel Lazio, ben due presidi dei lavoratori: sotto la sede Aiop e sotto la Regione Lazio.

“Il caso unico della mancata ratifica della preintesa sul contratto nazionale, siglata a giugno, è una vergogna e, nonostante la protesta che ha infiammato ogni regione del Paese per tutta l’estate, non ci sono stati significativi passi avanti.

Dopo i tentativi di addossare ai sindacati le responsabilità del mancato rinnovo o peggio quelli di rimettere in discussione la parte economica dell’intesa, le “aperture” mostrate da Confindustria a Cgil Cisl Uil nei giorni scorsi verso il rinnovo del contratto al momento sono vaghe promesse: andiamo avanti fino allo sciopero.

Vogliamo azioni concrete e chiare: subito la convocazione per la sigla definitiva del contratto”. Così Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp Cgil Roma Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma Lazio.

“Il Lazio, insieme alla Lombardia, è la regione in cui i servizi sanitari affidati a strutture private in accreditamento hanno il peso maggiore: il 40% dei servizi del SSR si regge su strutture private, che per la quasi totalità hanno in carico i servizi di riabilitazione e lungodegenza, cui si aggiungono le RSA, dove agli operatori – quando non si tratta di esternalizzati, precari, partite iva  – viene applicato un contratto ancora diverso, anch’esso fermo da 8 anni, e non riconosciuto da Cgil Cisl e Uil per le condizioni al ribasso su salari e diritti che ha sancito”, proseguono i segretari generali. “Il contratto nazionale della sanità privata, fermo da 14 anni, deve essere l’apripista dei contratti nazionali da rinnovare, in ogni settore, pubblico e privato. Centomila lavoratori in tutto il paese, 25 mila nel Lazio, che hanno subito più dei colleghi del pubblico un maggiore stress organizzativo e di sicurezza in fase di emergenza Covid, partendo da sofferenze di organico, turnazioni, ferie negate, precarietà, aspettano un adeguamento salariale e con esso un riequilibrio di diritti e tutele rispetto ai colleghi del pubblico. Servizio pubblico e dignità del lavoro non possono sottostare a logiche di mero profitto, in un mercato protetto e con risorse dei cittadini”, continuano Cenciarelli, Chierchia e Bernardini.

“Dai datori di lavoro privati pretendiamo che mettano fine alla vergogna ratificando l’accordo sul Ccnl”, rimarcano i segretari. “Alla Regione chiediamo un intervento concreto che, al di là degli annunci non si è ancora visto: via gli accreditamenti a chi non rinnova i contratti e rigore nell’applicazione delle regole. Crediamo che, proprio mentre si negano i diritti dei lavoratori, l’amministrazione regionale non possa avallare il ritorno a quelle convenzioni fra aziende pubbliche e strutture private già responsabili in passato dei disastri della sanità, con profitti garantiti agli imprenditori e gli extra-costi addossati ai contribuenti, come sta avvenendo tra Asl Roma 1 e Villa Betania. Sarebbe parimenti inaccettabile, inoltre, non eccepire nulla rispetto al comportamento di Villa Ardeatina, che ha disdetto il CCNL per passare ad un contratto che toglie soldi e diritti, non firmato dal sindacato confederale”.

“Ecco perchè il 16 settembre porteremo la voce dei lavoratori sia sotto la sede AIOP Lazio (alle 9.00) e sotto la Regione Lazio (alle 13) in due presidi distinti che animeranno la giornata di sciopero nazionale.

Mentre si fermeranno i reparti e gli ambulatori delle strutture private, pur causando una giornata di disagio alla cittadinanza, daremo un colpo tangibile. Il messaggio è chiaro: basta spreco di risorse pubbliche. La salute è di tutti, e il sistema sanitario è unico: a stesso lavoro devono corrispondere stessi diritti”, concludono.

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