sabato, Settembre 19, 2020
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Gli occhi di Norman: quel j’accuse che non lascia scampo

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Gli occhi di Norman: quel j’accuse che non lascia scampo


Sono Claudio Zarcone, padre di Norman, “suicidato” da quel sistema mafioso che oggi viene semplicisticamente chiamato delle “baronie universitarie”, nel pomeriggio per me  brumoso del 13 settembre 2010. Sono Claudio Zarcone, giornalista professionista, custode di una tragedia e di un dolore che Lei non potrà nemmeno lontanamente comprendere. Una tragedia che come una valanga ha poi prodotto anche la fine della mia famiglia. Professor Conte, prova almeno un moto di vergogna per aver contribuito (non so quanto a generare) al proliferare di questo sistema mafioso? Come, mi dice che Lei non c’entra niente? Suvvia, professore, sa benissimo che il silenzio, l’omissione, il voltarsi dall’altra parte, sono una falsificazione omissiva, quindi una menzogna. Non rispondere alle mie lettere, non riformare l’università secondo i dettati dell’associazione mafiosa nei casi di “nonnismo” accademico, non condannare pubblicamente il fenomeno, be’, sono forti indizi di complicità per compiacenza o paura di metter mani in un terreno che trasuda complicità

Palermo –  “Dieci anni dal sacrificio di mio figlio, dieci anni di discesa agli inferi nel silenzio di buona parte della stampa e di tutte le istituzioni che dovrebbero implorare il perdono di quegli occhi di bambino, il cui j’accuse non lascia scampo ai filistei della cultura e ai mercanti del Tempio della politica italiota. Non lascia scampo agli ignavi, ai magnaccia di Stato, ai complici di un sistema mafioso, a chi continua a proteggere una delle sette più mefistofeliche del nostro paese.

Dopo aver scritto (inascoltato) a tutti i Presidenti del consiglio, ai loro ministri, continuo e continuerò a gridare, incazzato più che mai, che quello di mio figlio è stato un omicidio di Stato in piena regola. Ho scritto ancora, dopo altre lettere, non so quante, al premier Conte (il testo completo della lettera in allegato). Questi, alcuni stralci: “ Signor Presidente del Consiglio,
vede quegli occhi di bambino nella foto? Li vede? Vispi, gioiosi, espressivi. Quelli sono gli occhi di mio figlio Norman, morto a ventisette anni a causa di una malformazione congenita

No, sono certo che Lei abbia capito male. La ‘malformazione congenita’ che ha causato la morte di mio figlio non apparteneva a lui geneticamente, è dello Stato, si chiama “mafia universitaria”. E parlo di ‘malformazione congenita’ perché lo Stato, questo cazzo di Stato nel quale mi ostino a credere, non ha mai voluto estirpare la gramigna delle baronie universitarie, da ciò discende la mia convinzione che si tratti di qualcosa di congenito. Di incurabile.

Mi dovrà perdonare due cose preliminarmente: il mio linguaggio aspro e a tratti volgare (ma la volgarità non è nelle parole, risiede nei pensieri volgari e in tutte le forme omissive) e il mio riferirmi a Lei come persona informata dei fatti, con evidente allusione all’associazione mafiosa che infesta i nostri atenei. Vede, Presidente, io da dieci anni non posso più guardare quegli occhi teneri; non posso guardarli socchiusi nel sonno come facevo prima; quegli occhi non hanno avuto il tempo di conoscere i propri nipoti, né tantomeno con essi giocare. E io non ho visto a mia volta niente di tutto ciò, avvelenandomi quotidianamente coi tormenti madidi di sangue di una giustizia negata ripetutamente. 

L’atto d’accusa di Norman non lascia scampoPresidente Conte, quindi o accetta la “sfida” o varrà anche per Lei quanto cantava De André nella Canzone del MaggioPer quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti […] E Lei, Presidente, Lei che conosce bene il mondo accademico per farne parte, si permette di ignorare le lettere di un cittadino che ha perduto tutto al tavolo della roulette, senza aver mai giocato. Un tavolo da gioco il cui croupier è lo Stato, oggi Lei medesimo […] Accetti questa sfida, esca dal silenzio, rifiuti il verbo complice dei suoi predecessori e vesta finalmente gli abiti della ‘vergine’ e incorrotta Dike. Diversamente sarà poi compito della ‘cieca’ Themis”.

E nella mia nuova lettera scritta a Conte ho voluto aggiungere, per senso di giustizia, un’ulteriore storia da egli sicuramente ignorata: “Ma voglio raccontarle un’altra storia, una delle tante storie che hanno infangato il Tempio della cultura del Belpaese. Ha mai sentito parlare di Luigi Vecchione? Claro que no. Nel novembre 2018 ‘Luigi Vecchione, 43 anni, stimato ingegnere meccanico che aveva lavorato a lungo come ricercatore all’Università La Sapienza di Roma’, decide di suicidarsi. Come Norman. ‘Proprio a questo rapporto con l’ateneo il padre attribuisce la decisione di suo figlio di farla finita. Questo perché Luigi, due anni prima, aveva sollevato un caso inviando un dettagliato esposto all’Autorità nazionale anticorruzione in cui denunciava l’esistenza di una vera e propria Concorsopoli all’interno dell’ateneo romano e di alcuni corsi tenuti a Viterbo.

Segnalazione che l’Anac aveva a sua volta inoltrato alle procure di Roma e del capoluogo della Tuscia. Luigi aveva lavorato al suo progetto di ricerca fino al 31 agosto. Scaduto il contratto, l’incarico non gli era stato rinnovato anche se il progetto non era concluso. Avrebbe avuto bisogno di un altro anno per portarlo a termine. E poche ora prima di uccidersi ha voluto recarsi in questura, a Frosinone, insieme al suo avvocato’. Luigi muore di malauniversità, proprio come Norman.

Come ogni anno, tuttavia, il 13 settembre avverrà anche ciò:

MANIFESTAZIONE CITTADINA IN MEMORIA DI NORMAN ZARCONE A DIECI ANNI DALLA MORTE


PROGRAMMA


SESSIONE ANTIMERIDIANA ( ORE 10,30) – COMMEMORAZIONE SOLENNE ALLA PRESENZA DEL SINDACO DELLA CITTÀ DI PALERMO E DELLE AUTORITÀ PRESSO LA ROTONDA NORMAN ZARCONE. DEPOSIZIONE CORONA DI FIORI AI PIEDI DEL CIPPO CHE RICORDA IL DOTTORANDO  E MINUTO DI RACCOGLIMENTO.


A SEGUIRE ( ORE 11 CIRCA), IL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI DI SICILIA, GIULIO FRANCESE E I COMPONENTI IL CONSIGLIO DELL’ORDINE, CONSEGNERANNO UNA TARGA DEDICATA A NORMAN E UNA BORSA DI STUDIO A EGLI INTESTATA. LA BORSA DI STUDIO IN MEMORIA DEL “COLLEGA NORMAN ZARCONE”, È  UN CONTRIBUTO A UN NEO GIORNALISTA PUBBLICISTA CONTRADDISTINTOSI NEL SUPERAMENTO DEL  COLLOQUIO PER L’ACCESSO ALLA PROFESSIONE GIORNALISTICA

SESSIONE SERALE (ORE 21,00 CIRCA) – PIAZZA BELLINI, NO STOP DI TEATRO, CABARET, MUSICA CLASSICA E MUSICA ROCK FINO ALLA MEZZANOTTE. SALIRANNO SUL PALCO:
ERNESTO MARIA PONTE
GAETANO CANGIALOSI (CANTAUTORE)
DUO DI CHITARRA CLASSICA E VIOLA MACALUSO-CUTRONA
THE BLUE DOG (band di ragazzi dodicenni per la prima volta sul palco)
DANGER ZONE BAND
NORMAN ZARCONE ROCK ORCHESTRA

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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