venerdì, Ottobre 22, 2021
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Pamela Mastropietro, attesa per domani la sentenza in Corte d’Appello

macerata

Pamela Mastropietro, attesa per domani la sentenza in Corte d’Appello

ANCONA – C’è grande attesa per la terza udienza d’Appello a carico di Innocent Oseghale, il 31enne nigeriano che il 29 maggio 2019 è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Macerata con l’accusa di aver violentato, ucciso, depezzazzato, disarticolato, dissanguato, lavato con la candeggina e chiuso all’interno di due trolley la diciottenne romana, Pamela Mastropietro.

Si è tenuta, lo ricordiamo, ieri mattina, presso il Tribunale di Ancona, la seconda udienza d’Appello, nel corso della quale il Procuratore Generale, Sergio Sottani, dopo 4 ore di requisitoria, ha chiesto al presidente della Corte, Giovanni Treré, la conferma dell’ergastolo senza attenuanti per Innocent Oseghale, definito dal pm Ernesto Napolillo, che in aula ha ripercorso con amarezza tutte le tappe della drammatica vicenda di Pamela Mastropietro, come un acrobata della menzogna.

Domani, venerdì 16 ottobre, si svolgerà, sempre ad Ancona, la terza udienza, nel corso della quale, probabilmente, la Corte d’Appello spiccherà il verdetto.

Nel frattempo Marco Valerio Verni, legale della famiglia Mastropietro e zio di Pamela, a La Notizia.net ha dichiarato:

“All’esito della prossima udienza, ossia quella di domani, auspichiamo che si possa arrivare a sentenza e che questa sia la conferma di quella di primo grado che, vorrei ricordare, ha riconosciuto Innocent Oseghale colpevole di aver violentato Pamela e di averla uccisa poi con due coltellate, per poi – questo per sua stessa ammissione – depezzarne chirurgicamente il corpo, disarticolarlo, scuoiarlo, scarnificarlo, decapitarlo, asportarlo di tutti i suoi organi interni, lavarlo con la candeggina, metterlo in due trolley ed abbandonarlo sul ciglio di una strada. Questa è la battaglia della civiltà contro la barbarie e la prima non deve arretrare, dopo essersi faticosamente imposta in primo grado.

A tal proposito, la condanna di Oseghale, per noi, costituisce il punto di partenza, non certo quello di arrivo, come invece sembrerebbe essere stato per altri: l’imputato in questione, infatti, non era, molto probabilmente, solo nell’appartamento in questione o in altri momenti della lunga e terribile catena delittuosa e, a nostro avviso, alcune posizioni potrebbero essere state archiviate troppo presto.

Speriamo possano essere ripresi determinati filoni investigativi, perchè qualcuno-di certo non un gentiluomo– potrebbe forse ancora essere in stato di libertà o, in ogni caso, tuttora impunito. Ringraziamo la Procura Generale di Ancona per l’ottimo lavoro svolto, trasfuso in due requisitorie di altissimo spessore, che hanno dato finalmente voce, in un processo, a quelli che, per molti mesi, sono stati anche i nostri dubbi, rimasti, però, inascoltati in passato, oltre a quelli di gran parte dell’Italia tutta. Ci siamo sentiti, finalmente, davvero pienamente rappresentati come vittime”.

Elisa Cinquepalmi


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