venerdì, Gennaio 22, 2021
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L’impero delle luci – nota di Daniela Piesco

impero delle luci

L’impero delle luci

di Daniela Piesco *

Daniela Piesco

L’impero delle luci è senz’altro uno dei dipinti più straordinari realizzati da René Magritte, per la sensazione atmosferica che riesce a comunicare, ed è uno dei quadri che richiama di più gli ideali surrealisti. L’impero delle luci venne realizzato da Magritte nel 1954, usando la tecnica dei colori a olio; in realtà esistono diverse versioni di questo dipinto: la prima, del 1950, conservata nel Museum of Modern Art di New York; la seconda, del 1954, esposta al Musées Royaux des Beaux-Arts in Belgio; una terza opera realizzata nel 1967 e conservata in una collezione privata.

Quella del 1954 è oggi esposta presso la Collezione Peggy Guggenheim a Venezia. Esso è la rappresentazione apparente di una villetta, che sembra un po’ isolata nel verde, immersa in una profonda e totale oscurità.


Dentro ogni quadro, infatti, c’è un mondo raccontato o una storia inattesa da raccontare. Se mi immergo nel suo panorama prende dimensione e forma, la mia visione fantastica: quella di un’Italia che lotta contro un invasore invisibile e malvagio. La villetta raffigurata, infatti, diviene, nella mia immaginazione, la mia casa, oggi confine forzato e invalicabile se non per comprovate ragioni di necessità. Un confine e un simbolo che unisce e divide nello stesso tempo. Un luogo di tensione in bilico fra difensiva e offensiva. Una barriera che ci isola e separa dall’altro che fino a ieri era rappresentato dallo straniero e dal diverso.

Oggi, invece, ci isola e separa da noi stessi e dal nostro modo di vivere la vita nelle strade e nella piazze. La socialità è stata di fatto sacrificata al monito necessario dell’isolamento. Chiusi in una casa dentro uno Stato che si chiude. A chi apparteniamo adesso?

E poi, nel dipinto di Magritte, gli alberi e tanta oscurità: una oscurità che seppur sembra inghiottire ogni cosa, viene interrotta dalle luci artificiali provenienti dall’interno di alcune camere della casa. Quelle luci sono chiaramente la rappresentazione di una vita che si svolge comunque e nonostante tutto. Ma il buio viene contrastato anche dalla luce di un lampioncino che rischiara il giardino esterno e il laghetto antistante la casa. Quella luce, che può sembrare debole, è invece forte e coraggiosa perché è lì fuori a proteggere la casa.

Nella mia ricostruzione fantastica, a rappresentare quella luce sono i medici e gli infermieri, schierati in prima linea a fare da barriera umana contro il male invisibile e pronti a sacrificare se stessi per il valore primario della salute. “Eroi moderni senza poeti a raccontare il loro coraggio”, si è letto su uno striscione dinnanzi ad un ospedale di Firenze. Nello sfondo del dipinto, che si staglia dietro l’abitazione, però, non si trova la notte, ma un cielo pomeridiano, di un azzurro chiaro e morbido che voglio leggere come il segno della rinascita.

Notte e giorno condividono lo spazio della tela, in un’opera che vuole eliminare il tempo: come spesso succede, Magritte annulla infatti la linea temporale, rendendo possibile l’apparire simultaneo di cose che, nel reale, si possono vedere solo in successione. E dunque egli ci mostra il presente costellato di buio ma anche un futuro dal cielo azzurro, i cui confini si mescolano sino a scomparire.

«Nell’Impero delle luci ho rappresentato due idee diverse, vale a dire un cielo notturno e un cielo come lo vediamo di giorno. Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesia». (René Magritte)

Queste settimane cruciali per il nostro paese hanno disegnato la tela di una nuova guerra, che ci ha resi soldati inconsapevoli e inesperti e ci ha chiamati a mettere in campo solo responsabilità. Una responsabilità che si deve concretizzare nel prendere doverosa e giusta distanza dagli altri e nel rispetto delle istituzioni e del loro valore sociale, ma che comunque non deve far dimenticare e impedire la vicinanza alle esigenze altrui.

Dobbiamo affrontare un dopo-guerra doloroso e difficile, giacché siamo arrivati alla guerra del Coronavirus stremati dalla politica delle lacrime e del sangue che, negli anni, ha operato tagli alla cieca: c’è in ballo l’economia della Nazione, il suo mondo del lavoro, il suo futuro immediato e quello meno vicino.

Nel 1946 gli Stati Uniti adottarono il Piano Marshall, un programma di sostegni materiali e finanziari che aiutò l’Italia a ricostruirsi sino al miracolo economico del finire degli anni 50. Oggi, dovremmo contare sull’Europa, la nostra virtuale assicurazione che ci potrebbe garantire le risorse, le alleanze, gli elementi di forza occorrenti per riprendere il cammino.

L’unica certezza, per il momento, sulla quale possiamo fondare il nostro impero delle luci è quella degli eroi senza maschera, mantello e cavallo, armati solo di mascherina, camice e guanti: ogni giorno combattono battaglie silenziose per salvare quante più vite possibili. E oggi più che mai sono impegnati nella dura lotta contro il coronavirus.

Medici e infermieri in tutti gli ospedali d’Italia sono all’opera senza sosta per contrastare il Covid-19, il loro coraggio e la loro costanza sono l’ancora a cui si è aggrappata la popolazione, che a sua volta si è attivata per contraccambiare. Eroi che hanno commosso perfino star internazionali come Bono Vox che ha dedicato loro, dai social, il brano: “Let your love be know” (Fai conoscere il tuo amore).


Sing as an act of resistance
Sing though your heart is overthrown
When you sing there is no distance
So let your love be’ know, oh let your love be know.
Though your heart is overthrown
Let your love be know

Nelle nostre case siamo chiamati a riflettere.  

Chi è ora l’altro? Il nemico da abbattere?

Che dimensione hanno ora i disperati che scappano da guerre, sofferenze e malattie?

Cosa divengono, dinnanzi a tutto ciò, gli immigrati, il male nero?

Io credo che viviamo costantemente per attraversare luoghi che pur essendo apparentemente l’‘altrui’ di qualcosa, di qualcuno, allo stesso tempo sono nostri, ci appartengono e non possono che appartenerci per interposta persona: difatti la linea di soglia delle frontiere è una linea scavata nella vita, nella coscienza e nell’anima di chi si è sempre trovato “in mezzo”, né da una parte né dall’altra, e che ha sempre pacificamente rivendicato il riconoscimento di una posizione e di un posto, nel tempo e nello spazio. Uno spazio che, come un impero di luci, è abitato e deve essere abitato dalla pietas di Mia Lecomte:


Pietà di noi, qua dentro, pietà/ con le finestre finte/ pietà, dell’abitarci assente/ del non poterci stare/ pietà, pietà, pietà/ in questa nostra altrui.

Guardando verso il basso, dunque, vedo le radici dei popoli, di ogni popolo, non solo le mie, che di diritto abitano la terra e si muovono, per errare da un posto all’altro.

*Vice Direttore – www.progetto-radici.it

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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