martedì, Settembre 21, 2021
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Gigi Proietti del 16 febbraio alle 16 su Rai 5: “Don Chisciotte – 2° puntata”

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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Gigi Proietti del 16 febbraio alle 16 su Rai 5: “La fantastica storia di Don Chisciotte della Mancia e del suo scudiero Sancio Panza – 2° puntata

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Per il Grande Teatro di Gigi Proietii in TV va in onda oggi martedì 16 febbraio alle 16 su Rai 5 la seconda puntata de La fantastica storia di Don Chisciotte della Mancia e del suo scudiero Sancio Panza”, il capolavoro di Miguel Cervantes nella versione sceneggiata proposta dalla RAI nel 1970 per la regia di Carlo Quartucci.

Proietti cavaliere errante: l’omaggio di Rai Cultura al grande attore recentemente scomparso con la proposta delle cinque puntate di “La fantastica storia di Don Chisciotte”, uno sceneggiato per ragazzi del 1970 tratto da Miguel de Cervantes.
Il programma si può considerare il primo lavoro di Gigi Proietti per la televisione veramente importante: il regista Carlo Quartucci e l’autore Roberto Lerici coinvolgono nello spettacolo, registrato nello Studio 2 della Rai di Napoli, un gruppo di ragazzini che partecipano all’azione scenica nel suo compiersi, simile alla sperimentazione che stava operando Luca Ronconi con il suo “Orlando Furioso”. Nello studio viene ricostruita e rappresentata la storia di Don Chisciotte della Mancia con il suo scudiero Sancho Panza, con una Compagnia di Attori e Musici, con Ronzinante, l’asino e animali vari. 

Seconda puntata

La donna dei sogni viene così identificata in una certa Aldonza Lorenzo, giovane contadina di un piccolo paese vicino che viene subito ribattezzata Dulcinea del Toboso, anche se rimarrà sempre all’oscuro di essere diventata la dama di tale cavaliere. Fatti tutti questi preparativi e preoccupato per i danni che può procurare al mondo tardando a partire, Don Chisciotte si mette presto in viaggio. Cammin facendo si chiede come fare a battersi per nobili cause se nessuno lo aveva armato cavaliere. Il problema è risolto a fine giornata quando egli, giunto in un “nobile castello” (in realtà un’umile osteria) sottopone la questione al “castellano” (l’oste). Questi, resosi conto della pazzia del suo cliente, finge di essere un grande signore e con l’aiuto di due donzelle (che sono in realtà delle prostitute) lo arma cavaliere. All’alba, Don Chisciotte lascia l’osteria felice e contento.

Nel bosco libera un ragazzo che era stato legato e picchiato da un contadino e riprende la strada alla ventura, quando incontra un gruppo di Toledo che si reca a comprare seta a Murcia; Don Chisciotte, certo che siano cavalieri erranti, grida loro di fermarsi e di dire che in tutto il mondo nessuna era più bella dell’Imperatrice della CastigliaLa Mancia, Dulcinea del Toboso. I mercanti si fanno gioco di lui e ne nasce una rissa in cui Don Chisciotte, caduto malamente da cavallo, viene bastonato di santa ragione da uno stalliere.

Un contadino del suo paese, di ritorno dal mulino col carro, lo trova e lo riporta a casa dove la nipote e la governante erano in pensiero per la sua assenza. Il curato del paese e il barbiere, fattagli una visita, si rendono conto del suo stato e decidono di bruciargli tutti i libri di cavalleria nella speranza che guarisca. Ma Don Chisciotte non guarisce e dopo quindici giorni convince un contadino del paese, di buon carattere ma non troppo “sveglio”, ad andare con lui in veste di scudiero, promettendogli di farlo governatore se avessero conquistato un’isola. Il contadino, che si chiama Sancio Panza, accetta; salito sul suo asinello, parte con Don Chisciotte in sella al suo ronzino per le vie del mondo.

«Viaggiava Sancio Panza sopra il suo asino come un patriarca, colle bisacce in groppa e la borraccia all’arcione, e con un gran desiderio di diventare governatore dell’isola che il padrone gli aveva promesso.»

Don Chisciotte della Mancia (El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha) è un romanzo spagnolo di Miguel de Cervantes Saavedra, pubblicato in due volumi, nel 1605 e 1615. È annoverato non solo come la più influente opera del Siglo de Oro e dell’intero canone letterario spagnolo, ma un capolavoro della letteratura mondiale nella quale si può considerare il primo romanzo moderno. Vi si incontrano, bizzarramente mescolati, sia elementi del genere picaresco sia del romanzo epico-cavalleresco, nello stile del Tirant lo Blanch e del Amadís de Gaula. I due protagonisti, Alonso Chisciano (o Don Chisciotte) e Sancho Panza, sono tra i più celebrati personaggi della letteratura di tutti i tempi.

Il pretesto narrativo ideato dall’autore è la figura dello storico Cide Hamete Benengeli, di cui Cervantes dichiara di aver ritrovato e fatto tradurre il manoscritto arabo, nel quale sono raccontate le vicende di Don Chisciotte.[1] Oltre l’artificio letterario dal forte valore parodico, l’invenzione di questo narratore inaffidabile e di altri filtri narrativi destinati a creare ambiguità nel racconto è una delle più fortunate innovazioni introdotte da Cervantes.

L’opera di Cervantes fu pubblicata nel 1605 quando l’autore aveva 57 anni. Il successo fu tale che Alonso Fernández de Avellaneda, pseudonimo di un autore fino ad oggi sconosciuto, pubblicò la continuazione nel 1614. Cervantes, disgustato da questo sequel, decise di scrivere un’altra avventura del Don Quijote – la seconda parte – pubblicata nel 1615. Con oltre 500 milioni di copie, è il romanzo più venduto della storia.[2]

Trama

Il protagonista della vicenda – un uomo sulla cinquantina, forte di corporatura, asciutto di corpo e di viso – è un hidalgo spagnolo di nome Alonso Quijano, morbosamente appassionato di romanzi cavallereschi. Per scoprire le altre caratteristiche del nostro eroe sarà utile leggere La vita di don Chisciotte e Sancho Panza (1905) di Miguel de Unamuno, il quale però dà una lettura e un’interpretazione molto personale e parziale del grande romanzo. Le letture condizionano a tal punto il personaggio da trascinarlo in un mondo fantastico, nel quale si convince di essere chiamato a diventare un cavaliere errante. Si mette quindi in viaggio, come gli eroi dei romanzi, per difendere i deboli e riparare i torti. Alonso diventa così il cavaliere don Chisciotte della Mancia e inizia a girare per la Spagna. Nella sua follia, Don Chisciotte trascina con sé un contadino del posto, Sancio Panza, cui promette il governo di un’isola a patto che gli faccia da scudiero.

Come tutti i cavalieri erranti, Don Chisciotte sente la necessità di dedicare a una dama le sue imprese. Lo farà scegliendo Aldonza Lorenzo, una contadina sua vicina, da lui trasfigurata in una nobile dama e ribattezzata Dulcinea del Toboso.

Purtroppo per Don Chisciotte, la Spagna del suo tempo non è quella della cavalleria e nemmeno quella dei romanzi picareschi, e per l’unico eroe rimasto le avventure sono scarsissime. La sua visionaria ostinazione lo spinge però a leggere la realtà con altri occhi. Inizierà quindi a scambiare i mulini a vento con giganti dalle braccia rotanti, i burattini con demoni, le greggi di pecore con eserciti arabi, i quali sottomisero la Spagna al loro dominio dal 711 al 1492. Combatterà questi avversari immaginari risultando sempre sonoramente sconfitto, e suscitando l’ilarità delle persone che assistono alle sue folli gesta. Sancho Panza, dal canto suo, sarà in alcuni casi la controparte razionale del visionario Don Chisciotte, mentre in altri frangenti si farà coinvolgere dalle ragioni del padrone.