lunedì, Settembre 20, 2021
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Gigi Proietti del 17 febbraio alle 16 su Rai 5: “Don Chisciotte – 3° puntata”

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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Gigi Proietti del 17 febbraio alle 16 su Rai 5: “La fantastica storia di Don Chisciotte della Mancia e del suo scudiero Sancio Panza – 3° puntata

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Per il Grande Teatro di Gigi Proietii in TV va in onda oggi mercoledì 17 febbraio alle 16 su Rai 5 la terza puntata de La fantastica storia di Don Chisciotte della Mancia e del suo scudiero Sancio Panza”, il capolavoro di Miguel Cervantes nella versione sceneggiata proposta dalla RAI nel 1970 per la regia di Carlo Quartucci.

Proietti cavaliere errante: l’omaggio di Rai Cultura al grande attore recentemente scomparso con la proposta delle cinque puntate di “La fantastica storia di Don Chisciotte”, uno sceneggiato per ragazzi del 1970 tratto da Miguel de Cervantes.
Il programma si può considerare il primo lavoro di Gigi Proietti per la televisione veramente importante: il regista Carlo Quartucci e l’autore Roberto Lerici coinvolgono nello spettacolo, registrato nello Studio 2 della Rai di Napoli, un gruppo di ragazzini che partecipano all’azione scenica nel suo compiersi, simile alla sperimentazione che stava operando Luca Ronconi con il suo “Orlando Furioso”. Nello studio viene ricostruita e rappresentata la storia di Don Chisciotte della Mancia con il suo scudiero Sancho Panza, con una Compagnia di Attori e Musici, con Ronzinante, l’asino e animali vari. 

Terza puntata

Sono da poco in cammino quando si vedono all’orizzonte trenta o quaranta mulini a vento, che Don Chisciotte scambia per smisurati giganti coi quali vuole subito battagliare. Malgrado gli ammonimenti di Sancio egli si slancia a galoppo contro il primo mulino a vento, cadendo a terra e rimanendo piuttosto malconcio.

I due riprendono la strada e incontrano una comitiva costituita da due frati dell’ordine di San Benedetto, un cocchio con dentro una dama biscaglina diretta a Siviglia, quattro persone a cavallo di scorta e due mulattieri a piedi. Don Chisciotte scambia i due frati per degli incantatori e la dama per una principessa rapita e ordina loro di liberarla. Seguono altre zuffe.

Ripreso il cammino i due arrivano a una osteria di campagna, che Don Chisciotte nuovamente scambia per un castello, prendendo altresì le sguattere per delle principesse.

In seguito Don Chisciotte incontra un gregge di pecore, prendendolo per un vasto esercito; vedendolo menare colpi agli animali con la lancia in resta, i pastori gli gridano di fermarsi; poiché questo non serve, per poco non lo ammazzano:

«cominciarono a salutargli l’udito con pietre grosse come il pugno»

Da questo scontro Don Chisciotte perde due denti e da questo momento si chiamerà “Il Cavaliere dalla Trista Figura”.

Un’altra volta capita a Don Chisciotte e a Sancio di assistere a un funerale notturno; il cavaliere, credendo che il catafalco sia la barella di un cavaliere ferito o morto, decide di far giustizia assalendo uno dei vestiti a lutto. Gli altri, disarmati, si spaventano e scappano. Questa volta Sancio ammira veramente il valore del suo padrone e, quando il caduto si rialza, dice:

«Se mai quei signori volessero sapere chi è stato il valoroso che li ha ridotti a quel modo, vossignoria dirà che è il famoso Don Chisciotte della Mancia, il quale con altro nome si chiama il Cavaliere dalla Trista Figura»

Le avventure di Don Chisciotte proseguono con l’assalto a un barbiere che si recava a prestare i suoi servizi e al quale don Chisciotte toglie la catinella di rame che scambia per l’elmo di Mambrino; poi libera alcuni galeotti attaccando le guardie che li scortano.

Infine, assalito dalle nostalgie d’amore, decide di ritirarsi a vita di penitenza tra i boschi della Sierra Morena in omaggio alla sua Dulcinea, e rimanda Sancio al paese affinché riferisca alla donzella le sue sofferenze d’amore. Quando il curato e il barbiere vengono a sapere da Sancio le ultime novità, riescono con un espediente a ricondurre a casa il penitente.

La prima parte del romanzo termina con quattro sonetti in memoria del valoroso don Chisciotte, di Dulcinea, di Ronzinante e di Sancio, seguiti da due epitaffi conclusivi, a dimostrazione che Cervantes non pensava allora di pubblicare la seconda parte del Don Chisciotte.

Don Chisciotte della Mancia (El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha) è un romanzo spagnolo di Miguel de Cervantes Saavedra, pubblicato in due volumi, nel 1605 e 1615. È annoverato non solo come la più influente opera del Siglo de Oro e dell’intero canone letterario spagnolo, ma un capolavoro della letteratura mondiale nella quale si può considerare il primo romanzo moderno. Vi si incontrano, bizzarramente mescolati, sia elementi del genere picaresco sia del romanzo epico-cavalleresco, nello stile del Tirant lo Blanch e del Amadís de Gaula. I due protagonisti, Alonso Chisciano (o Don Chisciotte) e Sancho Panza, sono tra i più celebrati personaggi della letteratura di tutti i tempi.

Il pretesto narrativo ideato dall’autore è la figura dello storico Cide Hamete Benengeli, di cui Cervantes dichiara di aver ritrovato e fatto tradurre il manoscritto arabo, nel quale sono raccontate le vicende di Don Chisciotte.[1] Oltre l’artificio letterario dal forte valore parodico, l’invenzione di questo narratore inaffidabile e di altri filtri narrativi destinati a creare ambiguità nel racconto è una delle più fortunate innovazioni introdotte da Cervantes.

L’opera di Cervantes fu pubblicata nel 1605 quando l’autore aveva 57 anni. Il successo fu tale che Alonso Fernández de Avellaneda, pseudonimo di un autore fino ad oggi sconosciuto, pubblicò la continuazione nel 1614. Cervantes, disgustato da questo sequel, decise di scrivere un’altra avventura del Don Quijote – la seconda parte – pubblicata nel 1615. Con oltre 500 milioni di copie, è il romanzo più venduto della storia.[2]

Trama

Il protagonista della vicenda – un uomo sulla cinquantina, forte di corporatura, asciutto di corpo e di viso – è un hidalgo spagnolo di nome Alonso Quijano, morbosamente appassionato di romanzi cavallereschi. Per scoprire le altre caratteristiche del nostro eroe sarà utile leggere La vita di don Chisciotte e Sancho Panza (1905) di Miguel de Unamuno, il quale però dà una lettura e un’interpretazione molto personale e parziale del grande romanzo. Le letture condizionano a tal punto il personaggio da trascinarlo in un mondo fantastico, nel quale si convince di essere chiamato a diventare un cavaliere errante. Si mette quindi in viaggio, come gli eroi dei romanzi, per difendere i deboli e riparare i torti. Alonso diventa così il cavaliere don Chisciotte della Mancia e inizia a girare per la Spagna. Nella sua follia, Don Chisciotte trascina con sé un contadino del posto, Sancio Panza, cui promette il governo di un’isola a patto che gli faccia da scudiero.

Come tutti i cavalieri erranti, Don Chisciotte sente la necessità di dedicare a una dama le sue imprese. Lo farà scegliendo Aldonza Lorenzo, una contadina sua vicina, da lui trasfigurata in una nobile dama e ribattezzata Dulcinea del Toboso.

Purtroppo per Don Chisciotte, la Spagna del suo tempo non è quella della cavalleria e nemmeno quella dei romanzi picareschi, e per l’unico eroe rimasto le avventure sono scarsissime. La sua visionaria ostinazione lo spinge però a leggere la realtà con altri occhi. Inizierà quindi a scambiare i mulini a vento con giganti dalle braccia rotanti, i burattini con demoni, le greggi di pecore con eserciti arabi, i quali sottomisero la Spagna al loro dominio dal 711 al 1492. Combatterà questi avversari immaginari risultando sempre sonoramente sconfitto, e suscitando l’ilarità delle persone che assistono alle sue folli gesta. Sancho Panza, dal canto suo, sarà in alcuni casi la controparte razionale del visionario Don Chisciotte, mentre in altri frangenti si farà coinvolgere dalle ragioni del padrone.