giovedì, Dicembre 9, 2021
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Luigi Pirandello del 22 maggio alle 21.15 su Rai 5: “Il piacere dell’onestà” dal Teatro Stabile di Torino

il piacere dell'onestà

Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Luigi Pirandello del 22 maggio alle 21.15 su Rai 5:Il piacere dell’onestà” dal Teatro Stabile di Torino

Lucia Mosca on Twitter: "(Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di  Molière del 22 febbraio alle 15.45 su Rai 5: “Il misantropo”) Segui su: La  Notizia - https://t.co/OcN4KZlJWI… https://t.co/bUS2bZ9xXI"

Su Rai5 (canale 23) un testo “spietato”

Valerio Binasco affronta per la prima volta Luigi Pirandello proprio sulle tavole del palcoscenico del Teatro Carignano, dove “Il piacere dell’onestà “debuttò con successo il 27 novembre 1917 con la compagnia di Ruggero Ruggeri. La commedia, in onda sabato 22 maggio alle 21.15 su Rai5, è un testo spietato, che fin dal titolo pone l’accento sull’onestà, cardine di una presunta etica borghese e cuore pulsante del dramma. Il protagonista Angelo Baldovino, interpretato da Binasco che dirige anche l’allestimento, è la prima figura di antieroe del drammaturgo siciliano, un perdente, un relitto, ma soprattutto un uomo solo, che ha fatto dell’isolamento la personale difesa da una società che lo ha spinto ai margini. Ed è proprio per questa sua condizione di emarginato che viene scelto, per restituire onestà ad una giovane donna: Baldovino sposa una nobile signorina che è stata resa madre da un uomo ammogliato, in cambio del ripianamento dei debiti di gioco e della promessa di chiudere un occhio sulla relazione tra la ragazza e il padre del bambino. Il protagonista accetta la parte, ma fin da subito diventa ingombrante: in lui resiste una morale capace di opporsi a un concetto di onestà solo di facciata. Baldovino è appunto la ragione introdotta in una borghesia preda del sentimento e del perbenismo: è l’intelligenza chiamata a riportare l’ordine nel caos.
Valerio Binasco destruttura il dramma pirandelliano concentrando l’attenzione sui personaggi e sulla loro vita interiore che si riflette in una partitura drammaturgica densa e a tratti ipnotica: in un ambiente spoglio, dove il freddo di un accordo matrimoniale nato dalla vergogna di entrambe le parti si scioglie in un sentimento di rispetto che fa deragliare i presupposti inziali, si affacciano gli echi della drammaturgia nordica cara alle sue regie. 
Una Produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro nazionale. Regia video Lucio Fiorentino. Scene e luci Nicolas Bovey, costumi Gianluca Falaschi. Con Valerio Binasco – Angelo Baldovino; Giordana Faggiano – Agata Renni; Orietta Notari – La Signora Maddalena, sua Madre; Rosario Lisma – Il Marchese Fabio Colli; Lorenzo Frediani – Maurizio Setti, suo Cugino; Franco Ravera – Il Parroco.

Il piacere dell’onestà è una commedia in tre atti di Luigi Pirandello ispirata dalla sua novella Tirocinio (1905). È stata composta nell’aprile-maggio 1917 ed è stata rappresentata la prima volta nello stesso anno al Teatro Carignano di Torino con protagonisti Ruggero Ruggeri e Vera Vergani.

«Lei mi invita…sì, dico doppiamente a nozze. Sposerò per finta una donna: ma sul serio, io sposo l’onestà.»
(Luigi PirandelloIl piacere dell’onestà)

Trama

Angelo Baldovino, uomo di poco conto, dalla moralità accomodante, un fallito, accetta per denaro di sposare Agata, l’amante incinta del marchese Fabio Colli, che non la può sposare perché già ammogliato. Naturalmente si tratterà di un matrimonio di facciata: ognuno continuerà tranquillamente a farsi i fatti propri.

Ma le cose non vanno come previsto. Angelo, che per la prima volta si sente investito da una grave responsabilità, prende tutto molto sul serio. Aiuterà la ragazza lasciata sola, darà il suo nome al nascituro e sarà utile anche allo stesso marchese Fabio, vittima di una moglie che lo tradisce. Angelo si sente investito di una missione che lo riabiliterà di fronte agli altri e ai suoi stessi occhi:

«Ecco qua: uno ha preso alla vita quel che non doveva e ora pago io per lui, perché se io non pagassi, qua un’onestà fallirebbe, qua l’onore di una famiglia farebbe bancarotta: signor marchese, è per me una bella soddisfazione: una rivincita!»

Egli si batterà rigorosamente per l’onestà per riscattare la sua vita finalmente con un ideale da seguire che, dice, gli procura «il piacere dei Santi negli affreschi delle chiese». Ma così manderà all’aria i progetti di Fabio, che ormai non troverà più accoglienza da parte di Agata, che ora pensa soltanto ad essere una buona madre per il figlio ormai nato.

Il marchese disperato vuole sbarazzarsi del “traditore” ed organizza una società nella quale fa entrare Angelo, sperando che questi si comporti disonestamente, venga cacciato e perda la sua fama di uomo onesto. Angelo, invece, non solo dà prova di rettitudine, ma smaschera di fronte ad Agata la trappola che il marchese gli ha teso e, nonostante tutto, per il bene del bambino si dice disposto a farsi accusare di furto, purché a rubare realmente sia Fabio.

Sarà la stessa Agata a pregare Angelo di restare accanto a lei, ormai conquistata dalla sua onestà.