venerdì, Dicembre 3, 2021
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Bettini del 2 giugno alle 15.45 su Rai 5: “I vincitori”

i vincitori

Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Bettini del 2 giugno alle 15.45 su Rai 5: “I vincitori”

Lucia Mosca on Twitter: "(Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di  Molière del 22 febbraio alle 15.45 su Rai 5: “Il misantropo”) Segui su: La  Notizia - https://t.co/OcN4KZlJWI… https://t.co/bUS2bZ9xXI"

Per il Grande Teatro in TV in onda oggi mercoledì 2 giugno alle 15.45 su Rai 5 I vincitori” di Pompeo Bettini diretto da Raffaele Meloni con Giuseppe Pambieir nella versione andata in onda nel marzo 1975 sulla Rai.

Pompeo Bettini (Verona1º maggio 1862 – Milano15 dicembre 1896) è stato uno scrittore italiano. Autodidatta, costretto da malattie e lutti familiari a interrompere gli studi, trovò lavoro giovanissimo presso lo stabilimento tipografico Sonzogno. Di questa esperienza restano alcune conferenze: L’ unità ortografica nelle tipografie italiane e Il correttore nella tipografia moderna, entrambe stampate nel 1891 dalla Tipografia degli operai di Milano.

Poeta e scrittore di idee socialiste, amico di Filippo Turati e collaboratore della sua rivista “Critica sociale“, fu anche traduttore dal tedesco del “Manifesto del partito comunista” di Marx ed Engels (traduzione uscita ne “La lotta di classe” 1892). Le sue poesie, riscoperte in seguito da Benedetto Croce (Le poesie di Pompeo Bettini, a cura e con introduzione di B. Croce, Bari, Laterza, 1942) uscirono postume per la prima volta nel 1897, stampate in un volume su iniziativa della madre in 400 copie rimaste invendute.

Fu anche autore di commedie: I vincitori (1894) un dramma pacifista di atmosfera risorgimentale in quattro atti tradotto poi in milanese da Ettore Albini (con il titolo La guèra, 1896, con prefazione di Filippo Turati) e romanzi: La toga del diavolo (Milano, Sonzogno, 1890). L’intera sua opera è stata riedita, a cura di Ferruccio Ulivi, col titolo di Poesie e prose (Bologna, Cappelli, 1970)

Benedetto Croce definì la lirica di Bettini “genuina e necessaria”. I critici hanno ravvisato nelle sue poesie momenti di anticipazione della tematica crepuscolare ed ermetica, oltre alla contemplazione idillica del trascorrere del tempo e ad una angoscia esistenziale di fondo.[1]