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Il film giallo stasera in TV: “Psycho” sabato 21 agosto 2021

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Il film giallo stasera in TV: “Psycho” sabato 21 agosto 2021 alle 21 su Iris Psyco (film).png Psycho (pronuncia /ˈpsaiko/[1]; titolo originale: Psycho, pronuncia inglese[ˈsaɪkəʊ][2]) è un film del 1960 diretto da Alfred Hitchcock e interpretato da Janet LeighAnthony PerkinsJohn Gavin e Vera Miles. Tratto dall’omonimo romanzo del 1959 di Robert Bloch (basato sulle vicende reali del serial killer Ed Gein), è uno dei film più famosi del regista, nonché il suo maggior successo commerciale,[3] tanto da generare tre sequel, uno spin-off, una serie televisiva, un remake shot-for-shot, un documentario sulla famosa scena della doccia e molte altre opere derivate. Inoltre vari riferimenti sono presenti anche in altri media come i cartoni animati e i fumetti, ad esempio ne I Simpson o in Dylan Dog. Nel 1961 fu candidato a quattro Premi Oscarmiglior registamiglior attrice non protagonistamigliore fotografia e migliore scenografia.[4] Lo stesso anno fu assegnato il Golden Globe per la migliore attrice non protagonista a Janet Leigh.[5] Nel 1992 fu scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[6] Nel 1998 l’American Film Institute lo inserì al diciottesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[7] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, salì al quattordicesimo posto.[8] Phoenix, 11 dicembre 1959. Marion Crane, bella e giovane segretaria di un’agenzia immobiliare, è innamorata di Sam Loomis, imprenditore e proprietario di un negozio di ferramenta, con il quale ha intrapreso da tempo una relazione nascosta, fatta di fugaci incontri in albergo durante la sua pausa pranzo. Un giorno il proprietario conclude un affare da 40000$ per una casa nuova. L’acquirente, invece di pagare con assegni, porta con sé 400 biglietti da 100$. Il proprietario li consegna a Marion, di cui si fida, affidandole l’incarico di versarli al più presto in banca. Marion esce con il denaro, ma parte per tutt’altra destinazione. Dopo un lungo viaggio in automobile, non sapendo cosa fare, decide di dormire in macchina. Viene svegliata da un poliziotto, il quale le fa qualche domanda per capire il suo stato d’animo. Marion riparte, ma si accorge che il poliziotto la segue. Alla città più vicina si ferma da un concessionario e cambia la sua auto per non lasciare tracce. Si rimette in macchina. Dopo qualche ora, sorpresa da un’improvvisa e battente pioggia, esce per sbaglio dall’autostrada e scorge l’insegna di un motel (il “Bates Motel”), sormontato da un’enorme casa situata su una collina a meno di 50 metri. Mentre osserva una delle finestre della casa con la luce accesa, Marion nota l’ombra di una donna che si muove in una stanza. Marion suona il clacson e viene raggiunta dal giovane proprietario e gestore del motel, Norman Bates, il quale le dice di avere il motel libero da tempo in quanto, dopo il cambio di percorso dell’autostrada, si trova su una strada secondaria (qui Marion si rende conto di aver sbagliato uscita). Il ragazzo si mostra subito gentile e, dopo aver dato a Marion la stanza numero 1, la invita a cena in casa insieme a lui e alla madre. Norman rientra nell’abitazione per preparare la cena ma ha un acceso diverbio con l’anziana madre, discussione che Marion ascolta dall’esterno senza però assistervi di persona. La madre, con la quale Norman vive, è una donna invalida che si dimostra gretta, egoista e si rifiuta di accettare Marion in casa. Norman, amareggiato, scende nel motel con le pietanze e propone alla sua ospite di consumare la cena nel salotto dell’ufficio. Qui il giovane, intavolando con la donna una conversazione dall’apparenza scontata e banale, si rivela emotivamente fragile e molto legato alla madre che, pur invalida, bisbetica e possessiva, tuttavia non appare mai. Marion, confrontando la propria vita con quella di Norman, si rende conto che, per quanto piatta e senza soddisfazioni, la sua individualità di donna frustrata non è poi così intollerabile come le appariva in precedenza: decide allora di ritornare a Phoenix per restituire i soldi rubati, prima che sia troppo tardi. Si congeda quindi da Norman e si appresta a fare la doccia. All’improvviso una figura femminile appare nel bagno, assale l’ignara Marion, la uccide brutalmente a coltellate e si allontana furtivamente. In breve sopraggiunge Norman che, dopo un iniziale attimo di raccapriccio, decide di pulire il sangue dalla scena del delitto, quindi carica il cadavere e la valigia nella macchina di Marion, aggiungendo infine il giornale in cui la donna aveva nascosto il denaro (del cui l’uomo ignora il contenuto) e lascia sprofondare il mezzo nel laghetto dello stagno vicino. Una settimana dopo Lila Crane, sorella di Marion, si reca nel negozio di Sam Loomis, il suo amante, per sapere dove si trovi la sorella. Sam non ha notizie della ragazza, ma proprio in quel momento entra Milton Arbogast, un investigatore privato assunto dal capo di Marion per ritrovare i soldi rubati. Arbogast si accorda con Lila e con Sam e cerca in tutti i motel della zona una traccia della ragazza scomparsa. Giunto al Bates Motel, Arbogast interroga Norman e, dalle sue incertezze, capisce che nasconde qualcosa. Lo saluta, se ne va e raggiunge una cabina telefonica: informa Lila e Sam che ha scoperto che Marion ha dormito lì e annuncia che entro un’ora sarà in città. Invece decide di ritornare al motel per indagare ulteriormente: entrato nella casa di Bates, mentre sale le scale per interrogare la madre di Norman, viene assalito e ucciso dalla stessa assassina di Marion. Dopo tre ore di inutile attesa, Lila e Sam decidono di recarsi dallo sceriffo della città vicina, quella dov’era diretta Marion prima di scomparire, per chiedere a loro volta informazioni utili su dove possa trovarsi. La moglie dello sceriffo suggerisce di chiamare Norman al suo motel per chiedere se l’investigatore è andato da lui. Norman conferma la circostanza, dichiarando poi di aver visto Arbogast andar via. Dopo la telefonata, lo sceriffo, sorpreso dal fatto che Arbogast aveva affermato che Norman viveva con sua madre, rivela a Sam e Lila che ciò non è possibile perché la donna si è suicidata dieci anni prima, ingerendo stricnina dopo aver ucciso il suo compagno. Non convinta della veridicità delle parole di Norman, Lila ritiene che Arbogast abbia scoperto indizi importanti, altrimenti non sarebbe sparito nel nulla senza informare lei e Sam, e si convince che qualcuno gli abbia impedito di farlo. I due si rendono conto che l’unica cosa da fare è andare di persona. Giungono così al Bates Motel fingendosi una coppia di sposini. Mentre Sam intrattiene Norman, Lila entra nell’abitazione, trovandola vuota. Norman capisce il trucco e colpisce Sam stordendolo, per poi correre verso la casa. Lila lo vede e si nasconde in cantina. Qui fa una scoperta raccapricciante: trova il cadavere mummificato di una donna, la vera signora Bates. Nello stesso istante una donna entra in cantina con in mano un lungo coltello. La figura femminile che ha commesso gli omicidi rivela la sua identità: si tratta di Norman, vestito con gli abiti della madre. Lila emette un forte grido. Mentre Norman leva il braccio omicida, compare Sam che lo blocca prima che possa uccidere Lila. Poco dopo l’arresto Norman è sottoposto a visita psichiatrica. Lo psichiatra Fred Richmond, a seguito di un lungo colloquio con il giovane, svela il mistero a Lila, Sam e agli inquirenti: dieci anni prima Norman aveva ucciso la madre e il compagno in quanto, dopo la morte del padre, egli aveva sviluppato un forte, patologico complesso di Edipo nei confronti della donna la quale, fidanzandosi con un altro uomo, aveva (secondo Norman) tradito il figlio, e così Norman aveva avvelenato lei e il suo compagno. In seguito, il rimorso per il suo gesto aveva scisso in due la personalità del giovane, dandone una parte (e in un certo senso riportandola in vita) a sua madre, che faceva rivivere vestendosi come lei e riuscendo perfino ad imitarne perfettamente la voce. La gelosia che Norman provava per la madre non era però sufficiente a renderla del tutto viva, perciò egli aveva inscenato anche il contrario, cioè rese “sua madre” gelosa di lui, attuando quel meccanismo psicopatologico di rimozione del vissuto che è noto in psicanalisi come “identificazione proiettiva”. Di conseguenza, ogni volta che Norman aveva a che fare con donne che non erano sua madre, quest’ultima per proteggerlo, eliminava letteralmente la fonte delle tentazioni attraverso l’omicidio. Oltre a quello di Marion, la “madre” di Norman confessa infatti anche gli omicidi di altre due giovani donne scomparse in precedenza, delitti rimasti insoluti. Con la cattura la personalità di Norman è però stata totalmente soggiogata da quella di sua madre, tant’è che quando il poliziotto di guardia gli porge una coperta, Norman risponde con la voce di sua madre e nega anche a se stesso di essere stato effettivamente in grado di compiere le sue azioni. Il film si chiude con la scena della riemersione della macchina di Marion, ripescata dalla palude. Regia di Alfred Hitchcock Con Janet LeighAnthony PerkinsJohn Gavin e Vera Miles Fonte: WIKIPEDIA