lunedì, Ottobre 18, 2021
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Anticipazioni per “Del Monaco alla Scala” di giovedì 7 ottobre alle 21.10 su Rai 5: la storia di un divo della lirica

Del Monaco alla Scala

Anticipazioni per “Del Monaco alla Scala” di giovedì 7 ottobre alle 21.10 su Rai 5: la storia di un divo della lirica

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Un ritratto del grande tenore Mario Del Monaco: lo racconta “Del Monaco alla Scala”, in onda giovedì 7 ottobre alle 21.10 su Rai5.

Il doc fa rivivere un divo straordinario, la cui simpatia esplosiva lo avvicina ai più grandi caratteri della commedia all’italiana, ed è realizzato attraverso il racconto intimo di chi lo ha conosciuto da vicino: i loggionisti che tifavano per lui, musicologi e star della lirica come Francesco Meli.

Mario Del Monaco (Firenze27 luglio 1915 – Mestre16 ottobre 1982) è stato un tenore italiano. È considerato uno dei più rappresentativi e popolari tenori degli anni cinquanta e sessanta.

Nacque da padre napoletano, che svolse per qualche tempo l’attività di critico musicale a New York, e madre fiorentina con origini siciliane, che possedeva voce di soprano e che egli definì “la mia prima musa”.

Dopo aver studiato inizialmente violino come autodidatta, si rese conto che la sua reale passione era il canto. Il maestro Raffaelli ne riconobbe il talento e lo aiutò negli inizi. Dopo che la famiglia si stabilì a Pesaro, fu allievo di Arturo Melocchi al conservatorio Rossini. Nel 1936 vinse una borsa di studio per un corso di perfezionamento alla scuola del Teatro dell’Opera di Roma, dove però il metodo di insegnamento inadatto alle sue caratteristiche vocali gli procurò problemi, che il suo precedente maestro contribuì in seguito a risolvere.

Appassionato di pittura e scultura, si diplomò anche alla Scuola d’Arte di Pesaro. Nel 1941 sposò Rina Fedora Filippini, conosciuta durante la scuola a Roma e che l’anno seguente gli diede un figlio. Debuttò a Cagli nel 1939 in Cavalleria rusticana, mentre il primo successo risale al 31 dicembre 1940 in Madama Butterfly al Teatro Puccini di Milano. Dopo un periodo di attività irregolare a causa della guerra, dal 1945 la carriera decollò: nel 1946 esordì all’Arena di Verona in Aida e vi fu il debutto internazionale a Londra (Tosca e Pagliacci), nel 1947 all’Opera di Roma (Carmen e Cavalleria rusticana) e nel 1949 alla Scala in Andrea Chénier. Una svolta fu il debutto nel 1950 al Teatro Colón di Buenos Aires nell’Otello verdiano, ruolo a cui legò indissolubilmente il suo nome.Mario Del Monaco in Ernani

Oltre alla frequente presenza alla Scala e negli altri principali teatri italiani (con una particolare affezione per Firenze), apparve regolarmente al Metropolitan di New York dal 1950 al 59 e fu il primo cantante italiano del dopoguerra ad esibirsi al Teatro Bol’šoj di Mosca, dove il fanatismo suscitato dalle sue interpretazioni di Carmen e Pagliacci indusse le autorità sovietiche a conferirgli l’Ordine di Lenin, massima onorificenza dello stato.

Interpretò l’Otello verdiano in 427 recite[1] e fu protagonista di storiche edizioni di Fanciulla del west (Firenze 1954), Norma (La Scala 1955), Ernani (Firenze 1957), Sansone e Dalila (Met 1958), I Troiani (La Scala 1960).

Nel 1964 un grave incidente automobilistico lo costrinse a interrompere l’attività, che riprese comunque entro la fine di quell’anno, per proseguire fino agli anni settanta. Lasciò le scene con Tosca ad Amburgo nel febbraio del 1976. Nel 1978 apparve ancora nel film di Dino Risi Primo amore.

Visse gli ultimi anni nella sua villa di Lancenigo presso Treviso, dedicandosi all’insegnamento fino alla morte, avvenuta nel reparto di nefrologia dell’ospedale Umberto I di Mestre per un infarto, dopo un lungo periodo di dialisi renale. La municipalità di Treviso gli ha dedicato il Teatro comunale e una statua nella centrale Piazza della Borsa. Le sue spoglie riposano nel cimitero centrale di Pesaro, avvolte nelle vesti di Otello da lui stesso disegnate; il monumento sepolcrale è opera dello scultore Giò Pomodoro.

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