lunedì, Dicembre 6, 2021
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“Draghi, la biografia non autorizzata”

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“Draghi, la biografia non autorizzata”


I primi passi e le prime relazioni nel mondo politico degli anni 80. Le privatizzazioni più controverse nel decennio in cui dirige il Tesoro.
Le accuse di conflitto d’interessi per il ruolo in Goldman Sachs. Luci e ombre alla guida di Banca d’Italia e Bce.

Otto giornalisti firmano una lunga inchiesta collettiva sul mensile diretto da Peter Gomez

Il 17 gennaio 1991, quando Mario Draghi a 44 anni diventa direttore generale del Ministero del Tesoro, il Corriere della Sera scrive che è stato scelto, oltre che per un “curriculum impeccabile”, anche perché è “un uomo di sicura fede Dc”. 

Inizia così la lunga biografia non autorizzata di Mario Draghi che sarà pubblicata su FQ MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez, in edicola da domani. Esattamente trent’anni dopo, Draghi sarà chiamato alla guida di un governo “tecnico” sostenuto da tutti o quasi. Ma allora chi è davvero Mario Draghi? Un tecnico d’eccellenza? Certamente sì. Uno che ha saputo muoversi con destrezza e lungimiranza nei palazzi della politica? Anche. E poi: il capo del governo dei “migliori” ha davvero sempre brillato in ogni tappa della sua fulgida carriera, al Tesoro, in Goldman Sachs, alla guida della Banca d’Italia e della Banca centrale europea? A queste e altre domande risponde l’inchiesta collettiva firmata da otto giornalisti. Ecco, in sintesi, i principali punti toccati.

1) Le origini familiari, l’incontro di Draghi, appena 16enne, con l’allora governatore di Bankitalia Guido Carli. Gli studi dai gesuiti e la laurea alla Sapienza, l’incontro con grandi economisti come Federico Caffè e Franco Modigliani, la specializzazione al Mit e il ritorno in Italia grazie a una (virtuosa) legge (quasi) ad personam.

2) La rete politica che lo porta ai primi incarichi pubblici nei primi anni Ottanta, come consigliere del ministro delle Finanze Dc Giovanni Goria. Un ruolo centrale fu svolto da Bruno Tabacci, oggi sottosegretario proprio nel governo Draghi: “Goria chiamò come consigliere Innocenzo Cipolletta, a me chiese di trovarne  un altro”, ricorda oggi Tabacci a FQ MillenniuM. “Dopo alcuni tentativi, Romano Prodi mi parlò di un giovane brillante, che rientrava in Italia alla fine di un ciclo di perfezionamento al Mit con il professor Franco Modigliani, che due anni dopo avrebbe preso il Nobel per l’Economia. Era Mario Draghi. L’ho incontrato due o tre volte, poi ho proposto la sua nomina”.

3) Gli anni da Direttore generale del Tesoro (1991-2001) e il suo ruolo nelle partite più controverse: la difesa a oltranza della lira sotto attacco speculativo nel 1992, le discusse privatizzazioni di Telecom e Autostrade, il collocamento delle azioni Enel a 3,8 milioni di risparmiatori, che persero il 50% dell’investimento in tre anni. Draghi presiedeva fra l’altro il Comitato tecnico per le privatizzazioni, oggetto negli anni successivi di una severe censura da parte della Corte dei Conti. FQ Millennium approfondisce fra l’altro lo scontro tra Draghi e il presidente del consiglio Massimo D’Alema sulla vendita di Telecom ai “capitani coraggiosi” e, al netto delle tante dietrologie, i retroscena della sua presenza sul panfilo Britannia il 2 giugno 1992.

4) L’incarico di vicepresidente per l’Europa, con deleghe operative, di Goldman Sachs, dal 2002 al 2005. L’uso delle “porte girevoli” tra settore pubblico e privato gli verrà contestato al Parlamento europeo in vista della sua nomina alla presidenza della Bce, insieme a un derivato venduto da Goldman Sachs alla Grecia in quegli anni. Draghi si difenderà dicendo di essersi occupato soltanto del settore privato, ma il comunicato di Goldman Sachs che nel 2002 annuncia la sua assunzione afferma il contrario: “Aiuterà a sviluppare affari con le grandi aziende europee, con i governi e con le agenzie governative internazionali”.

5) Gli anni in Banca d’Italia, dal 2006 al 2010, con le discusse fusioni bancarie in una fase in cui a via Nazionale resta quasi esclusivamente la competenza sulla vigilanza degli istituti di credito. In particolare FQ MillenniuM ricostruisce il ruolo di Draghi nel caso Mps  – anche attraverso le carte giudiziarie – ancora oggi al centro di scontri e polemiche. Da diverse testimonianze emerge che il governatore non oppose particolari obiezioni al fallimentare acquisto di Antonveneta da parte di Mps, né sul complesso derivato “Fresh” sottoscritto dall’istituto senese per “abbellire” il proprio bilancio.

6) Gli anni alla Banca centrale europea, con gli attacchi della stampa tedesca oltre i limiti del politicamente corretto. “Per favore non questo italiano! Mamma mia, per gli italiani l’inflazione è un modo di vita, come la salsa di pomodoro sulla pasta!”, titola la Bild quando si fa il suo nome per la presidenza della Bce. Poi ci sarà la pace con la testata tedesca, mediata da Carlo De Benedetti. Le luci, come il “whatever it takes” che lo consacra “salvatore dell’Euro”. Le ombre, come il suo ruolo nella gestione della crisi greca e del suo drammatico impatto sociale. E poi la lettera della Bce all’Italia che nel 2011 accelererà la caduta dell’ultimo governo di Silvio Berlusconi. 

SCHEDA FQ MILLENNIUM

Inchieste lunghe, approfondite e sorprendenti. Una squadra di giornalisti investigativi in grado di coniugare la ricerca dello scoop con uno stile narrativo che fa riscoprire il piacere della lettura. Rubriche di grandi firme, reportage fotografici, infografiche. Uno scrittore al mese che regala ai lettori una sua particolare visione del mondo. È la filosofia di FQ MillenniuM, il mensile della Società Editoriale Il Fatto (SEIF) diretto da Peter Gomez.
Il progetto grafico innovativo è dell’art director Pierpaolo Balani, ed è pensato per accompagnare la narrazione e guidare la lettura.

FQ MillenniuM è un monografico “aperto”, con un tema portante approfondito in tutte le sue sfaccettature, prima con inchieste, focus e interviste, poi con una parte più fantasiosa e pop. Per indagare, di volta in volta, un  mondo e il suo contorno.

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