mercoledì, Dicembre 8, 2021
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Banda Uno Bianca, digitalizzazione e desecretazione atti per nuove verità

BOLOGNA – Le vittime sopravvissute e i famigliari dei caduti per mano dei sicari della “Banda della Uno Bianca”, riuniti nell’Associazione delle “Vittime della Banda della Uno Bianca”, con sede a Bologna, chiedono a gran forza la desecretazione degli atti delle indagini sulla Banda, attiva fra l’Emilia – Romagna e le Marche Nord per 7 anni fra il 1987 e il 1994.
A distanza di decenni, la desecretazione e la digitalizzazione degli atti, potrebbero far venire alla luce ulteriori verità e collegamenti che durante la fase delle indagini non sono venute fuori, come già avvenuto con altri importanti vicende giudiziarie italiane come la Strage alla Stazione di Bologna.
L’associazione, presieduta ora da Rosanna Zecchi, ha già espresso tramite una intervista su Agenzia Stampa Italia al carabiniere in congedo Vito Tocci, ferito, insieme a due colleghi, da sette pallottole il 30 aprile 1991 in località Marebello di Rimini, un appello accorato affinché venga fatta chiarezza su troppi lati oscuri della vicenda, in particolare sui numerosi tentativi di depistaggio delle indagini e su come gli esponenti più di spicco della Banda della Uno Bianca, addirittura appartenenti al corpo della Polizia di Stato, siano rimasti impuniti per ben 7 anni, senza che mai un sospetto degli inquirenti sia caduto su di loro, trovando sempre una via di fuga per gli atti delittuosi di sangue.
Ai membri dell’associazione delle vittime della Banda della Uno Bianca, non convince in pieno la versione che gli esponenti della banda siano dei sicari isolati che si muovevano solo in azioni criminose per effettuare rapine e omicidi, ma che ci sia dietro un filo ancora nascosto che abbia mosso il tutto.

Cristiano Vignali

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