domenica, Gennaio 23, 2022
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Anticipazioni per “Tutta la verita’ – Erba, storia di un massacro” dell’11 dicembre su Nove alle 21.25

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Anticipazioni per “Tutta la verita’ – Erba, storia di un massacro” dell’11 dicembre su Nove alle 21.25

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Stasera sabato 11 dicembre in onda alle 21.25 su Nove lo speciale “Tutta la verita’ – Erba, storia di un massacro”.

La prima stagione della serie “Tutta la verità” è andata in onda su NOVE ad aprile 2018 e la prima puntata iin assoluto è stata dedicata alla Strage di Erba.

Continuando a seguire il caso, ad agosto del 2018, gli autori del programma segnalano un articolo di Libero – come precisato dal giornale stesso – al titolare del Ministero della giustizia Alfonso Bonafede, in cui si denunciava la distruzione di alcuni reperti della scena del crimine di Erba da parte della Procura di Como, sui quali doveva ancora pronunciarsi la Corte suprema di cassazione.

Alla segnalazione è seguita un’ispezione del Ministero presso la Procura per l’acquisizione degli atti sulla vicenda. Alcune parti di Tutta la verità sono state riprese e inserite in uno speciale de Le Iene dedicato al caso. Nei giorni successivi all’ispezione del Ministero, Storie maledette di Franca Leosini in una puntata dedicata alla strage di Erba fa più volte riferimento a Tutta la verità.

La strage di Erba è stato un caso di omicidio plurimo commesso a Erba, in provincia di Como, l’11 dicembre 2006.

La strage fu compiuta dai coniugi Olindo Romano (Albaredo per San Marco, 10 febbraio 1962)[1] e Angela Rosa Bazzi[1][2], che uccisero a colpi di coltello e spranga Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, colpito con un fendente alla gola e creduto morto dagli assalitori, riuscì a salvarsi grazie ad una malformazione congenita alla carotide che gli impedì di morire dissanguato. La strage avvenne nell’abitazione di Raffaella Castagna, in una corte ristrutturata nel centro della cittadina. L’appartamento fu dato alle fiamme subito dopo l’esecuzione del delitto.

Il 3 maggio 2011, la Corte Suprema di Cassazione ha rigettato i ricorsi proposti, con l’indiretta conseguenza che è diventata definitiva la sentenza di Appello che aveva riconosciuto come autori della strage i coniugi Romano, già condannati all’ergastolo[3].

La sera dell’11 dicembre 2006, verso le 20:20, in una vecchia corte ristrutturata al numero 25 di via Diaz a Erba, divampa un incendio all’interno di uno degli appartamenti di una delle palazzine che la compongono (condominio del Ghiaccio). Attirati dal fumo, due vicini di casa, dei quali uno è pompiere volontario, entrano per primi nella palazzina salendo le scale verso il primo piano dove è localizzato l’appartamento in fiamme. A ridosso del pianerottolo trovano un uomo ferito (Mario Frigerio), sdraiato con la testa dentro l’appartamento ed il corpo fuori, il quale viene trascinato per le caviglie nel punto più lontano dal fuoco. La porta dell’abitazione è socchiusa, per cui i soccorritori entrano scoprendo subito il corpo senza vita e in fiamme di una donna (Raffaella Castagna).

I primi soccorritori trasportano il corpo della donna, sempre prendendolo per le caviglie, sul pianerottolo, spegnendo le fiamme che lo avvolgono, e cercano quindi di “rinfrancare” il ferito. Dal piano superiore possono udire la richiesta di aiuto di una voce femminile. Mario Frigerio indica a gesti per due volte al soccorritore (avendo gravi ferite al collo che gli impediscono di parlare) che un’altra persona si trova di sopra. Ma il fumo si fa sempre più denso e questi primi soccorritori devono abbandonare gli ambienti, pur sapendo che Raffaella Castagna ha un bambino e che nell’appartamento di sopra vi è una donna che invoca aiuto. Dopo l’arrivo dei Vigili del Fuoco di Erba che riescono a domare l’incendio, vengono scoperti quattro corpi senza vita e un sopravvissuto, appunto Mario Frigerio, gravemente ferito, che viene trasportato d’urgenza all’Ospedale Sant’Anna di Como dove viene sottoposto a diversi interventi. Si risveglia dall’anestesia due giorni dopo.

Raffaella Castagna, di trent’anni, impiegata part-time in una comunità di assistenza a persone disabili, venne aggredita e colpita ripetutamente con una spranga e morì a causa delle lesioni alla testa, venne anche accoltellata 12 volte e poi sgozzata; all’interno dell’appartamento, nel corridoio prospiciente la camera del nipote, venne uccisa anche Paola Galli (60 anni), casalinga, madre di Raffaella, colpita da coltellate e sprangate e morta anch’essa per lesioni alla testa; il bambino invece morì dissanguato sul divano, dopo aver ricevuto un unico colpo alla gola che recise l’arteria carotide.

Nell’appartamento al piano superiore, nel sottotetto, venne invece scoperto il corpo esanime della vicina di casa Valeria Cherubini, cinquantacinquenne moglie di Mario Frigerio, una commessa accorsa al piano inferiore per prestare aiuto in quanto attirata dal fumo che usciva dall’appartamento. Valeria, come il marito sopravvissuto, venne aggredita (sulle scale secondo la tesi accusatoria, ma finita in casa, secondo la tesi difensiva) con un’arma da punta e taglio, gravemente ferita dopo una colluttazione con il suo/suoi aggressore/i (subendo 34 coltellate e 8 sprangate). All’arrivo dei primi soccorritori la donna era ancora viva e dal piano superiore dove era riuscita faticosamente a trascinarsi lanciò alcune grida di aiuto verso i due vicini che non poterono raggiungerla a causa del fumo. La signora Cherubini morì soffocata dal monossido di carbonio (concentratosi nella parte bassa dell’appartamento del sottotetto).

Nell’appartamento localizzato nel sottotetto e abitato dai coniugi Frigerio, viene scoperto anche il cane di famiglia, ucciso dal monossido di carbonio, secondo quanto stabilito dall’esame effettuato dallo stesso medico legale che effettuò le autopsie sui corpi delle vittime. Il marito della Cherubini, Mario Frigerio, di 65 anni, venne percosso e accoltellato alla gola, ma riuscì a sopravvivere grazie a una malformazione congenita della carotide che gli impedì di dissanguarsi completamente. I rilievi evidenziarono che gli aggressori erano stati due, uno dei quali mancino, armati di due coltelli a lama corta e lunga, nonché di una spranga.